Annullata confisca di beni a imprenditore martinese: dopo 9 anni si chiude la vicenda

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Dopo una trafila legale durata 9 anni la Corte d’appello di Lecce ha annullato la confisca dei beni di Ernesto Spezio, imprenditore 60enne di Martina Franca che nel 2013 aveva appunto subito il provvedimento su immobili per un valore tra i 7 e i 10 milioni di euro.

La difesa di Spezio (costituita dai legali Gianfranco Chiarelli, Vito Epifani, Luigi Esposito e Gaetano Vitale) è riuscita a far annullare il provvedimento nel 2011 dal Tribunale di Taranto e confermato 2 anni dopo. Gli immobili erano finiti nel mirino di un’indagine di Polizia secondo la quale Spezio tra il 2002 e il 2005 avrebbe acquistato immobili (un hotel, una discoteca, un autoparco, un immobile già sede di un liceo e 3 locali commerciali) con denaro di provenienza sospetta, intestandoli poi ai familiari per eludere i controlli: un modus operandi già utilizzato con le quote della società, cedute ai figli sempre per evitare le misure di prevenzione patrimoniale.

In questi giorni arriva però il dietrofront: la Corte d’appello di Lecce ha rigettato le tesi dell’accusa, definendo la ricostruzione dei fatti operata dalla Polizia come “assai suggestiva”, e dividendo inoltre la vita di Spezio in due fasi: la prima caratterizzata dalla commissione di alcuni reati, la seconda dedita all’imprenditoria e distante dalla prima.

“Nell’arco temporale che segna la patrimonializzazione dello Spezio – scrive la corte –  deve rivelarsi che non risultano condotte delittuose che consentano di affermare che lo Spezio avesse commesso reati che abbiano effettivamente generato profitti in capo a costui o che abbiano costituito l’unico reddito del proposto, o quanto meno una componente significativa di tale reddito”. Secondo i giudici non si può confermare la pericolosità sociale dello Spezio e “non appare possibile sostenere che eventuali proventi illeciti abbiano rappresentato una significativa componente del reddito di Spezio”.


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