Locorotondo a meno di due mesi dalle elezioni comunali

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Politica


La parola “sindaco” dovrebbe derivare da syn-dikos, che in greco suonerebbe come “con giustizia”, cioè il sindaco è colui che rappresenta con giustizia una comunità. Per chi conosce almeno un po’ i sapienti greci Dike, infatti, era la dea della giustizia (che a torto o ragione inorridita lasciò questo mondo quando capì di che pasta erano fatti gli uomini, ma questa è un’altra storia).

Di conseguenza il sindaco di una qualsiasi città o paese dovrebbe essere, quantomeno, colui che è mosso da questo senso di giustizia e l’amministra a favore della comunità. In altre parole, dovrebbe essere il “migliore” tra i cittadini.

“Sono tempi difficili”, “Viviamo in un’epoca tremenda, senza ideali, non bisogna scendere a compromessi”, “Locorotondo merita di più”, “Siamo un paese covid-free”,  “Ora che non c’è più Scatigna ora sì che siamo liberi”,  “Scatigna ci ha lasciato un’eredità che dobbiamo far fruttare al meglio”,  queste, e molte altre,  sono frasi che i “migliori” o almeno quelli che vorrebbero essere i “migliori” ripetono per le strade del paese delle cummerse.

Intanto a meno di un mese dalle elezioni (“che campagna vuoi che si faccia ad agosto?” Altra frase che mi viene ripetuta spesso) non conosciamo ancora né i papabili sindaci né chi sosterrà tali candidature.

Scatigna, non ha lasciato eredi,almeno sulla carta, sembra a prima vista incarnare il mantra pompadouriano: après nous, le déluge (dopo di noi, il diluvio), a chi scrive, forzando molto la mano, è sembrato dopo le sue dimissioni, di assistere alla fine di Alessandro Magno che sul letto di morte non riuscì (non volle, altroché!) indicare il suo successore così il suo impero si disgregò in tante parti.

Fortunatamente Alexandros (spero mi perdonerà) non era Scatigna e Locorotondo non è un regno, è un piccolo paese che sogna di diventare grande, nonostante, al momento non si capisce chi dovrà traghettarlo verso questi sogni di gloria.

Un centro destra  diviso a trazione rancore che ammicca a giorni alterni all’opportunismo di chi crede di essere un partito  fondato  sull’idiozia di uno che… per carità di dio…

Un centro sinistra con il nuovo che avanza ma che un giorno sì e l’altro no fa passi indietro, da gigante.

Poi ci sono gli incontri segreti che tanto segreti non sono visto che a me hanno insegnato che se tre persone sono a conoscenza di un segreto questo non lo è più.

Chi salverà Locorotondo?

Seneca ci ha insegnato che essere “essere umani” significa in sostanza rimanere in piedi nell’arena fino all’ultimo, trasferendo la metafora del gladiatore all’esistenza umana:  il gladiatore migliore è quello che resta in piedi fino all’ultimo quando tutti gli altri sono a terra.

Chissà  dopo tutti questi incontri segreti e caffè bevuti  chi resterà in piedi.


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