Un saluto a Lina, custode del tempo in via Battaglini

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Cronaca


Se si passava da via Battaglini la si trovava quasi sempre seduta in casa a guardare fuori, pronta ad attaccare bottone con i passanti. Presenza sicura, punto di riferimento per portalettere e operatori ecologici, per i vicini di casa. Era lì, seduta quasi come una matrona a sorvegliare la strada a sorvegliare il tempo che passava.

Maria Basta, chiamata Lina da tutti, è andata via a 92 anni, come vanno via gli anziani che ci sono fino a quando ci sono e poi basta un battito di ciglia e non ci sono più. Sembrano qualcosa di immutabile, come colonne che sostengono la nostra storia e poi invece basta distrarsi un attimo e non ci sono più.

Seduta in casa in via Battaglini, Lina guardava la strada, ha guardato la città mutare fino all’altro ieri, quando è andata via salutata da amici e parenti. Col marito, scomparso molti anni fa, ha avuto un banco di frutta ai Portici, quando in piazza Immacolata si teneva il mercato.

Su Facebook il ricordo di Paolo Bruni, suo vicino di casa, che la chiamava Annina: “Un’angolo di via Battaglini, il civico 7, non sarà, per me, più lo stesso. Devo confessarlo, con grande rammarico e con un velo di tristezza. La cara Annina, così la chiamavo, così la chiamavano i vicini ha abbandonato la sua dimora terrena. Annina, la mia vicina di casa e di studio, una presenza continua e costante da più di cinquant’anni, in quella piccola dimora che lei tanto amava. La dimora dove ha vissuto con il suo compagno di vita e dove ha allevato i suoi sei figli. Il luogo della sua esistenza. Proprio così, il luogo della sua esistenza, perché Annina, non si è mai mossa da Martina Franca, dalla sua strada, dal suo quartiere. La sua meravigliosa e vigile presenza, ha sempre rappresentato un deterrente, un riferimento indiscusso, che ne ha rafforzato la sua innata dote, nel relazionarsi con il vicinato e con me in modo particolare. Non potevo assolutamente non passare da casa sua, ogni giorno, anche per un semplice saluto, perché Annina, dava valore ai piccoli gesti che alla fine rappresentano l’essenza della vita e la bellezza delle persone”.

Il suo ricordo, come quello di Annetta o di Vituccio, o di Raffaele Carucci e Giovanni Basile, puntellano la nostra memoria collettiva e chiedono di essere salvati, in qualche maniera, perché custodiscono quello che eravamo, la nostra storia famigliare.


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