Doppia preferenza in Puglia: manca il numero legale in Consiglio. Una sconfitta di tutti

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Nel cuore della notte si è conclusa la X Legislatura pugliese con un Consiglio che avrebbe dovuto adeguare la Puglia in extremis alla legge 20/2016 sulla promozione delle pari opportunità tra donne e uomini nell’accesso alle cariche elettive.

Michele Emiliano conclude la sua prima esperienza da Presidente di Regione con un abbandono dell’aula, seguito da quasi tutti i consiglieri della maggioranza che ha costretto il presidente dell’Assemblea, Mario Loizzo, a dichiarare la chiusura dei lavori per mancanza del numero legale.

La scelta di non proseguire, annunciata dal capogruppo del Pd, Paolo Campo, è avvenuta dopo che l’Aula ha approvato, con il voto segreto, un emendamento dell’opposizione che avrebbe stoppato la candidatura del professore Pierluigi Lopalco.

Una sorta di guerra tra le varie formazioni politiche iniziata con l’ostruzionismo da parte del partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, con la presentazione di oltre 1500 emendamenti alla proposta di legge per la doppia preferenza. Un’operazione di ostruzionismo politico, o di ricatto con sfumature da campagna elettorale, che di fatto ha bloccato i lavori del Consiglio.

Da lì è iniziata una squallida gara, tutta maschilista, al “chi ce l’ha più lungo” finita ovviamente con un nulla di fatto. Mentre inizia lo scarica barile tra le varie forze politiche di maggioranza e opposizione, con gli uni che accusano gli altri di irresponsabilità e inadeguatezza, la Puglia rimane l’ultima Regione in Italia a non essersi adeguata. Ora non resta che affidarsi al Governo centrale per poter approvare una legge che avrebbero dovuto e potuto approvare anni fa in Consiglio.

Perde la politica, perché si fa in modo sbagliato, con un occhio fisso alle urne e non alle vere esigenze della popolazione, perde la popolazione perché al di là del “credo politico” oggi si è resa conto che nei luoghi del potere valgono sempre le esigenze di partito decise dai leader di turno. Perdono gli uomini la possibilità di pareggiare i conti con la storia, non per galanteria, ma per necessità. Perdono le donne, che ancora una volta devono affidarsi ad una legge per essere considerate valide alternative all’uomo.


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