Marco Achtner, dalla Italo Disco a Beethoven

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Cultura


*di Vincenzo Salamina e Domenico Carriero

E’ stato pubblicato lo scorso 4 dicembre “Beethoven”, nuovo singolo di Marco Achtner, che con la sua Italo Dance ha scalato le classifiche europee dal 2010. Nel video l’attrice Federica De Benedettis.

Marco, sei tornato con un nuovo brano, “Beethoven”.

Il 4 dicembre è uscito in anteprima il video di questa nuova canzone che ha attirato subito l’attenzione di testate giornalistiche importanti, quali Il Tempo e Il Sole 24 Ore, cosa che mi ha fatto molto piacere. L’11 dicembre poi il brano è stato pubblicato sulle piattaforme digitali ed è stato trasmesso in radio.

Con “Beethoven” sono un po’ uscito dalla mia zona di comfort, abbandonando un le sonorità elettroniche per fare uno di quei lenti che, nelle feste di scuola, avrebbero fatto ballare anche due timidi. Quello che non cambia è il mio modo di raccontare le cose. Anche se il brano non è autobiografico, in ciò che ho scritto c’è il mio mondo, anche se non è vissuto in primis. Quando scrivo un pezzo sono sempre io, in quanto presto i miei occhi con cui guardo il mondo alla canzone.

Di cosa tratta “Beethoven”?

Parla della semplicità che contraddistingue una storia d’amore, il caffè sul fuoco, un mazzo di chiavi scordato e ricordato da una telefonata; ho cercato di raccontare una storia d’amore dalla prospettiva di quotidianità. Inoltre mi piaceva pensare a Beethoven e a come a lui, con la sua irreprensibilità e il suo modo di essere coerente, potesse perdere questa accademicità con la cosa più improbabile e inattendibile che è l’amore. Mi piaceva questa immagine di Beethoven che potesse perdere il tempo solo a causa di una amore. Il brano l’ho scritto un paio di anni fa, poi l’ho tenuto nel cassetto in quanto aveva un primo arrangiamento che non mi convinceva; poi, grazie al mio storico produttore Daniele Ceccarini e a Francesco Tosoni, che hanno rimesso le mani sul brano, lo abbiamo fatto uscire. Grazie alle Noise Symphony abbiamo rivestito il brano.

Parlaci del video, che vede protagonista l’attrice Federica De Benedittis.

Quando ho finito di scrivere il brano, ho pensato subito a come sarebbe dovuto essere Il video. Una cosa era certa: avevo in mente che l’attrice Federica De Benedittis, tra l’altro mia amica, sarebbe stata la protagonista, altrimenti il video non sarebbe stato proprio girato [ride]!

E’ un video in cui Federica ha fatto un lavoro pazzesco perché ha lavorato tantissimo nel restituire quella escalation di emozioni che è parte della canzone. Ha una espressività molto particolare e mentre girava riviveva l’emozione che doveva restituire in video, mettendo magari in sottofondo una musica che l’aiutasse a vivere quella emozione. Nei video, o comunque quando si parla di emozioni e sentimenti, preferisco circondarmi da donne che hanno una marcia in più; motivo per il quale regista è stata la bravissima Alessia Filippi. Anche lei ha studiato tantissimo per fare questo video, lei voleva un determinato tipo di luce, di emozioni. Inoltre esso è in bianco e nero perché restituisce quella magia dei forti sentimenti e delle emozioni forti e particolari. E’ stato girato a Roma, ma non nella Roma cartolina, ma nella Roma del palazzo e della casa per restituire quel senso di quotidianità. Sono felice che il video stia riscuotendo molti apprezzamenti. Ed è bello quando sai che la tua musica arriva al cuore delle persone.

Quali sono stati le tue fonti di ispirazione nella composizione e nella musica?

La strada. Vivo molto la strada, ma non quella dei rapper americani dato che ho vissuto sempre una realtà tranquilla: sono però stato molto per strada in un momento in cui non era tanta l’importanza dei social. Da bambino giocavo in cortile, se volevi vedere un amico ti dovevi recare a casa sua, così come quando volevi uscire con una ragazza dovevi citofonare al padre [ride]. La realtà fatta di cose vissute ha influenzato la mia musica, le cose che scrivo o le ho vissute o le ho viste. E questo ha influenzato tutto il mio percorso artistico al di là del genere e degli arrangiamenti; è stato il filo conduttore di tutto. In generale anche Roma ispira, con tutti i suoi mondi, dalla Roma dei musei, alla Roma cartolina, alla vita quotidiana: la capitale è fonte di ispirazione anche per chi non scrive.

Il tuo nome è legato al mondo della dance italiana ed internazionale, tanto da poter essere considerato l’erede della italo disco. Come è nato questo tuo stile?

Io sono cresciuto ascoltando i cantautori italiani e la musica dance anni 90: è come se mi fossero esplosi questi due mondi, totalmente agli antipodi, e quindi nella mia musica ci sono entrambi questi mondi perché ho assimilato quel modo di fare musica e di scrivere.

