Grazie per lo spettacolo

/ Autore:

Politica


Qualcuno vuole fare una foto?“. Si conclude così il breve comizio di Matteo Salvini a Martina Franca, il secondo della storia recente, dopo quello organizzato da Gianfrate in piazza XX Settembre in occasione delle elezioni amministrative. Il leader della Lega, che alle ultime elezioni è risultato il primo partito in città, è arrivato a Martina Franca, con un’ora e mezza di ritardo, per inaugurare la nuova sede del comitato elettorale, in via Taranto.

Città blindata, diverse pattuglie dei vigili a presidiare gli incroci da via Mottola a via Taranto, rimaste fino a tarda ora. Polizia in assetto antisommossa, carabinieri e finanzieri. A difesa della sede schierati anche nove bodyguard. Sembra un concerto rock.

Ma concerto non è, appunto, ma l’inaugurazione di una sede del partito che si candida a governare il Paese, i cui maggiori rappresentanti sono i primi a non rispettare le regole di prevenzione stabilite dall’ultimo DPCM che recita:

Gli utenti dovranno indossare la mascherina negli ambienti al chiuso e all’esterno tutte le volte che non è possibile rispettare la distanza interpersonale di 1 metro. Il personale di servizio deve utilizzare
la mascherina e deve procedere ad una frequente igienizzazione delle mani

Regole che valgono per bar e ristoranti, che valgono per tutto, e dovrebbero valere soprattutto per chi accoglie persone che sono frequentemente in contatto con altre in giro per l’Italia. All’inaugurazione sono seguiti selfie e abbracci. (Speriamo bene…)

Uno spettacolo

Uno spettacolo, comunque, dove in scena, secondo un gioco delle parti abbastanza collaudato, sono andati da una parte duecento giovani martinesi, con cartelloni e striscioni contro Salvini e dall’altra i leghisti. Il terzo schieramento, che però si scalda solo con l’arrivo di Salvini, è quello dei curiosi, assiepati sotto i portici di fronte alla sede della Lega.

E quando saremo veramente un Paese democratico per parlare in una piazza di sanità, di Ilva, di scuola, di tasse e di lavoro non ci dovranno essere cinque camionette della polizia e dei carabinieri per tenere a bada dieci figli di papà che non hanno niente da fare” spiega Salvini alla piccola folla sotto al palco. In realtà niente e nessuno gli ha impedito di continuare a parlare delle posizioni politiche della Lega su questi temi, ma dal palco, sia lui che prima di lui gli altri rappresentanti leghisti non hanno espresso programmi articolati, ma solo annunci e slogan tipo “Martina libera”, “Puglia libera”, “Zecche rosse”, “Centri sociali”.

Dall’altra parte dello schieramento, a un centinaio di metri di distanza, i giovani gridavano: “Offrici un cornetto” e “Chi non salta un leghista è”.

Un pomeriggio movimentato, spettacolare, nel senso letterale, dove la politica ha fatto solo da sfondo all’occasione per scaricare un po’ di tensione. I leghisti sono tra noi, sono seduti in Consiglio comunale, sono candidati alle regionali. Il problema, se c’è, non è Salvini, perché di fatto è solo un personaggio pubblico capace di movimentare e aggregare, ma che non porta, come abbiamo visto, alcun messaggio politico complesso, se non alcuni tipo: “Scemo scemo lo dice mia figlia di sette anni”.

Cosa rimane di tutto quello che è accaduto venerdì pomeriggio?

La città è viva. I giovani rispondono, si agitano, scendono in piazza. Da una parte e dall’altra (una decina, davvero, da parte dei leghisti, a parte un agitatore che veniva da fuori città, con polo nera e aquila sul petto che ha provato più volte a provocare). Questo è bene, ed è un risultato importante, perché non si vedevano mobilitazioni così da anni. Infatti intere generazioni sono rimaste in pantofole. Quando si scende in piazza per motivi politici vuol dire che il cuore batte forte e l’encefalogramma non è piatto e che c’è speranza che la classe dirigente che avremo tra dieci anni ha il sangue caldo e ideali ben radicati.

Rimane una risposta provvisoria alla domanda: si doveva manifestare contro le parole di odio di Matteo Salvini? Sì e no.

Sì, per dare un segnale di vita, e si deve continuare a farlo nei confronti di ogni affondo di odio, magari anche contro quel Partito Democratico che “non fa più comizi”, come ha detto il leader leghista, ma nel silenzio continua a finanziare la famigerata guardia costiera libica.

No, perché manifestando si nutre letteralmente la Bestia, il sistema di comunicazione leghista, che punta proprio sulle proteste per raccontare qualcosa (se non ci fossero proteste, potremmo parlare di Ilva…), e proprio le manifestazioni, nella logica dell’estrema polarizzazione della propaganda leghista, sono quasi sempre l’unico contenuto, a parte selfie coi simpatizzanti e foto di mangiate. Senza contromanifestazioni ci sarebbero stati meno curiosi, indifferenza pura e la macchina dell’odio non avrebbe avuto di cosa nutrirsi.

Infine, una domanda economica…

Tra spiegamenti di forse di polizia e carabinieri e finanzieri, la Polizia Locale, le strade chiuse, il traffico deviato, il servizio di prevenzione, quanto costa alla collettività la presenza di un leader politico che si muove per la propria campagna elettorale? La presenza di Salvini a Martina Franca è stata molto costosa e il conto ricadrà sulle tasche di tutti noi, che c’eravamo o meno…


commenti

E tu cosa ne pensi?