Traffico di droga. Rigettati i primi ricorsi dell’inchiesta “Mercante in fiera”

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Cronaca, Società


Primi aggiornamenti sull’inchiesta “Mercante in fiera”, compiuta dai Carabinieri lo scorso 15 dicembre.

Il riesame di Lecce ha infatti esaminato e rigettato i ricorsi presentati da sette indagati (P.F.B di Martina Franca, D.C, M.A. e S.C. di Oria, L.M di Erchie, A.F. di San Marzano) e ha inoltre ricevuto le istanze di revoca della misura cautelare degli altri coinvolti nella maxi-operazione antidroga che ha visto le forze dell’ordine impegnate in una lunga indagine, compiuta fra il febbraio 2018 e l’ottobre 2019.

I Carabinieri hanno infatti portato alla luce 3 diversi nuclei dediti al traffico di droga: il primo operava a Martina Franca e faceva capo al pregiudicato Martino Camassa. L’operazione vede nel suo nome un chiaro riferimento all’attività di copertura portata avanti dai figli, commercianti ambulanti che operavano principalmente nel tarantino e nel brindisino, aiutando al contempo il padre nell’attività criminale.

L’altro gruppo era invece basato a Oria, mentre il terzo operava a San Marzano di San Giuseppe. Secondo quanto chiarito dagli investigatori le tre cellule erano connesse fra loro e vedevano il clan dei martinesi al vertice, visto che gli stessi rifornivano di droga – acquistata da alcuni contatti baresi e calabresi – sia i brindisini che i tarantini.

Ingente anche il parco beni sequestrato: un B&B (ritenuto base logistica dell’attività), una villa con piscina, un appartamento al mare e 8 vetture modificate con doppio fondo grazie all’aiuto di un esperto del settore, grazie alle quali i corrieri portavano avanti le attività di consegna degli stupefacenti. Tutti beni che – secondo l’accusa – sono riconducibili principalmente al Camassa e alla sua famiglia, beni che gli stessi avrebbero intestato ad alcuni prestanome per aggirare i controlli, così come appare evidente anche fra la sproporzione fra il tenore di vita della famiglia martinese e le loro dichiarazioni dei redditi.


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