220 casi di Covid a Martina. “Nessuno ha il coraggio di ricordare le feste delle scorse settimane”

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Editoriali, Società


A Martina Franca possiamo tranquillamente asserire che la situazione è sfuggita di mano. I numeri dicono poco, in realtà, perché tutti noi sappiamo che non riescono che a fotografare una parte minima e che tanto sfugge. Se in una classe c’è un caso di positività, ad esempio, chi va in isolamento fiduciario sono i compagni, e non le famiglie di questi, le quali si spera si comportino secondo buon senso e non escano comunque di casa. Al lavoro però, come si fa? Se non si sta in quarantena, posti dalla Asl, allora si deve sperare o in una certa sensibilità da parte del datore di lavoro, oppure nella libertà di poter lavorare da casa. E se c’è un’attività commerciale? Se si rispettano le regole si chiude, altrimenti boh…

In quanti negozi il titolare è senza mascherina? Quanti clienti entrano “un minutino” senza protezione? Mai come in questa emergenza rispettare le regole è rispettare gli altri e non solo per evitare che si propaghi il virus (e contenere anche i morti, di cui nessuno parla più), ma anche per limitare i danni economici. Se vogliamo impedire il tracollo, serve uno sforzo da parte di tutti. Ma viviamo in una società in cui serve chiedere uno sforzo perché si rispettino le regole. Il covid, bontà sua, mette in evidenza proprio questo paradosso.

C’è chi invoca controlli maggiori. Forse servirebbero. Due settimane fa a Palazzo Ducale una delegazione di commercianti ambulanti ha incontrato la giunta. Sul piatto la continuazione del mercato settimanale: si fa se si rispettano le regole. Altrimenti, dicono, si fanno le multe. Per chi scrive sembra un paradosso che serva un incontro perché si mandino i controlli sul rispetto delle ordinanze e non si faccia automaticamente, quando per la Polizia Locale basterebbe fare 15 metri, e arrivare in piazza d’Angiò. Mercoledì scorso sono state fatte undici multe. Sia chiaro, quindi, non è che finora le Istituzioni non hanno sbagliato nulla, anzi…

Nel frattempo proprio dalla giunta arriva una riflessione che ci sentiamo di condividere, almeno in parte. È Tonino Scialpi a ricordare a tutti che quanto stiamo affrontando è dovuto a quelli che abbiamo già definito più volte “immuni” (leggete qui la definizione). Scrive l’assessore al Diritto allo Studio:

Nessuno nei commenti social ha il coraggio di ricordare le feste, i convivi delle settimane scorse.Comprese feste post prime comunioni e cresime di qua e di là. Le allegre cene conviviali di fine ottobre. E le nuove tendenze, dopo il DPCM ultimo che chiude ristoranti e bar alle 18.00, di panzerottate e fornelli fumanti nelle ville di campagna.Dalla città alla campagna .Con le stesse comitive del venerdì e del sabato sera.E poi correre a fare in settimana tamponi?L’ ipocrisia fottuta di dribblare le regole.La doppia morale di far valere le regole per gli altri e non per sé. La trasgressione sulla salute propria e di una comunità. Ora viene chiesto al sindaco di chiudere tutto. Nel tempo scorso, dimenticato e rimosso da quasi tutti, si chiedeva di aprire tutto . Che le ore 2 di notte era regola liberticida“.

Diciamoci la verità. 220 casi Covid in una città di 48.500 abitanti. 240(?) in isolamento fiduciario. Tanti casi…

Pubblicato da Antonio Scialpi su Sabato 14 novembre 2020

L’atteggiamento da “immune” alle regole che si perpetra in particolare da alcuni gruppi di martinesi, è lo stesso atteggiamento che in questi anni ha impedito alla città di evolversi e progredire. Da un lato chi segue le regole, dall’altro chi si impegna a trovare il modo per trasgredirle. E quando tra questi ultimi ci sono coloro che dovrebbero dare l’esempio, che magari non riescono a rinunciare al sigaro fumato davanti al bar con gli amici, si crea un cortocircuito. Si chiede di aprire, di chiudere, di aprire a metà. E nell’indecisione aumentano contagi, ricoverati e morti. E rimandiamo sempre più la fine dell’incubo, ma non solo.

Il punto centrale della vicenda è che il costo complessivo di questa assurda situazione lo pagheranno sempre i soliti, mentre gli altri, gli “immuni”, si permetteranno il lusso di commentare sull’incapacità delle Istituzioni di gestire la situazione. Perché il covid serva per cambiare in meglio le cose, la comunità dovrebbe avere il coraggio di isolare gli “immuni”, perché se non vogliono condividere i doveri, non possono nemmeno condividere i diritti, se non vogliono pagare il conto, non possono nemmeno sedersi al nostro tavolo.


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