Dalla Puglia a Milano, il successo della moda che grazie a Sanremo unisce l’Italia

/ Autore:

Cultura, Economia, Politica


La presenza delle aziende martinesi di manifattura a Sanremo non è una cosa scontata. Qualche anno fa tutti avrebbe scommesso la fine del sistema moda locale e invece, con non poche difficoltà, il settore sta dimostrando di che pasta è fatto. Le notizie di questi giorni hanno ispirato Francesco Caroli, esperto di politica, anima dell’associazione Upward e spesso impegnato in prima persona nel supporto di amministratori di tutti i livelli, a condividere questa riflessione coi lettori di ValleditriaNews.

Anche quest’anno, e nonostante le insolite modalità con cui si sta svolgendo, Sanremo è di nuovo protagonista del dibattito pubblico: divenendo non solo il Festival della canzone italiana, ma allo stesso tempo anche l’ultimo capostipite dei riti collettivi del nostro Paese. La magia del Festival, infatti, consiste nella sua capacità di riunire attorno a sé giovani e anziani, trap e indie, in un calderone transculturale e intergenerazionale che si espande a macchia d’olio e contagia persino la moda. Tant’è che quest’anno molti degli artisti in scena hanno scelto di indossare i meravigliosi abiti confezionati dalle eccellenze dell’artigianato pugliese.

E tutto questo è stato possibile grazie al talento di Daniele, di Bruno, di tutta la squadra Rossorame e di Petrelli Uomo a cui vanno i miei complimenti per aver mostrato quanto il bello e il saper fare siano parte integrante del nostro patrimonio culturale. D’altro canto, le creazioni di Martina Franca non sono nuove a questi importanti palcoscenici ed è da anni che tante aziende hanno avuto modo di affermarsi proprio attraverso una proposta di assoluta qualità.

Su questa strada merita un plauso il lavoro fatto dallo spirito illuminato e costruttivo di alcuni protagonisti della vita economica e sociale martinese, i quali hanno realizzato un protocollo d’intesa per la tutela e la valorizzazione del Made in Italy, nonché dell’economia di prossimità del tessuto produttivo locale: un’iniziativa, questa, pioniere in Italia sul genere. Il Comune di Martina Franca insieme all’Università degli Studi del Salento e alle maggiori sigle sindacali (Cgil, Cisl e Uil) e alle associazioni di categoria, quali Confindustria, Confcommercio e Cna/Federmoda, hanno infatti sottoscritto un progetto ambizioso, che si inserisce in una serie di altri progetti già avviati nell’ambito degli Stati Generali dell’Economia. Un lavoro utile e importante, perché fissa linee strategiche chiare e condivise tra tutti gli attori della filiera e non solo. Un risultato che dovrebbe ricevere la giusta attenzione dai Ministeri competenti e che potrebbe trovare una straordinaria sinergia con la CNMI (Camera Nazionale della Moda Italiana), la cui sede è proprio a Milano e che protegge, coordina e promuove la moda italiana nel mondo. L’alta moda, infatti, si contraddistingue per la sua capacità di incantare, di suscitare meraviglia e lasciare un segno nella mente delle persone, e tutto questo è ciò che abbiamo visto in scena  in queste sere a Sanremo.

Si tratta di storie di imprenditori, di artigiani e talenti creativi che ora producono e offrono opportunità di lavoro nella nostra terra, ma che hanno studiato fuori o che tuttora possiedono parti del proprio business che si sviluppano al di là dalla nostra città; alla ricerca di una contaminazione culturale, artistica, manageriale necessaria per vedere il mondo da più punti di vista. Ed è quindi evidente, ancora una volta, la necessità di rafforzare i legami tra il Nord e il Sud del Paese, che per decenni sono stati divisi dal punto di vista culturale e fisico – a causa della mancanza di quei ponti rappresentati delle Istituzioni e delle infrastrutture – ma che oggi, proprio a causa del Covid, possono convergere e trovare in una concreta sinergia un punto d’incontro proficuo per entrambi.

D’altro canto la pandemia ha reso necessari nuovi modi per stare insieme, per azzerare quelle distanze ancor più evidenti dalla lotta al Covid, e tutto ciò ha segnato un punto di svolta nella gestione delle relazioni. Perché sono iniziate a germogliare idee come il South Working, ovvero la possibilità di lavorare per una grande società del Nord del Paese, ma stando a casa propria, magari nel Sud, vicino ai propri affetti e alle proprie radici. Ed, inoltre, si è iniziata a prendere consapevolezza del fatto che i problemi di una parte del mondo, siano essi in Cina, o a Milano, prima o poi riguarderanno tutti noi, a prescindere da dove ci troviamo in un preciso momento. È quindi importante comprendere come i problemi del Nord, prima o poi coinvolgeranno anche il Sud e viceversa, e per questo è oggi ancor più assurdo pensare che una parte del Paese possa non curarsi di ciò che accade all’altra. Inoltre, una ritrovata vicinanza tra i poli opposti del Paese potrebbe finalmente interrompere quell’esodo unidirezionale che da troppi decenni affligge chi, come me, è dovuto emigrare dal Sud al Nord. Esiste quindi un’interdipendenza resa evidente dalla pandemia, la cui soluzione, ovvero il collegamento virtuale del Paese, potrebbe risolvere sia il problema dell’emigrazione che quello della coesione tra i vari territori.

In tal senso, è evidente il sorgere della necessità di stabilire dei legami più saldi tra i luoghi simbolo dell’innovazione, come Milano, la cui dinamicità e tessuto produttivo rendono possibile quasi tutto, e la creatività e quel saper fare, che è ben radicato e culturalmente presente nel Sud dell’Italia, come nella mia amata Puglia. Occorre quindi che chi vive al Sud Italia guardi a ciò che avviene in città come Milano e viceversa, perché proprio in virtù del fatto che le distanze si sono accorciate è diventato ancor più essenziale conoscere e osservare i problemi reciproci, attraverso figure ed istituzioni che fungano da cerniera: attori, quindi, capaci di creare dei vasi comunicanti tra luoghi distanti, ma tra loro interdipendenti

Ed è proprio dal made in Italy per antonomasia, ovvero quello della moda, che si può sperimentare un progetto di crescita legato alla coesione del Paese. D’altro canto è solo facendo squadra che potremo competere nei mercati internazionali e supportare quei cambiamenti necessari per innescare un profondo rinnovamento del Paese. Penso quindi che quest’anno Sanremo non abbia solo dato spazio alla cultura, ancora soffocata dai divieti, ma abbia anche mostrato come la nostra creatività nelle giuste reti e con le giuste sponde possa essere la chiave del futuro.

Francesco Caroli

Resta aggiornato sulle notizie in Valle d'Itria


E tu cosa ne pensi?