Cosa scriveremo sui cartelli di ingresso alla città? Il risultato del sondaggio

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Politica, Società


941 lettori hanno votato al sondaggio lanciato il 7 febbraio scorso sul nostro sito. Abbiamo raccolto 1809 voti. La domanda era: “Cosa scriveremo sui cartelli di ingresso alla città”. I nostri lettori non hanno avuto idee precise, i voti si sono sparpagliati su diverse istanze. La maggioranza relativa (il 26%) è stata raggiunta da “Martina Franca capitale della Valle d’Itria”. Questa proposta ha raccolto 474 voti, cioè 474 lettori hanno optato per questa soluzione.

Al secondo posto, “Città del capocollo”, con 221 voti e il 12% delle preferenze. Terzo posto a “Città del Festival e dell’arte barocca”, con 141 voti e l’8% delle preferenze.

“Città del festival” è arrivata solo quarta, come istanza, raccogliendo 99 voti (il 5% di preferenza). Ma sul sondaggio i nostri lettori potevano inserire anche risposte spontanee. Alcune meritano di essere citate: “Città della bombetta”, “Città delle buche”, “Città dei chep d’ciucc”, “Città di Mitri e Prisciandaro”.

Il risultato indica che le intenzioni dei lettori non sono definite, ma chiaramente emerge la voglia di rivedere le scritte presenti sui cartelli all’ingresso di Martina Franca, così come nelle intenzioni dell’assessore alla Mobilità Pasquale Lasorsa, che ha lanciato l’idea di chiedere ai suo fan su Facebook cosa scegliere. Quelle definizioni indicano in qualche maniera l’identità della città per i suoi abitanti ma anche e soprattutto per i visitatori. In che tipo di città si troveranno? Cosa dovranno aspettarsi? Il sondaggio non indica una risposta ma traccia una mappa: ecco qual è il terreno su cui bisogna muoversi per definire l’identità della città in questo momento (perché poi cambia, in continuazione). Il concetto di identità è spesso usato come manganello da dare in testa a chi non è allineato, ai diversi, agli “altri”. Eppure l’identità può essere un modo per conoscere il mondo, una sorta di gigantesco e collettivo: “Noi siamo qui”. Se inteso in questo senso, allora il lavoro di ricerca sull’identità collettiva non potrebbe arrivare in un momento migliore, con la definizione del progetto di sviluppo della città e con la redazione del Piano urbanistico generale.

Due anni fa la città ha deciso di difendere i lampioni in ferro battuto del centro storico, simbolo di Martina Franca, improvvidamente sacrificate per la nuova e più sostenibile illuminazione a led. Una sollevazione guidata dagli intellettuali locali ha fatto pressione su Palazzo Ducale al fine di individuare una soluzione collettiva. Ecco, i lampioni sono simboli identitari. Ora viene il difficile: in cosa ci riconosciamo come comunità?

È un lavoro complesso, ma non difficile. Gli elementi sono sotto gli occhi di tutti, andrebbe fatto un lavoro di distinzione tra le cose sicuramente negative e le cose sicuramente positive. Il risultato andrà individuato nelle sfumature, partendo dalla mappa tracciata dal sondaggio: vogliamo essere una città punto di riferimento per il territorio circostante, capaci di produzioni culturali e agroalimentari di eccellenza. Ora tocca fare sintesi.

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