I can’t breathe! Manifestazione antirazzista

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Cultura


Sabato 13 Giugno 2020, con un’azione collettiva nella centrale Piazza Maria Immacolata (già Piazza Giordano Bruno), Taranto aderisce alla serie di manifestazioni #BlackLivesMatter, per supportare l’omonimo movimento internazionale, la comunità nera, i nostri fratelli e le nostre sorelle statunitensi che stanno protestando e lottando per rivendicare i propri diritti; per lanciare un contrattacco al sistema il cui unico valore fondante è il profitto; per conquistare un futuro diverso in cui tutti/e/u possiamo condurre una vita dignitosa, abbattendo le disuguaglianze sociali e il razzismo.

Ben distanziati/e/u, con mascherina d’ordinanza, gel disinfettante in tasca, ci riuniremo a partire dalle ore 18.30, facendo nostre le ultime parole di George Floyd, “I can’t breathe” (Non riesco a respirare), soffocato il 25 maggio scorso dal ginocchio di un poliziotto sul collo. Un tribunale stabilirà se questo è stato l’ennesimo sintomo della lunga pandemia che dura dall’1865 (anno della “fine” dello schiavismo in America), da cui non si riesce a guarire: il razzismo. Termine etimologicamente errato, poiché la razza umana è una sola. Termine che purtroppo dobbiamo usare ancora. Mostro contro cui dobbiamo ancora combattere.

In apertura della manifestazione verrà data lettura del manifesto. Seguiranno 8 minuti e 46 secondi di silenzio, durante i quali ci stenderemo per terra. Un microfono aperto sarà a disposizione di chi vorrà dare voce alla propria storia di discriminazione e violenza.
L’azione collettiva nel capoluogo ionico nasce dall’iniziativa di una rete di associazioni, movimenti, liberi/e/u cittadini/e/u e migranti, uniti/e/u nella convinzione che, partendo dal basso è possibile sensibilizzare, informare e formare, per operare un cambiamento positivo nella società.

Associazioni che hanno aderito:
Arcigay Strambopoli QueerTown Taranto
Centro di Ascolto e Osservatorio LGBTIQA+ di Taranto e Provincia
Centro Interculturale Nelson Mandela
Circolo ARCI Calypso – Sava (TA)
Collettivo Ancora Vivi
Collettivo 080 – Martina Franca (TA)
Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti
Coordinamento Taranto Pride 2020
Democrazia Atea Puglia
FGC – Fronte della Gioventù Comunista Taranto
Hermes Academy
Non Una di Meno Taranto
Potere al Popolo Taranto e Provincia
Salam
Sportello MigranTA
Tuttamialacittà
Zarabusta
Per comunicare la propria adesione e segnalare un intervento, contattare il +39 388 874 6670.

Regole anti Covid19
La salute è un bene collettivo: ci aspettiamo che tutti/e/u partecipino con mascherine e rispettino le distanze di sicurezza.
Studiamo il percorso per raggiungere il luogo del raduno, meglio se a piedi o in bici (ci sono rastrelliere in Via Di Palma e Via Pupino) per evitare assembramenti nei mezzi pubblici.
Quando siamo sul posto, non accettiamo nessun oggetto (volantini, riviste, gadget, etc) e non scambiamoci cartelli e bandiere (massimo 2 per associazione o gruppo informale), bottigliette o borracce per bere.
Atteniamoci alle norme in vigore.

