Porto Rubino. Da Polignano a Taranto contro il mostro della plastica in mare

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Cultura


di Vincenzo Salamina e Domenico Carriero*

Renzo Rubino ci parla di “Porto Rubino – Storie, canzoni e lupi di mare”, il docufilm presentato di recente alla XV edizione della Festa del Cinema di Roma e trasmesso su Sky Arte e NOW TV. La circumnavigazione della Puglia durante la scorsa estate sul gozzo Tramari, da Polignano a Taranto, tre concerti, tanti amici artisti, un naufragio, tanti porti aperti ad accoglierlo, per conoscere e ferire il mostro che sta divorando i nostri mari: la plastica. Un viaggio musicale per stimolare la nostra sensibilità verso il problema dell’inquinamento ambientale.

Porto Rubino, diretto da Fabrizio Fichera, è l’evento che celebra il mare, il viaggio di musica, per far conoscere chi vive il mare, per far scoprire e sconfiggere il mostro marino, la plastica. Parliamo di come è nato questo progetto nel 2019 e che è proseguito quest’anno con la seconda edizione.

Quando è nato il progetto era un periodo storico in cui c’era in generale tanta rabbia, che da un punto di vista politico si era tramutata in una richiesta di chiudere i porti, quindi mi sono chiesto: “Veramente la gente che vive il mare tutto l’anno prova questo sentimento di chiusura nei confronti degli altri?”. Sono una persona che tendenzialmente non si occupa esclusivamente di musica ma, per sentirmi pieno, devo esplorare anche altri campi. In quel momento mi sono sentito pronto a realizzare un mio festival per parlare della mia terra e del mare, del mare pugliese, cercando di perlustrare i sentimenti umani nei confronti delle persone. All’epoca c’era grande sensibilità verso la questione dell’immigrazione ma anche intorno ai temi legati alla salvaguardia del mare. A quel punto mi sono detto “Prendo una barca, me ne vado in giro e faccio dei concerti”, e così è stato il primo Porto Rubino. Poi quest’anno, durante il periodo di lockdown trascorso a Milano, mentre tutti i progetti si laceravano e venivano meno, mi son detto “No, Porto Rubino lo devo fare, per forza”.  Ho trovato un partner, Sky Arte, che aveva voglia di promuovere questo progetto da un punto di vista televisivo. Grazie all’aiuto di Cantine San Marzano, un’azienda pugliese molto importante, e con Giungla, che ha prodotto il progetto, abbiamo di fatto girato un film. Ho chiesto la collaborazione di alcuni amici artisti che mi hanno accompagnato. Così è nato questo film, Porto Rubino – Storie, Canzoni e Lupi di mare, che è stato trasmesso il 28 ottobre scorso su Sky Arte.

Porto Rubino è stato proiettato il 13 ottobre scorso in anteprima durante la XV edizione della Festa del Cinema di Roma: che accoglienza avete ricevuto?

Beh, aprire il Festival del Cinema, in un contesto così importante, è stata una sorpresa inaspettata e l’accoglienza da parte dei giornalisti e degli altri spettatori presenti è stata fantastica. Purtroppo inizialmente ci sono state molte difficoltà nel realizzare questo progetto, a causa del budget limitato a nostra disposizione e a causa delle restrizioni legate al Covid. Per organizzare i tre concerti abbiamo dovuto adottare necessariamente una serie di misure molto costose, in modo da essere conformi alle normative anti Covid. Per questo motivo, dopo grandi sacrifici, quando è arrivata la notizia che eravamo stati selezionati per il Festival del Cinema, per noi è stato un vero trionfo. Inoltre per la prima volta sono salito su un palco e mi sono goduto lo spettacolo senza necessariamente esibirmi, provando una sensazione nuova e particolare.

Già dall’interno della copertina del tuo ultimo album “Il gelato dopo il mare” fai presagire un amore per il mare. In “Cosa direbbe Lucio” canti “Sconsolato perché il mare ha perso il suo vero odore. È stato sostituito con quello più fruttato delle creme”. Il mare è una tua fonte di ispirazione?

Oltre ad essere fonte di ispirazione, il mare è per me una forma di meditazione, di benessere. Non amo passare il tempo sulla spiaggia sotto al sole, ma adoro immergermi nell’acqua marina e passare ore nuotando e vivendo il sale sulla pelle, assaporando l’acqua e il benessere che genera. Il mare è una delle pochissime cose che riesce a farmi rilassare, anche solo osservandolo da lontano, quindi è presente nella mia musica perché effettivamente è come se fosse la mia canzone. Le canzoni ti danno delle sensazioni, in qualche modo esorcizzano un tuo momento e a me questo effetto lo fa il mare. Il mare è la mia canzone preferita, un elemento per me fondamentale.

