San Martino. Don Alessandro positivo al Covid: sto bene, ma non scatti la caccia all’untore

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Società


Dopo i contagi a Cristo Re, il coronavirus colpisce anche a San Martino. Il vicario parrocchiale, Don Alessandro Fontò, ha infatti comunicato sulla pagina ufficiale della Basilica di essere risultato positivo al Covid. Di seguito il post:

Carissimi, all’inizio di questa Solennità Liturgica di San Martino, desidero ringraziarvi per l’affetto e la vicinanza che mi state dando. Come già sapete, sono risultato positivo al Covid-19 riportando lievi sintomi. Mi trovo isolato già da sabato, quando ancora non avvertivo sintomi e dopo aver avuto un contatto stretto con una persona positiva. Ho provveduto da subito a isolarmi. I sintomi sono arrivati quando io ero già in isolamento. Visto il diffondersi della preoccupazione, desidero darvi alcune, utili informazioni. Non ho avuto contatti stretti con il Parroco Mons. Montanaro, tantomeno con i fedeli. Nel distribuire la comunione ho sempre usato le precauzioni come previste dai protocolli. La Basilica è costantemente pulita e sanificata. Grazie a Dio sto bene, sono seguito dal medico di fiducia e osservo tutte le indicazioni proprie del caso. In questo momento così difficile per tutti, con il cuore di giovane pastore, vi chiedo una preghiera per coloro che soffrono duramente a causa di questa pandemia. Tacciano le parole cattive della bocca e le chiacchiere dettate dall’ignoranza, e risuonino le parole silenziose del cuore, nella preghiera e nella lode. Sono certo che questo silenzio orante ci aiuterà a spalancare il nostro cuore come quello di San Martino, nostro Patrono, alla carità e ad allontanare la paura che ci toglie la speranza e il desiderio di vita vera. Vi abbraccio e vi benedico. Evviva i Santi Martino e Comasia!

Nella giornata di oggi il Vicario è di nuovo intervenuto sempre sul profilo ufficiale della Basilica con un altro post:

“Secondo me il contagio è avvenuto così…” , “qui non è un luogo di contagio…è avvenuto altrove” … e così via tante ipotesi quando si viene toccati dal virus…quando si diventa contagiosi. In questi giorni di “esperienza covid-19” rifletto molto su questo: sentiamo il bisogno di trovare il responsabile, di allontanare da noi chi e cosa ci ha portati la malattia in casa, tra le nostre mura. Sono sempre gli altri, untori di una cultura che semina malattia e superficialità. Sono sempre gli altri, gli stranieri prima, poi chi circola, poi il Governo, poi le scuole aperte, poi le Chiese, poi i mercati, poi…poi…ma sempre gli altri! Io non credo che chi mi ha contagiato il virus volesse farlo. Credo piuttosto che può capitare, e capita, di ritenere questo problema un qualcosa di lontano, che non ci tocca, che si consuma nei reparti di ospedale che noi, probabilmente, non vedremo. E invece poi, il virus entra nelle pieghe più semplici e nella vita quotidiana, e ne rimani vittima. È così che scatta la caccia all’untore, all’invasore, al disattento e colpevole boicottatore della nostra vita. Anche il lebbroso per San Francesco era così, all’inizio del suo cammino vocazionale. Disgustosa creatura da evitare, morto sociale da seppellire, il lebbroso era colpevole a prescindere. Eppure il Vangelo ha scavato così tanto nel cuore di Francesco da trasformare l’amarezza del disgusto e del disprezzo, in dolce carità, in amore puro, semplice, tutto divino, tutto umano. Dal colpevolizzare e allontanare, Francesco passa all’ abbraccio misericordioso che lo rende immagine vivente di Cristo. Questo mi fa comprendere quanto siamo bravi nella teoria, poco nella pratica del Vangelo. E mi fa comprendere quanto dobbiamo crescere, tutti, nel passare dall’allontanamento all’ abbraccio del cuore, la riconciliazione nell’amore, che scioglie ogni “scandalo” e apre il cuore alle vere relazioni. Se imparassimo da questo momento ad allontanare di meno e ad amare di più “gli untori”, forse, saremmo sulla strada bella che si chiama Santità.

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