Covid. Federmoda contro il Decreto Natale: chiusure senza ristori, una follia

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Società


Tre giorni di semaforo arancione (da lunedì 28 a mercoledì 30) per il commercio al dettaglio, dopo quattro giorni di rosso. Un vero e proprio grido d’allarme quello lanciato da Confcommercio Taranto in una nota pervenuta in redazione:

Tuttavia, rosso non per tutti, ma solo per i negozi di abbigliamento e calzature per adulti, infatti hanno avuto facoltà di restare aperti il dettaglio di confezioni e calzature per bambini e neonati, o di biancheria personale. Un distinguo fortemente penalizzante per il settore dell’Abbigliamento e Calzature che, assieme all’altro dell’Oreficeria, vede nella vendita per il regalo di Natale uno dei momenti più attesi e risolutivi dalle attività del commercio.

Mario Raffo, presidente provinciale di Federmoda Confcommercio, facendosi interprete dell’ampio malcontento dei commercianti del settore moda, sottolinea che lo stop al dettaglio ‘moda’ – fissato dal Decreto Natale per contenere il contagio- contrasta, con la decisione di lasciare invece aperte negli stessi giorni ben 29 tipologie di attività al dettaglio, non tutte rispondenti alla logica del ‘bene di prima necessità’.

Senza entrare nei particolari, basta scorrere la lista pubblicata nell’allegato 23 del DPCM 3. 12.20 per rendersi conto che il fermo ha bloccato proprio quelle attività del commercio di vicinato che più hanno sofferto nei mesi scorsi e che, a partire da novembre, accettando le ordinanze comunali dei sindaci (idem a Taranto) di anticipazione dell’orario di chiusura serale, avevano puntato sulla no stop di dicembre.

“Ci era stato detto – commenta Raffo- ‘fate qualche sacrificio a novembre, così a dicembre potete lavorare in serenità’. La chiusura del 24 dicembre è stata una follia, così come riteniamo siano profondamente sbagliate quelle del 31 dicembre e del 5- 6 gennaio. Sette giorni di fermo (in giornate lavorative) senza prevedere alcun ristoro, in un periodo in cui la gente sarebbe maggiormente disposta a spendere, a chiusura di un anno di attività disastroso, rappresenta una nuova batosta per il settore della moda che soffre ormai a qualsiasi livello della filiera, dalla produzione alla distribuzione e vendita, e che ha sempre rappresentato una voce importante dell’economia del Paese.

Il 7 gennaio anche in Puglia partiranno – con due giorni di ritardo rispetto alla data del 5 – i Saldi invernali, auspichiamo che tutto fili liscio, ormai abbiamo la sensazione di navigare a vista”.

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