Davide De Marinis, “Mi sono rotto” inno mondiale contro il Covid

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Cultura


*di Vincenzo Salamina e Domenico Carriero

Il lockdown ha ispirato gli ultimi due brani del cantautore milanese: prima “Andrà tutto bene”, i cui proventi sono andati in beneficenza, e a Gennaio “Mi sono rotto”, cantata assieme ad Andrea Agresti (Le Iene) e Claudio Lauretta (Radio Deejey).

Davide, passano gli anni ma sei sempre più giovane!

Grazie! Cerco di tenermi in forma. Ho una mia teoria: penso che l’arte, la musica, lo scrivere, il recitare, il ballare tengano giovani. Mi sento un ragazzo di venti anni, ma ho solo qualche anno in più [ride]. Penso che l’ironia aiuti a rimanere giovani. La cosa più giusta che una persona possa fare è non prendersi molto sul serio. Noi ogni giorno recitiamo una parte e la consapevolezza di recitare bisogna intanto avercela, e quanto più si riesce a essere se stessi, naturali, col sorriso, tanto più questa cosa arriva alle persone e ci aiuta a vivere. 

A Gennaio è uscito “Mi sono rotto”, singolo dell’inedito trio Davide De Marinis – Andrea Agresti – Claudio Lauretta. Lo possiamo considerare il lato B del singolo “Andrà tutto bene”?

“Andrà tutto bene” è nato nel primo lockdown un annetto fa, quando iniziavano a dirci che bisognava stare a casa. Siamo passati dallo slogan #iorestoacasa ad #andràtuttobene. Un giorno ho preso la chitarra e ho scritto questo brano, molto orecchiabile, che mi aiutava a superare il periodo di chiusura totale. Poi con il mio produttore Andrea Fresu e i miei manager, Pasquale Mammaro e Francesco Vidoni, c’è venuta l’idea di provare a cantarla con un po’ di amici che ho nell’ambito musicale e artistico. Ho iniziato a coinvolgere gli amici di “Tale e Quale” e ho avuto una adesione numerosa; poi ho coinvolto anche Andrea Agresti, Claudio Lauretta, fino ad arrivate a settanta artisti. Siamo riusciti ad incidere la canzone a distanza: ognuno si faceva il video casalingo. Il ricavato e le donazioni arrivate sono stati dati in beneficenza all’Ospedale Dono Svizzero di Formia per l’acquisto di due respiratori ad alti flussi per i bambini del reparto di neonatologia: un piccolo gesto ma molto importante. Proprio l’altro giorno mi è arrivata una foto dal mio amico Piero Corvo, dell’associazione Teniamoci per Mano, che fa clownterapia negli ospedali, in cui c’era un anziano che stava usando uno dei respiratori che abbiamo donato: i respiratori nascono per i bambini ma vanno bene anche per gli adulti. E’ stata una soddisfazione di gruppo, perché tutto è nato dalla coalizione di questo gruppo di amici. Due mesi fa mi ha chiamato Andrea Agresti che mi ha proposto di scrivere il lato B di “Andrà tutto bene” che avesse come titolo “Mi sono rotto”. 

Quindi “Mi sono rotto” nasce da una sfida lanciata da Andrea Agresti.

La cosa mi ha fatto ridere molto, dato che in questo periodo sono diventato un cantautore di clausura [ride]. Fuori casa c’è scritto “Qui vive il cantautore di clausura Davide De Marinis, se volete lasciare un presente”, mi sentono chiuso in casa dove scrivo e compongo [ride]. Mi piace scrivere, vi dico la verità; ho scritto da quando avevo quattordici anni, ma la richiesta di Agresti è stata per me una sfida. In un paio d’ore ho composto il pezzo e l’ho mandato ad Andrea: non solo gli è piaciuto ma mi ha anche proposto di coinvolgere Claudio Lauretta in modo che la potesse cantare alla Pozzetto. Claudio ha subito accettato. Lo stesso giorno è nata la canzone ed è nato il trio. Lauretta, anche solo vedendolo, sembra veramente Pozzetto, non solo nella voce; poi Pozzetto è uno dei suoi cavalli di battaglia.

Dove è stato girato il video di “Mi sono rotto”?

A Tortona, dal mio produttore Andrea Fresu; abbiamo ottimizzato, registrando, cantando live, e girando il video. Tutto molto “buona la prima” anche perché il brano doveva uscire subito perché sentivamo la necessità di dire subito che ci siamo rotti i “gioielli di famiglia”. La canzone non è negazionista in quanto il Covid purtroppo c’è, ed obiettivamente bisogna continuare a mettersi le mascherine, ad igienizzarsi le mani, bisogna tenere le distanze e bene la guardia alzata, ma è anche onestà dire che ci siamo rotti di fare queste cose a causa del Covid, che se ne deve andare! E’ una canzone per dire che non vediamo l’ora di tornare alla vita reale, dove ci si può abbracciare, fare musica live, dove i teatri sono aperti, dove si può mangiare ai ristoranti; la vita normale, quella che, quando manca, ti accorgi quanto preziosa sia. E quando ho scritto la canzone non c’erano ancora le zone gialle e arancioni, altrimenti avrei inserito anche quelle! “Mi sono rotto” è uno sfogo nazional popolare che dovrebbe essere inno mondiale, perché tutto il mondo si è rotto. 

