VERAMADRE, il nostro “Karmacaos” per guardare al futuro

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Cultura


*di Vincenzo Salamina e Domenico Carriero

La band pontina, che ha all’attivo due album, ci presenta il suo ultimo lavoro “Karmacaos”. Ne parliamo con tutto il gruppo composto dal batterista Americo Pucci, dal tastierista Federico Pandolfi, dal cantante Nahuel Cisneros, dal chitarrista Eliano Martellucci e dal bassista Renato Giorgi.

Ragazzi, come nasce la band dei Veramadre e perché avete scelto questo nome per identificarvi?

Americo: il progetto nasce alla fine del 2016. Eravamo quattro amici che volevano mettere su una band, dato che avevamo tanta esperienza alle spalle e tanti gusti diversi. Dopo svariate evoluzioni del gruppo siamo ancora qui. Volevamo un nome che rappresentasse il senso di appartenenza che ogni persona ha, come avviene per la fede calcistica o quella religiosa. Per noi la fede è la musica e quindi questa è la nostra “vera madre”. 

Il 6 febbraio è uscito il vostro secondo album, “Karmacaos”, anticipato il 16 gennaio dall’uscita del singolo omonimo. Parlateci di questo progetto nella sua totalità.

Renato: l’idea era di fare un album che racchiudesse le nostre sonorità nude e crude. A differenza del primo album, le canzoni sono state registrate infatti tirando al minimo gli effetti, sia a livello di strumenti che di sound. L’idea era di fare un concept album e penso che ci siamo riusciti. Le musiche sono state scritte tutte da noi a parte i testi, scritti da Nahuel.

Nahuel: questo disco è una parte di noi. Ho scritto tutta la parte dei testi. Essendo un progetto nuovo, le sonorità mi hanno trascinato molto. I contenuti sono molto soggettivi in quanto parlo di mie esperienze personali, di percorsi fatti da anni fino al giorno d’oggi. Karmacaos è un urlo disperato alle persone per farle tornare un attimo sui loro passi affinché possano trasformare la condizione negativa dei nostri giorni in qualcosa di positivo. Ecco perché l’album è pieno delle forti emozioni che viviamo quotidianamente. I testi parlano chiaro e arrivano a tutti.

Americo: abbiamo deciso di pubblicare il disco solo in versione digitale. La copia fisica abbiamo deciso di non farla quest’anno; già fare uscire un album in questo periodo è stata una scelta coraggiosa, non potendolo portare in giro, e non potendo avere rientri dai live.

Avete coniato il termine Karmacaos, unendo le parole “karma” e “caos”, due termini che hanno significati che possono sembrare agli antipodi. Cosa significa questa parola nuova?

Nahuel: sono due termini che sono un po’ gli estremi, ma che in un dato percorso interagiscono. Il caos, in una situazione di karma negativo, crea altro caos. Non c’è uno senza l’altro, e il termine Karmacaos semplifica al meglio il concetto. Il karma non lascia scampo a nessuno, né a razze, né a ricchi, né a poveri, un po’ come la situazione generale che stiamo vivendo. Come indicato all’inizio della canzone, il karma non lascia scampo “neanche a te”, ove il “te” si riferisce a tutti, anche alle persone più umili.

Questo brano è accompagnato da un video fortemente simbolico. Parlacene tu, Americo, che ne sei stato il videomaker.

Americo: abbiamo deciso di girare il video nell’ex infermeria dei monaci dell’abbazia di Fossanova, una costruzione del 1200 dove ai tempi venivano rinchiuse le persone contagiate dalle malattie dell’epoca; una situazione che si ripropone oggi con la pandemia. A livello simbolico quindi la location ci è sembrata più che adatta. Nel video c’è tanto verde che è il colore della speranza, e la nostra è di poter tornare presto a suonare, un po’ come facciamo nel video. A noi manca tantissimo salire su un palco a suonare e cantare; considerate poi che i live sono l’unico mezzo di sostentamento che i gruppi, come il nostro, hanno. Nel video ci sono i corvi, che sono spesso associati ad un cattivo presagio; pochi sanno che i corvi sono anche di buon auspicio e, in alcune culture, simboleggiano un passaggio; ci auguriamo quindi che essi possano simboleggiare il ritorno alla normalità. 

Avete parlato di “Karmacaos” come concept album. Questi sono nati negli anni ’70 e soprattutto il progressive ne ha fatto una bandiera di stile. In cosa vi sentite una band progressive

Renato: penso che la fusione di stili che c’è tra di noi sia già progressive. Veniamo da esperienze musicali e generi diversi. Nahuel è cresciuto molto col blues, io con il classic hard rock, Americo è un metallaro, Federico viene da una generazione dopo la nostra, quindi ha seguito una corrente musicale diversa, così come Eliano.

