Brando Madonia, da Catania ai palchi con Gazzè e Silvestri

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Cultura


*di Vincenzo Salamina e Domenico Carriero

Trent’anni, figlio d’arte, “Natale” è il suo ultimo singolo. La scorsa estate ha aperto i concerti dei due artisti romani.

L’11 dicembre, a ridosso delle festività, è uscito il tuo brano “Natale”. 

In realtà non è una canzone di Natale! Il titolo riprende una parola del testo e mi piaceva comunque l’idea di farla uscire in un clima natalizio. Il brano è semplicemente una canzone d’amore, di un rapporto che è cambiato nel corso degli anni; c’è quindi un contrasto tra la solitudine del presente e i ricordi del passato che invece arrivano senza preavviso. Quest’ultimo Natale è stato molti diverso dai precedenti per la situazione che il mondo sta vivendo; è comunque il periodo in cui si fanno i bilanci dell’anno che sta per concludersi e si definiscono i propositi per il nuovo anno. 

Il brano è accompagnato da un video che aiuta a capire meglio il suo messaggio.

La parte iniziale del video è il rewind di quello de “La festa”, mio precedente singolo. Alla fine c’è un sovrapporsi di due me: uno che cerca di raggiungere la festa ma che non la trova, ossia ciò che avviene nel video de “La festa”, e un altro che suona nella festa. I due me alla fine si incontrano perché il primo me trova finalmente la festa ove l’altro me sta suonando. Lo so! E’ un po’ complicato [ride]. Le immagini dei due singoli sono stati ambientati nella stessa location, ma la storia che narrano è diversa. Nei due video ci sono personaggi che si ripetono, stravaganti. In particolare, in “Natale” si vedono due uomini trasportare una Candelora, fatta in modo casalingo, tipici della festa catanese di Sant’Agata, ove la città tutta è in festa.

Di cosa parla invece “La festa”?

Essa tratta di come ci si sente a volte andando a delle feste, delle situazioni che non ci fanno stare bene, di quel bisogno di dover apparire come se fossimo costretti da qualcuno, inconsciamente o consciamente; non dovrebbe mai essere così in quanto ognuno dovrebbe fare qualcosa che lo fa stare bene. 

Nel video anche le immagini dei lenti ballati in casa nelle feste, tanto in voga parecchi anni fa.

Ci piaceva rendere quell’attimo, quel momento delle feste in casa: peccato che i lenti non si facciano più. Abbiamo voluto suscitare dei ricordi; penso sia una cosa importante poter scaturire e poter accendere dentro di noi qualcosa di positivo, come i ricordi.

Anche perché hai scritto un altro brano, “I pesci non invecchiano mai”, dove valorizzi i ricordi.

Quel brano, uscito a maggio 2020, è stato il mio primo singolo da solista; è stato scritto con mio fratello Mattia, con il quale ho lavorato sin da quando suonavo nelle band. La canzone è un viaggio nei ricordi, cercando di non dimenticarli. Nella società di oggi, cosi come nella musica, tutto è molto rapido e le cose si dimenticano già dopo qualche minuto. Dovremmo invece sfruttare i ricordi del passato per costruire il nostro futuro, prendendo il meglio dalle nostre esperienze perché è sbagliato bruciare tutto all’istante per prendere cose sempre nuove.

Nasci nel 1990, in un periodo di grande fermento musicale per Catania, la Seattle italiana. Sono gli anni di Carmen Consoli, di Battiato, dei Denovo, di Mario Venuti. Questo periodo ti ha influenzato  artisticamente?

Penso di sì. Quando ero ragazzo, Catania era molto attiva musicalmente: ho conosciuto tante persone che suonavano in sala prove, c’è sempre stato movimento di tanta gente che amava la musica nonostante le difficoltà. Prima c’erano tanti localini dove si poteva suonare live. Ultimamente, Covid a parte, non è proprio semplicissimo fare dei live ma, nonostante questo, c’è sempre stato tanto fermento a Catania.

Il tuo approccio musicale è dovuta alla tua inseparabile “nzina”, chitarra che hai ricevuto in regalo dai tuoi genitori a dodici anni.

