Crack Banca Valle d’Itria. Due assolti e tredici rinviati a giudizio

Il procedimento nei confronti dell’ex cda della Banca Valle d’Itria va avanti. Alla fine dell’udienza del GUP Rita Romano, due indagati, gli unici che avevano scelto il rito abbreviato, sono stati assolti: Severino Giangrande e Filomena Carucci. Nonostante il pm avesse chiesto una condanna per il primo quattro anni e due per la seconda, il GUP ha accolto la tesi dei difensori, che sostenevano l’assoluta estraneità della vicenda.

Rinviati a giudizio l’ex presidente del consiglio di amministrazione ed ex senatore del centro destra Peppino Semeraro, gli amministratori Nicola D’Ippolito, Giovanni Lenoci, Roberto Maggi, Cataldo Ciccarone, Luciano Reale, Luigi Ecclesia, Aldo Cassese, Giuseppe Lezza, Anna Cassano, Vito Luigi Blasi e gli altri due ex direttori: Francesco Minno e Giorgio Guacci.

La prima udienza è fissata per il 4 marzo e c’è tempo fino a quella data per costituirsi parte civile. Finora l’hanno già fatto quattro ex clienti, di cui uno assistito dall’avvocato Francesco Zaccaria.

Come ricorderanno i nostri lettori, il crack della banca della Valle d’Itria, credito cooperativo di Martina Franca, è avvenuto a causa di una presunta cessione di prestiti senza le dovute garanzie a diversi soggetti, per un totale di due milione e ottocentomila euro, lasciando i duemila soci quasi senza nulla. Solo due di questi, rappresentati dagli avvocati Lorenzo Pulito e Francesco Zaccaria, si sono costituiti parti civili nel processo.

Avrebbero concesso prestiti senza le dovute garanzie a tredici aziende e per questa gestione superficiale avrebbero causato il buco da tre milioni di euro e il crack della banca, facendo perdere i risparmi ai duemila soci.

Quattro ex clienti si sono costituiti parti


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