La tua carriera è iniziata nel 2005 in radio.

Ho iniziato facendo il DJ su M2O [uno dei network radiofonici più popolari e ascoltati d’Italia] che ancora andavo a scuola! Poi nel 2007, per gioco, ho cantato la sigla di M2O, che è diventata la colonna sonora di quell’estate tanto da vincere a 18 anni il disco d’oro: mi sono trovato catapultato in un mondo enorme che io vedevo solo in televisione. Poi da lì piano piano ho collaborato con il Trio Medusa a Radio Deejay e nel 2010 è uscito il mio primo singolo, “Serenate”. Ho preso tutto per gioco e il fatto che la mia passione sia diventata il mio lavoro è una cosa che mi fa sentire molto fortunato.

Dimentichi però di dire che proprio nell’estate 2010 con “Serenate” hai raggiunto i vertici di tutte le classifiche dance, vendendo migliaia di copie in tutta Europa, arrivando ad occupare la posizione numero 1 in Italia e la numero 6 in Inghilterra, nella stessa classifica occupata anche da artisti del calibro di Lady Gaga e Kylie Minogue.

[ride] Penso che Lady Gaga e Kylie Minogue ancora si stiano chiedendo chi sia Marco Achtner! Mi fa piacere aver raggiunto questo traguardo in quanto si trattava di una canzone cantata in italiano, nata nel quartiere, che i ragazzi si passavano con gli mp3, e che è arrivata alla terza ristampa di cd. Una cosa che racconterò ai miei nipoti un domani durante i cenoni di Natale!

Per poi passare a “Semplice”, reinterpretazione dance del successo di Gianni Togni, che bissa il successo di “Serenate”.

“Semplice” è entrato subito nella classifica dance italiana ed ha fatto parte della programmazione radiofonica spagnola oltre che di quella italiana, una ulteriore soddisfazione! Ancora oggi molti mi scrivono che sono stato il ricordo di una estate, del liceo. Queste per me sono le cose che valgono di più, sapere che tu hai fatto parte dei momenti belli di tantissime persone è impagabile. Quando fai uscire le canzoni non sono più solo tue ma di tutti coloro che ci legano un ricordo.

Ai nipoti dovrai raccontare anche che nell’estate 2015 è uscito “Quando bruciavi il caffè”, un brano il cui video conta 700 mila visualizzazioni su YouTube, e che nel 2016 hai collaborato con Mogol!

“Quando bruciavi il caffè” è stata una vera sorpresa, in quanto quando esce un brano non ti aspetti che possa raggiungere centinaia di migliaia di persone. E’ una cosa che fa piacere, un piacere che puoi rivivere quando le ricanti dal vivo. Subito dopo, nel 2016, l’incontro con Mogol, con chi ha inventato il pop in Italia: è stata una cosa incredibile. Con la sua collaborazione ho realizzato “Il mondo dei grandi”. Entrare nel suo mondo, nel suo modo di scrivere, è stato qualcosa di incredibile per me.

Nel 2017 di nuovo in pista con “Back in Time”, tua collaborazione con gli Eiffel 65.

Come dicevamo prima, son passato dal cantautorato alla musica dance. Una volta una persona che ascoltava le mie canzoni mi disse “sembri un determinato tipo di artista se senti una canzone, e un’altra se ne senti una diversa”. Forse ho duecento mila personalità anche io e questo si rispecchia nella musica.

Una domanda è d’obbligo sulla Puglia: quanto questa regione oggi può essere considerata fonte d’ispirazione per la musica italiana?

Credo che la Puglia sia la regione che negli ultimi 15-20 anni abbia fatto culturalmente i progressi più grandi. Basti pensare a ciò che avviene d’estate: da un lato ci sono posti bellissimi, che potrebbero vivere autonomamente di cultura, e dall’altra tanti posti normalissimi di mare che hanno proprio inventato un modo di far andare in vacanza, che va oltre il turismo di massa, basato sull’offerta di eventi culturali. E non è un caso che molti cantanti e autori vengano dalla Puglia: quando respiri quell’aria alla fine l’assorbi e diventa tua.

Dopo “Beethoven” cosa ci dobbiamo aspettare

Sto lavorando a tantissimi brani nuovi e ci risentiremo presto. Chiaramente spero che si possa tornare prima possibile a fare qualche live che ho dovuto interrompere; suonare dal vivo è una parte molto bella della musica perché è uno scambio di sensazioni il vedere come reagisce il pubblico quando canti.

Allora ci vediamo presto, Marco

Certo! Un saluto a tutti i lettori di Valle d’Itria News.

*Vincenzo Salamina e Domenico Carriero sono appassionati di musica e conducono un programma su Youtube chiamato Music Challenge (che potete seguire qui). Con ValleditriaNews condividono amichevolmente le interviste a musicisti e artisti noti o meno della scena musicale italiana.


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