Il manifesto.
Siamo una rete di persone e associazioni, uniti/e/u nei valori dell’antirazzismo, dell’antifascismo, dell’antisessismo, del transfemminismo. Crediamo che, partendo dal basso, sia possibile sensibilizzare, informare e formare, per operare un cambiamento positivo nella società. Condanniamo ogni forma di violenza e discriminazione, police brutality. Ci viene detto “siamo tutti uguali”, eppure viviamo in una società dettata dal razzismo sistemico.
Ci viene detto che tutti/e/u abbiamo gli stessi diritti, eppure la giustizia ci tratta diversamente. “Non riesco a respirare!” George Floyd gridava queste parole mentre il ginocchio di un poliziotto schiacciava il suo collo sul pavimento. “Non riesco a respirare” è un’esclamazione che porta con sé molteplici significati. “Non riusciamo a respirare”, perché siamo sfruttati/e/u quotidianamente. Se lavoriamo, lavoriamo per il profitto di altri, senza sicurezze, senza diritti e con una paga da fame. E, soprattutto, lavoriamo per un futuro che non possiamo neanche più immaginare.
“Non riusciamo a respirare” in una società discriminante, basata sulla disuguaglianza, sull’indifferenza e sulla violenza; in una società che vede colore della pelle, identità ed espressione di genere, orientamento sessuale come insane deformazioni e non come naturali varianti.
“Non riusciamo a respirare”, perché il profitto avvelena il nostro pianeta. La rincorsa alla produzione da parte di pochi ha distrutto lo spazio vitale di molti/e/u. Dai fumi neri alle colate di cemento: ogni cosa soffoca il nostro sguardo, marchia la nostra pelle, consuma la nostra carne. “Non riesco a respirare” è un grido che si alza da ogni parte del mondo. Non serve arrivare negli Stati Uniti per scontrarsi con il razzismo istituzionale se vivi in un Paese che non regolarizza vite umane nemmeno dinanzi ad una pandemia globale. Un Paese che incarcera per 6 mesi i nostri fratelli e le nostre sorelle in un CPR, con il rischio di morirci dentro, solo perché in possesso di un documento scaduto. Un Paese che vara una sanatoria truffa, basata sullo sfruttamento, scegliendo a proprio piacimento quali vite regolarizzare e quali lasciare invisibili o da regalare alle braccia del caporalato e delle mafie. Un Paese che finanzia la Libia per far morire nell’indifferenza più totale i nostri fratelli e le nostre sorelle nel Mar Mediterraneo.
Chi ci divide tra italiani e immigrati, chi crea cittadini di serie A e di serie B, chi crea leggi razziste o non le abroga, lo fa con uno scopo preciso: dividerci per opprimerci meglio, per sfruttarci ed eludere le nostre necessità e i nostri bisogni a favore di un’oligarchia ricca a capo di banche e imprese.
Non serve arrivare a Minneapolis, se vivi in una città in cui i diritti collettivi alla salute, allo studio, al lavoro, all’uguaglianza sociale vengono messi sistematicamente da parte, in favore di piani votati al profitto di pochi privati e allo sfruttamento dell’ambiente. Una città in cui il ginocchio del poliziotto si trasforma ripetutamente in fumo nero, in polvere rossa e in morti bianche.
Il respiro di George Floyd è lo stesso respiro di Carlo Giuliani, di Stefano Cucchi, di Federico Aldrovandi, di tutti/e/u coloro che sono statx colpitx dagli abusi della polizia oppure sono quotidianamente vittime di episodi di discriminazione.
George Floyd è morto! Sì, George è morto. E con lui sono morte tutte le nostre parole di conforto, di tristezza e di rassegnazione. George Floyd ha smesso di respirare, ha visto il piede violento della repressione comprimere le sue forze vitali. George Floyd ha smesso di parlare, di chiedere aiuto. Nella terribile rappresentazione del gesto autoritario di quel poliziotto, pronto a far valere il suo potere coercitivo e repressivo, si cristallizzano tutte le contraddizioni che caratterizzano il mondo che conosciamo. Un mondo fondato su disuguaglianza, sfruttamento, violenza di un sistema corrotto e classista.
George Floyd non è morto! La rabbia si fa avanti. Una rabbia lucida e positiva, che ci impegni nel profondo a trasformare la realtà, in ogni agire quotidiano, sociale e politico.
Oggi vogliamo gridare che ci riprenderemo, in ogni strada, in ogni piazza, in ogni quartiere, ciascun singolo respiro di uguaglianza e di libertà! È ora di organizzarsi e lanciare un contrattacco al sistema il cui unico valore fondante è il profitto, per conquistare un futuro diverso, in cui tutti/e/u possano condurre una vita dignitosa, abbattendo le disuguaglianze sociali e il razzismo di questa società!


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