Spaccio cocaina e hashish. Indagini della DDA, blitz della Squadra Mobile. 16 arresti. Anche a Martina Franca

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Cronaca


Questa mattina la Squadra Mobile della Questura di Taranto ha portato all’arresto, in carcere e ai domiciliari, di sedici persone, accusate di partecipare a vario titolo ad una rete di spaccio che riforniva anche Martina Franca.

L’attività di indagine, condotta dai poliziotti della Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile, prende le mosse verso la fine del 2017 quando, in occasione di una ordinaria attività di controllo nelle vie del capoluogo, viene fermato un gruppetto di minorenni, alcuni dei quali vengono trovati in possesso di dosi di hashish.

A seguito di indagini dirette dalla Procura della Repubblica DDA presso il Tribunale di Lecce, la Squadra Mobile ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di 16 misure cautelari personali (di cui 11 in carcere e 4 agli arresti domiciliari) emessa dal Gip presso il Tribunale di Lecce, nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti a vario titolo indiziati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e all’esercizio abusivo dell’attività di gioco e scommesse.

Gli inquirenti, seguendo le tracce del gruppo, risalgono prima agli spacciatori e riescono a rintracciare la rete di approvvigionamento e spaccio, che aveva come base alcuni edifici in via Plinio, a Taranto, considerati bunker impenetrabili.

L’intreccio dei rapporti illeciti tessuti dal gruppo, conduce presto gli investigatori fuori dai confini del capoluogo, a Martina Franca, ove viene accertato il collegamento con un’ulteriore associazione criminale dedita sempre al traffico di sostanze stupefacenti. A capo della propaggine martinese, un noto imprenditore nel settore della ristorazione, Patrizio Digiuseppe. L’uomo è stato coinvolto anche nell’operazione Babà dei Carabinieri. Per lui una misura cautelare in carcere.

Articolata, anche in questo caso, l’organizzazione del gruppo che conta su fornitori affidabili e su soggetti incaricati dello spaccio al dettaglio che, sovente, operano presso un circolo ricreativo cittadino. Il modus operandi per lo smercio della droga seguito dal gruppo è improntato alla massima cautela, prevedendo una serie di contatti e di passaggi intermedi finalizzati a disorientare e a vanificare eventuali attività di osservazione e di appostamento. Frequente, in particolare, il ricorso all’escamotage di occultare lo stupefacente in luogo che viene comunicato telefonicamente all’assuntore dopo che questi ha effettuato il pagamento della dose.

Impressionante la capacità organizzativa del gruppo, in grado non solo di soddisfare le richieste degli assuntori che si presentano a qualsiasi ora del giorno e della notte, ma anche di inondare di sostanza stupefacente le piazze del capoluogo. Numerosi, infatti, sono i pusher, operanti come singole cellule sparse su tutto il territorio cittadino, che si approvvigionano dal gruppo, come emerge da un “libro mastro” sequestrato a casa di uno degli arrestati nel corso delle numerose attività di riscontro effettuate nel corso delle indagini. All’interno del registro, appunti manoscritti giornalieri con l’indicazione di pusher, conteggi di denaro e quantità di sostanza.

Ingenti gli introiti dell’organizzazione, come testimoniato dai sequestri di ingenti somme di denaro effettuati nel corso di attività di polizia giudiziaria. Più di 40.000 euro in contanti, infatti, sono stati trovati nella disponibilità del gruppo e sequestrati in quanto ritenuti provento del traffico illecito di sostanze stupefacenti.

Ma superiori alla capacità organizzativa sono la spregiudicatezza con cui il sodalizio opera sul territorio per affermare la propria forza e il proprio predominio, comprovata dal sequestro di numerose armi clandestine e munizioni, e la violenza cui fa ricorso per esigere il pagamento dei debiti di droga.

Ma l’attività tecnica, avviata anche in questo caso per seguire i movimenti del gruppo, consente di accertare l’esistenza di un ulteriore sodalizio, contiguo al primo, dedito all’esercizio abusivo dell’attività di giuoco e scommesse.

Sempre nei locali ove avviene l’attività di spaccio, infatti, vengono ospitati i terminali collegati a piattaforme illegali per il gioco online. L’attività illecita è organizzata secondo una struttura piramidale, ordinata per livelli gerarchici, operativa su piattaforme informatiche che consentono il gioco su siti non autorizzati dall’Amministrazione per i Monopoli, in violazione, dunque, della normativa di settore.



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