Una chitarra avuta anni fa: è rimasto questo nome che non ricordo neanche come è nato! Avendo un padre musicista, per me era normale ascoltare musica sin da bambino, vedere live, avere strumenti musicali in casa ma questo non vuol dire diventare per forza musicista. E’ cresciuta la passione in me e ho fatto quello che volevo fare.

Nel 2009 formi il gruppo dei Bidiel con i quali, nel 2012, porti a Sanremo “Sono un errore”. 

Esperienza bellissima con i Bidiel, primo gruppo ufficiale dopo aver fatto esperienze con altri gruppi sin da quando avevo sedici anni. Con i Bidiel siamo entrati nel mondo musicale, abbiamo partecipato a Sanremo Giovani nel 2012, un concentrato di esperienza che ci ha molto formato. Abbiamo registrato il primo album in uno studio professionale, con professionisti del settore, con la prima etichetta discografica; abbiamo suonato in giro per l’Italia, dai palchi piccoli ai festival. Nel 2016 abbiamo pubblicato il secondo album e poi, dopo tanti anni assieme, il gruppo si è sciolto e io e mio fratello abbiamo continuato a registrare provini da solista. Alcuni di questi li ho fatti sentire alla Narciso record, etichetta discografica di Carmen Consoli; le canzoni sono state apprezzate molto e li è iniziata l’avventura con “I pesci non invecchiano mai”. 

Tra i Bidiel e la tua carriera da solista c’è anche un duetto nel 2019 con tuo padre Luca Madonia, ex frontman dei Denovo, in “A volte succede”. Ti ha dato qualche consiglio per la tua carriera artistica?

Il brano è contenuto nell’album “La Piramide”, disco di duetti di Luca Madonia con Enrico Ruggeri, Morgan, Carmen Consoli, Franco Battiato, Mario Venuti e tanti altri. Con mio padre ho cantato e suonato molte volte ma un brano assieme non l’abbiamo mai fatto in maniera ufficiale e sono quindi contento di aver fatto questa bella esperienza. Mio padre mi ha trasmesso la passione per la musica. Dato che è un musicista sa che quello della musica è un mondo difficile ma sa anche che, per chi ha passione, fare musica è una cosa bellissima. Non mi ha mai spinto ad essere un cantante, conoscendo bene la difficoltà della strada, ma è strafelice che abbia scelto questa strada perché sa cosa vuol dire.

Un’estate difficilissima quella passata ma che ti ha visto comunque su alcuni palchi assieme a nomi importanti della musica italiana.

Mi sento molto fortunato per essere riuscito a suonare quest’estate, ma anche per aver avuto l’onore di aprire i concerti di Max Gazzè a Roma e in Sicilia; ho suonato al Festival Indiegeno a Tindari, a Suoni di Marca a Treviso ove ho incontrato Daniele Silvestri per il quale ho aperto il suo concerto al Teatro Antico di Taormina, uno dei più bei palchi al mondo. Fare tutto questo, in un periodo difficilissimo, è stata una boccata d’aria necessaria. Con questi grandi artisti e con il loro staff mi sono trovato benissimo, per la loro gentilezza e professionalità; non è semplice aprire i concerti di grandi artisti dato che il pubblico è lì per loro, e quando ti ritrovi solo con la tua musica, con la tua voce e la tua chitarra, vivi una grande emozione. 

Brando, tutto questo lavoro fatto da solista avrà presto una propria cornice, come un album?

Assolutamente sì ma non so dire quando; vista la situazione, è difficile pianificare. Il lavoro complessivo è l’album e i singoli sono usciti dall’album perché era giusto far partire il progetto nonostante il periodo. Voglio far sentire il mio lavoro e sentire la reazione delle persone.

Ci risentiamo allora per l’uscita del tuo primi album da solista.

Va bene! Un saluto a tutti i lettori di Valle d’Itria News.

*Vincenzo Salamina e Domenico Carriero sono appassionati di musica e conducono un programma su Youtube chiamato Music Challenge (che potete seguire qui). Con ValleditriaNews condividono amichevolmente le interviste a musicisti e artisti noti o meno della scena musicale italiana.

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