Tuoi compagni di viaggio in Porto Rubino sono stati tanti artisti amici: Diodato, Paola Turci, Gino Castaldo, Giuliano Sangiorgi, Vasco Brondi, Noemi, Bugo, Ron, Erica Mou, Morgan, Gabriella Martinelli, Bobo Rondelli. Quanto è stato semplice coinvolgere i tuoi amici artisti in questa esperienza inedita e quanto hanno voluto metterci del loro?

Ovviamente quando ho spiegato il progetto agli amici più stretti, come Antonio Diodato e Giuliano Sangiorgi, che mi conoscono molto bene, c’è stato subito entusiasmo, pur non avendo perfettamente chiaro il loro ruolo. Altri, come Bugo o Vasco Brondi, all’inizio invece erano un po’ intimoriti perché non capivano cosa avrebbero dovuto fare, ma, una volta coinvolti, si sono innamorati di questo progetto, della Puglia, di quello che è stato tutto il documentario. Di fatto ognuno di loro rappresenta un personaggio mitologico, per esempio Antonio è il “Guerriero dello Ionio”, Giuliano è il “Santo Patrono dell’estate”, e tutti quanti hanno fornito una propria descrizione dell’estate e del mare, elaborando una personale digressione su diversi temi che riguardano il nostro mare, primo tra tutti l’inquinamento.

Da spettatore ho avuto l’impressione che nel film si respiri lentezza, ci si sente cullati dalle onde mentre lo si guarda. Questa lentezza è un tuo modo di affrontare la vita e di esplicare la tua forma artistica o è un caso?

No, non è stato un caso perché tra l’altro la mia imbarcazione è un gozzo, una barca molto lenta che fa 8-9 nodi. Certamente la pazienza e la lentezza ti permettono di essere riflessivo, di aspettare il momento giusto prima di parlare, di non essere irruento. Tuttavia, se tendenzialmente il mio claim è quello di essere lento e paziente è perché ci sono anche molti momenti in cui sono estremamente veloce e vorace. Quindi per compensare questo mio lato, necessariamente ho bisogno della ricerca della lentezza e della pazienza.

A Polignano hai avvistato il mostro, un palloncino nel mare. Ti tuffi per raccoglierlo. Quando risali in barca sembra che tu abbia vinto una piccola battaglia e forse lì ti rendi conto che il problema è più grande…

Sì, ovviamente il problema è gigantesco. Noi col docufilm volevamo sicuramente dire la nostra rispetto al tema dell’inquinamento marino ma senza renderlo predominante o violento nell’azione perché di fatto siamo musicisti, artisti e abbiamo realizzato un documento comunque leggero. Come dice Gino Castaldo, quello che può fare la musica in fondo è marginale. Se si parla di musica e di bellezza, se ascolti una bella canzone probabilmente con difficoltà poi getti una cartaccia per terra o una bottiglietta nel mare. La nostra è stata una ricerca di bellezza e serenità attraverso la musica che in qualche modo aveva come rovescio della medaglia il combattere la plastica. E allora, quando io mi sono tuffato alla ricerca del mostro, ho recuperato soltanto un palloncino, che vale poco ma anche tanto, perché il mostro è enorme e gigantesco; ciò ci fa comprendere che è una sfida che riguarda tutti, che durerà tanto tempo e che ha bisogno di grande forza di volontà e pazienza.

A Monopoli incontri Diodato, che è con te da Porto Rubino 2019. Lui parla del mostro di Taranto, quasi invisibile, che si identifica col fumo, che va in mare, che finisce nel cibo e nella terra. Anche il Covid non lo vediamo. Come dovremmo approcciarci nei confronti di questi mostri invisibili che esistono nella nostra vita rendendola complicata?

I mostri sono tanti ma ovviamente ognuno di essi ha un suo punto debole. Per combatterlo bisogna mettersi in una condizione di pazienza e di lotta, da eseguire nel proprio piccolo. Credo inoltre che ognuno abbia un proprio mostro da combattere. Diodato sappiamo che da anni fa il festival dell’1 maggio a Taranto e combatte il suo mostro. Io che sono pugliese, e vivo qui da diverso tempo, sentivo di dover dire la mia e di farlo attraverso il mare, parlando dell’inquinamento marino. Non dimentichiamoci però che ci sono tanti altri tipi di inquinamento. Ti anticipo che l’anno prossimo Porto Rubino sarà basato anche sull’inquinamento luminoso, di cui si parla pochissimo.

