Movida. La soluzione è togliere Facebook agli assessori

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Cronaca, Politica


Le effettive segnalazioni alle forze dell’ordine per problemi relativi alla movida sono davvero poche e una quindicina quelle fatte dagli abitanti del centro storico, su circa 1800 residenti. Nessuna violazione particolare alle ordinanze sindacali e comunque in giro, di notte, ci sarebbe a controllare solo una pattuglia della Polizia e una dei Carabinieri. Quattro uomini in totale su un territorio di 290 km quadrati.

Questo emerge dal tavolo tecnico per la sicurezza di Martina Franca che si è riunito il 30 luglio. All’ordine del giorno le violazioni dell’ordinanza sindacale di chiusura alle 2.00 dei locali del centro storico e ovviamente la festa latina sullo Stradone. Al tavolo erano presenti: il vicequestore Pierfranco Amati, il capitano dei Carabinieri Giacomo Tamiazzo, il comandante della Polizia Locale Egidio Zingarelli e la vicecomandante Domenica Piccoli, Nunzia Convertini, vicesindaco di Martina Franca e l’assessore alla Polizia Locale Pasquale Lasorsa. Da quanto emerso dalla discussione, non ci sono particolari problematiche relative alla movida, così come confermato da una nota stampa del Comune.

Secondo quanto messo a verbale, le forze dell’ordine avrebbero chiesto una maggiora collaborazione da parte della Polizia Locale di Martina Franca, che però non può essere in servizio dopo le 22.00, per mancanza di fondi che possano coprire le indennità dei dipendenti comunali. Perché i vigili siano in giro di notte serve pagare loro quanto definito per legge e in questi anni in cui si è fatto un gran parlare di pugno duro e controllo del territorio, né il Consiglio comunale né la giunta hanno aumentato il fondo a disposizione di Zingarelli. Questo, almeno, secondo una prima ricostruzione.

Secondo quanto riferisce il vicequestore Amati, insediatosi di recente al commissariato di Martina Franca, a Polizia e Carabinieri spetta il controllo rispetto alla sicurezza del territorio, mentre a Polizia Locale e Guardia di Finanza quello relativo al rispetto delle ordinanze. Chi emette la sentenza deve pure eseguirla, come direbbe il buon Ned Stark.

Proprio questo è stato il vero argomento di discussione del tavolo per la sicurezza del 30 luglio. Il Comune chiede più controlli, ma deve essere il primo a investire in tal senso. E forse non c’è nemmeno così tanto bisogno, perché è più la discussione che se ne fa su Facebook che quanto accade realmente di notte. Una sola aggressione è stata denunciata finora, quella del sessantenne, sulla quale indaga la Polizia. Il resto sono commenti Facebook, lunghissime discussioni, post infiniti, prese di posizioni, parole roboanti che poi, nei fatti, si traducono in niente. L’assessore alla Polizia Locale non teme il confronto (quasi sempre) sui social, ma non riesce a trovare soldi per pagare gli straordinari ai vigili. Forse se ci fossero i controlli, non ci sarebbe la discussione? Chissà.

Il punto è che c’è una evidente discrepanza tra i dati di segnalazioni e denunce e la mole di discussione sui social. Con questo non si vuole intendere che i problemi non ci sono, basti vedere come è combinato vico Cirillo, ma che le dimensioni percepite sono diverse da quelle reali. L’utilizzo compulsivo di Facebook fa confondere il mondo reale con le sue diversità e la sua complessità con la propria timeline, stimolando quindi la risposta immediata a problemi complicati o inesistenti. Ma soprattutto, Facebook nutre quella voglia di consenso immediato di cui vivono alcuni (eufemismo) politici, anche locali, generando una serie di storture.

La prima è confondere un post su Facebook con una reale azione amministrativa/governativa. Scrivere su Facebook qualcosa non significa risolvere il problema, anzi. La seconda stortura riguarda la discussione e il consenso. Se si discute di un argomento sui social non si può pensare di averlo esaurito, perché non tutti sono sui social e non tutti hanno voglia di scrivere. La maggioranza è silenziosa e introversa, va stimolata, ed è faticoso. Facebook offre un canale di comunicazione facile e veloce, ma di certo non esaustivo. Il rovescio di questa stessa dinamica è che non si può misurare l’apprezzamento di una iniziativa in base ai like. Per quanto siano tanti, sono sempre meno del numero di persone che effettivamente hanno un’opinione in tal senso, e spesso, soprattutto se sei qualcuno che gestisce il potere, si evita di esprimere dissenso.

L’ultima stortura, che però spiega il resto, è che la propria timeline non esaurisce l’universo mondo. Perché altrimenti non si spiega come mai si può organizzare una festa latina in piazza, con tanto di evento Facebook, a due metri da Palazzo Ducale, senza che nessuno sapesse nulla, tanto da scatenare una indignazione tardiva. Anzi, a sentire cosa riferiscono le forze dell’ordine, la maggioranza delle segnalazioni di disturbo alla quiete pubblica arrivano dalle zone di campagna e dalla città nuova, dove si stanno intensificando i furti in abitazione.

Gli assessori dovrebbero fare una prova: spegnere Facebook per un po’ e verificare che le stesse cose che pensavano fossero urgenti e importanti, lo siano ancora dopo una settimana. E nel frattempo, magari, trovare le risorse economiche per permettere alla Polizia locale di lavorare al meglio delle proprie possibilità, ma anche fare pressione sul Governo perché la notte martinese non sia solo vigilata da quattro uomini in divisa.


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