Durante il primo lockdown abbiamo visto che molta gente ha cantato a gran voce fuori dai balconi, quasi come se cantare fosse uno sfogo, una maniera di esorcizzare questo momento critico. Credi anche tu che la musica possa giocare un ruolo importante in tutta questa delicata situazione?

Sì, assolutamente! Meno male che c’è la musica che sostiene, distrae, rilassa, fa scaricare. La musica è una delle manifestazioni dell’esistenza di qualcosa di spirituale: ascoltando una canzone ti puoi emozionare, puoi rivivere certi ricordi, puoi risollevare il morale. Molte persone hanno superato momenti difficili della propria vita grazie alla musica. C’è una mia canzone del primo album, “I sentimenti nascono”: non so quanti messaggi ho ricevuto per aver fatto superare la depressione con quel brano. 

Tornando indietro nel tempo, al 1999, scrivi il tuo più grande successo, “Troppo Bella”, che divenne un vero e proprio tormentone estivo. Come nacque questo brano?

Avevo appena iniziato l’Accademia delle Belle Arti a Brera. C’era una ragazza che mi piaceva ma non avevo il coraggio di avvicinarmi. Siccome trasporto tutte le mie emozioni sui fogli di carta, sui diari, sui quaderni, ho scritto questa canzone pensando a lei, sognando di portarla a cena, di fotografarla nuda su una bicicletta. Quando scrivo sono audace, di persona un po’ meno, soprattutto all’epoca. Lei non lo sa nemmeno che gliel’ho scritta.

Fra le partecipazioni più importanti che annovera il tuo percorso artistico c’è quella al Festival di Sanremo 2000, nelle Nuove Proposte, con “Chiedi quello che vuoi”. Che esperienza è stata?

Bellissima! Tornerei domani! Mi metterei con la tenda fuori all’Ariston, anche senza albergo, in attesa di rientrare. E’ stata l’emozione più forte e bella che ho provato nella mia vita. Sono stato a Sanremo anche due volte come autore per altri artisti. A seguito della partecipazione al Festival del 2000 ho fatto molte serate, sempre in giro.

Nel 2008 Toto Cutugno partecipa a Sanremo con una canzone, “Un falco chiuso in gabbia”, in cui sei coautore, diversa da quelle che siamo abituati ad ascoltare.

Diversa perché era Toto che doveva cantarla. Io, in base al suo modo di cantare e di scrivere, mi sono adattato. Ero onorato di scrivere una canzone con Toto e quel brano era un pezzo giusto sulle corde di Toto.

Nel 2011 una pacifica invasione nella sala stampa di Sanremo, cantando “Morandi Morandi”. Perché questo brano? 

Questa l’ho cantata in sala stampa e abbiamo anche fatto un bel video a Milano, in Corso Vittorio Emanuele, in un piano sequenza con tanti amici. Ero stato di nuovo scartato a Sanremo e in “Morandi Morandi” parlavo del fatto che la partecipazione a Sanremo non era legata solo alla meritocrazia ma anche a dove eri andato prima di Sanremo, a un talent, piuttosto che all’isola o nei programmi di Maria. Ciò non è una cosa sbagliata ma all’ennesima risposta negativa è venuta fuori questa canzone.

Per la TV hai partecipato nel 2019 sia a “Ora o mai più”, con il coach Fausto Leali, che a “Tale e Quale Show”. Continuerà la collaborazione con Fausto Leali?

Ho fatto più televisione in quell’anno che nei 7-8 precedenti. Questo perché sono tornato a lavorare con un grande manager, Pasquale Mammaro, e con Francesco Vidoni. Di “Ora o mai più” ho un ricordo bellissimo perché Fausto è una persona amabile, carina, e sono stato fortunatissimo a stare con lui in quei due mesi. Siamo amici e ci sentiamo anche adesso. Nell’ultima serata ho presentato “Naturale” in cui c’è anche un cameo di Fausto: appena l’ha ascoltata gli è piaciuta tanto, e ha voluto partecipare al video. Per me è stata una gioia immensa. Abbiamo fatto serate assieme nel 2019, sono state belle e divertenti. Per una collaborazione futura, io in genere non escludo mai niente, perché quando con le persone ci si trova bene tutto può accadere: dovrei avere la canzone giusta e il sì di Fausto. 

Cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro?

Intanto vorrei che “Mi sono rotto” diventasse un inno nazionalpopolare che scacci via il Covid, e che tutti la potessimo cantare in maniera liberatoria. Poi mi aspetto di organizzare una bella tournée questa estate, il “Mi sono rotto Tour”, per recuperare gli abbracci e gli amici che non ho potuto vedere. In questi anni penso di aver seminato bene nella mia vita perché ho tante persone a cui voglio bene e che ricambiano, e non poter suonare non consente di incontrarle. 

Ci vediamo presto, Davide, in giro per l’Italia. 

Incrociamo le dita e a presto! Un saluto a tutti i lettori di Valle d’Itria News.

*Vincenzo Salamina e Domenico Carriero sono appassionati di musica e conducono un programma su Youtube chiamato Music Challenge (che potete seguire qui). Con ValleditriaNews condividono amichevolmente le interviste a musicisti e artisti noti o meno della scena musicale italiana.

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