Arriviamo a venerdì 17 luglio: durante il viaggio verso Otranto il tuo gozzo Tramari si incaglia in una secca in mezzo al maestrale. Trascorri 6 ore in mare da solo. Giuliano Sangiorgi ti fa notare che un passo della canzone Porto Rubino recita proprio: “Vento di maestrale, spinge e pulisce il mare, ma sottovento son qui consumando onde che tagliano la pelle naufragandomi”, ossia quello che ti è accaduto quella notte. Le canzoni parlano, dice Sangiorgi, perché fanno un viaggio avanti e indietro nella coscienza. Cosa ti ha insegnato questo naufragio?

La canzone Porto Rubino l’ho scritta prima di questa estate, durante il lockdown, ma se la si ascolta di fatto racconta di questo naufragio. Giuliano dice molto spesso “attento a quello che scrivi perché le canzoni parlano, raccontano”, un po’ della serie “stai attento a quello che desideri perché in qualche modo si avvera”. Quindi l’atteggiamento nei confronti della vita dovrebbe essere questo: lottare per i propri ideali però facendo attenzione per davvero a quello che si vuole. Quando è avvenuto il naufragio ho passato una bruttissima nottata, ho avuto paura ma ho imparato tantissimo da quell’avvenimento lì. Ho capito quanto sia importante avere estremamente rispetto del mare, e quanto il mare sia pericoloso se non lo rispetti.  Il naufragio è stato uno spavento perché avrebbe potuto avere conseguenze peggiori, ma per fortuna me la sono cavata e la barca ha avuto solo qualche danno. Quel giorno avevo visto che il maestrale sarebbe arrivato verso le 23 ma dovevo necessariamente arrivare a Otranto. Comunque sono partito in ritardo perché ho avuto problemi con la barca e il maestrale è effettivamente montato verso le 23.30, mentre io ero in mezzo al mare. Oggi in una situazione del genere non partirei più, aspetterei il giorno dopo o troverei un’altra soluzione.

Arrivato a Taranto hai incontrato Noemi che ha parlato del cambiamento che deve avvenire in ognuno di noi prima, per poi rifletterlo nel mondo, citando Gandhi.

Noemi è una ragazza molto legata a questi temi e quando dice che effettivamente il cambiamento deve avvenire dentro di noi, dice la verità. Gli accorgimenti si devono prendere nel nostro piccolo nei nostri micromondi, nelle nostre microrealtà, perché se siamo attenti lì, lo siamo nei confronti di tutto il resto.

Il porto è una porta verso la terra e verso il mare, verso due libertà, un punto di accoglienza mentre questo progetto è nato quando il porto era più una barriera, un punto di chiusura più che di accoglienza, come dicevi prima. Nel film dici che “Bisogna aver rispetto del mare e rientrare in un porto sicuro” come ci accoglierebbe una mamma…

Il porto è salvezza, è la salvezza per ogni pescatore e per chi vive il mare. Molto spesso si confonde l’immigrazione con quello che è il soccorso marino. Penso a quello che ho vissuto io quella notte, sono stato da solo sei ore in mezzo al mare e al buio, ma me la sono cavata.  Non quella notte, ma la mattina dopo ho riflettuto su chi quella scena la vive sperando di raggiungere una costa per salvarsi da un viaggio della speranza. Ho pensato a tutta quella gente che si ritrova a parecchie miglia di distanza dalla costa in serie difficoltà e alla paura che si vive in quel momento. Penso a cosa può rappresentare il porto per queste persone: il porto è salvezza, è stata la mia salvezza quella sera lì, ed è lì per quello. Mi dà quasi fastidio il pensiero volgare di chi crede che i porti debbano essere chiusi, lo trovo stupido. Come dico nel documentario, questo segna proprio la differenza tra l’uomo e la bestia.

Pensi che Porto Rubino possa diventare anche un progetto discografico?

Sono in una fase in cui ho diverse cose per la testa e tra le mani e devo semplicemente scegliere da che parte andare, in un momento di confusione in cui viviamo. Ho scritto le canzoni di sottofondo per il film, molte delle quali legate al mare, ma intanto mi è sembrato giusto far uscire la canzone Porto Rubino [il 20 novembre scorso], semplicemente sulle piattaforme digitali, per dare giustizia a quello che è stato il percorso di quest’anno: infatti uscirà la versione live registrata in quei giorni lì. Non è detto comunque che questa canzone non possa far parte di un eventuale progetto discografico futuro.

Grazie Renzo per questa intervista che speriamo dia il suo contributo alla lotta contro il mostro marino e contro tutti i mostri più o meno visibili che sono attorno a noi.

Grazie a voi e un saluto a tutti i lettori di Valle d’Itria News.

*Vincenzo Salamina e Domenico Carriero sono appassionati di musica e conducono un programma su Youtube chiamato Music Challenge (che potete seguire qui). Con ValleditriaNews condividono amichevolmente le interviste a musicisti e artisti noti o meno della scena musicale italiana.

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