Covid e ristorazione. Confcommercio: imprenditori in affanno, aprire fino alle 18 serve a poco

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Economia


Un imprenditore della ristorazione su 10 nei prossimi mesi prevede un azzeramento degli incassi. In questo momento i ristoratori per il futuro vedono nero:

Per il 26% delle imprese della ristorazione, il periodo giugno-ottobre si è concluso con un crollo dei fatturati ben superiore al 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e non consola sapere che le performance positive registrate durante l’estate, in particolare nelle località di mare, abbiano contribuito a diluire il dato medio, stabilizzandolo a circa -36% dei fatturati, quando le prospettive per il futuro a breve termine sono negative. Così l’ultimo report Pubblici Esercizi dell’Ufficio studi di Fipe-Confcommercio, secondo cui i mesi invernali vedranno un’ulteriore contrazione dei volumi d’affari.

Il 35% delle imprese si aspettano fatturati più che dimezzati – concordano i referenti provinciali Fipe Confcommercio, dei due settori Bar, Paolo Barivelo, e Ristoranti Antonio Salamina, almeno per i prossimi tre mesi, sino a quando la campagna di vaccinazione non contribuirà ad allentare un po’ la tensione. In questi ultimi mesi la stragrande maggioranza degli esercizi ha dovuto fare i conti con una limitazione della propria attività, per chi ha deciso di farlo c’è stato l’asporto e ad un po’ di food delivery, ma in generale il clima che si percepisce è di sfiducia.

La seconda fase del Covid ha purtroppo generato in alcuni imprenditori un senso di rassegnazione, secondo Fipe nazionale il 4% delle imprese della ristorazione ha addirittura deciso di chiudere completamente. Qualche impresa, tra le più strutturate, ha approfittato di questo momento per pensare ad una riprogrammazione della propria attività, secondo anche nuovi modelli di offerta del servizio.

In generale la ristorazione è in grande affanno – ribadiscono Barivelo e Salamina – e a poco è servita l’apertura sino alle 18.00, considerate le abitudini della maggior parte dei consumatori locali: sia a Taranto che in provincia, i ristoranti si riempiono a pranzo solo nel fine settimana. La possibilità di organizzare i pranzi di Natale ha naturalmente riacceso qualche speranza, ora è di nuovo tutto in alto mare.

Naturalmente c’è il problema dei contagi e non si discute, se è necessario chiudere lo si farà, ma attenzione si facciano scelte chiare e di responsabilità verso una categoria che va sostenuta con ‘ristori’ concreti e non con le briciole.


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