Americo: sono canzoni in cui non ci siamo limitati in nulla. Tante persone ci dicono che il disco è dritto dall’inizio alla fine, perché “mena” tanto; è molto coerente tra le varie canzoni e siamo veramente felici del risultato. 

Nello stesso album anche “In fondo”, che ha avuto più di quattrocentomila ascolti su Spotify. A cosa è legato il successo dell’ascolto del brano?

Americo: a giudicare dai messaggi che ci sono arrivati, anche molto dopo l’uscita di “In fondo”, molte persone hanno capito il vero significato. Non è una canzone allegra, devi starci un po’ con la mente per capirne il senso. 

Un altro brano particolare è “R_E_S_E_T”, che apre il disco e che è interamente strumentale. 

Federico: questo brano è stato fortemente voluto da me ed Eliano. C’era l’idea generale della melodia, partita molto spontaneamente, ci ha preso subito e l’abbiamo portata fino in fondo. Ci sono state varie modifiche nel tempo ed è uscito un brano che, secondo me, apre bene il disco e, a livello sonoro, ingloba bene tutte le tracce del disco. 

Eliano: prima di arrivare al prodotto finale, abbiamo dovuto trovare un po’ di compromessi tra noi, ma alla fine abbiamo finalizzato una idea che metteva d’accordo tutti quanti e per questo apre bene tutto l’album. In tutte le canzoni c’è molta varietà e si può capire che abbiamo trovato un filo comune.

Avete all’attivo due album, “Veramadre” E “Karmacaos”. Si denota subito una differenza tra i due dischi, con “In fondo” che fa da unione tra i due. Cosa è cambiato tra i due album?

Eliano: è cambiata la band, essendosi aggiunto Federico e l’influenza musicale di Nahuel, e già questo ci ha sconvolto. Infatti all’inizio si sente proprio una differenza a livello di maturità tra “In fondo” e le altre tracce.

Americo: quando abbiamo registrato “Veramadre” eravamo una band che suonava assieme da soli sei mesi. Certo, avevamo fatto ognuno altre esperienze di gruppo, ma un vero proprio album non l’avevamo mai registrato; c’era anche l’ansia di voler fare qualcosa che coprisse un pubblico ampio. I problemi che ci facevamo all’inizio ora non ci sono più: ci siamo lasciati andare, facendo ciò che ci piaceva.

Eliano: …e sono riuscito a convincere gli altri ad aggiungere un po’ di funk al disco.

Avete preso parte a diverse manifestazioni. Quale è quella che vi ha lasciato qualcosa in più?

Americo: aprire il concerto degli Afterhours nel 2017, una grandissima esperienza ed una grande fortuna; uno degli open act più belli che abbiamo fatto perché ti trovi in un mondo che sogni da quando prendi in mano lo strumento la prima volta. Gli Afterhours sono stati carini, disponibili e simpatici, proprio una bella giornata che rimarrà nella memoria di sempre. 

Tante influenze diverse nella vostra musica. Ci sono dei gruppi ai quali vi ispirate?

Nahuel: non faccio riferimento a nessun artista in particolare, non ho alcuna ispirazione particolare. Ovviamente quando ero più giovane le influenze erano tante: Queen, Led Zeppelin, Pink Floyd, Black Sabbath. 

Avete partecipato a Sanremo Rock. Che idea avete del Festival?

Americo: Sanremo è Sanremo, e ogni anno c’è sempre l’attesa per questo evento. Quest’anno, per rispetto per chi non può esibirsi in questo periodo, sarebbe stato un bel segnale fare Sanremo senza pubblico. 

Vi sentite più vicini a Sanremo o ad un talent? 

Renato: penso a nessuno dei due. La situazione in cui mi potrei sentire più vicino è tornare a suonare paradossalmente in un pub con cinquanta persone dentro: l’apprezzerei di più. Tantissime persone ci dicono di fare i talent ma non fa parte della nostra cultura; noi crediamo nella musica creata nella cantina, nella sala prova sul terrazzo di casa a quaranta gradi. Se un giorno succederà che la nostra musica verrà apprezzata sui grandi palchi, ben venga! Ma preferiamo fare un percorso diverso dai talent o Sanremo.

Grazie mille ragazzi e vi aspettiamo per le prossime novità.

Grazie a voi ed un saluto ai lettori di Valle d’Itria News.


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