Barba e capelli a poche ore dalla zona rossa

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Economia, Società


Stamattina sono andato dal barbiere. Non sarebbe una notizia se non fosse che è domenica e di solito sono chiusi, ma da domani la Puglia va in zona rossa e saranno costretti a chiudere per almeno tre settimane.

Prima di sedermi la poltrona è stata disinfettata. Pettine e forbici si prendono da un particolare sanificatore. Non c’è più il classico lenzuolo da annodare dietro al collo, ma una sorta di busta di plastica che poi sarà gettata. Niente asciugami, ma enormi rotoloni di carta assorbente. Ma soprattutto niente più pennello soffice per togliere i peli dal viso, ma un ruvido pezzo di carta.

Andare dal barbiere, prima del lockdown del 2020, era una specie di rito, almeno dal mio. Niente sistema di prenotazione, solo una chiamata per chiedere se ci fosse gente: “Vieni mò, che sta solo una persona davanti”. L’attesa sulle poltroncine a leggere il giornale, a partecipare alle conversazioni. Dal mio si parla quasi esclusivamente di politica, forse uno dei pochi spazi pubblici dove è possibile discutere di questi argomenti.

Ora le poltroncine non ci sono più, perché è vietato attendere, e si prenota almeno il giorno prima. Dal lockdown dicono di aver perso almeno il 30% dei clienti, vuoi perché qualcuno ha imparato a tagliarsi i capelli da solo, o perché approfittano dei parrucchieri “delle mogli”, che vanno a casa, spesso a nero, oppure ci sono quelli che non escono più. Non solo: “Ci sono famiglie che hanno perso il lavoro o che lavorano di meno e non possono più permetterselo”.

Da domani si chiude: “Ristori non ne voglio, voglio lavorare”, dice “U mest”, il padrone della bottega, che da anni ininterrottamente ha tagliato, pettinato, lavato, accorciato barbe e capelli di mezza Martina Franca. Inoltre i ristori sono stati calcolati male: “Sulla differenza tra maggio 2019 e maggio 2020, ma l’anno scorso in un due settimane, dopo il lockdown, abbiamo lavorato tantissimo, e quindi abbiamo avuto poco. Si doveva fare il calcolo sull’anno intero, per capire quanto avevamo perso”.

Il barbiere è un artigiano, una di quelle categorie di lavoratori/imprenditori che guadagna se lavora, che ha poco tempo da perdere in chiacchiere. Il ristoro serve a poco se il padrone del locale non ha sospeso l’affitto, se comunque paga le bollette della luce anche se l’attività è chiusa per decreto, e paga il telefono, e i contributi, e il commercialista, e deve pagare per installare il pos per il Cashback, e le banche si fanno comunque pagare la transazione. E poi ci sono tutti i dispositivi, che pesano economicamente più o meno settanta euro a settimana.

Quello che da queste parti temono di più, però, sono le abitudini: “C’erano alcuni vecchietti che venivano un paio di volte a settimana per farsi la barba. Poi hanno smesso. Da qualche tempo avevano ripreso, ma con l’annuncio della zona rossa potrebbero di nuovo perdere l’abitudine”. La zona rossa impatta sugli artigiani, siano essi ristoratori o parrucchieri. Mentre i supermercati e le fabbriche rimangono aperti, si chiudono i piccoli.

Il padrone del locale non fa sconti, non fa concessioni, nonostante non si lavori l’affitto si paga, e così per una marea di piccoli imprenditori che sostengono a loro volta i proprietari dei locali. Per alcuni l’affitto è l’unica entrata, per altri invece è un business e come per i ristoratori, poche sono le proposte per gestire queste spese. Certo, c’è il credito di imposta, ma occorre che gli artigiani siano informati: “Paghiamo la tessera dell’associazione ma non ci pensa nessuno”.

Il barbiere è uno di quegli artigiani il cui lavoro si svolge quasi uguale da sempre, da secoli, ma è anche una di quelle categorie che più di tutte sta subendo i colpi della crisi della pandemia. Non hanno lobby potenti, non sono banchieri né vescovi, né hanno interessi milionari da salvaguardare. La maggior parte di loro si sveglia la mattina, apre la saracinesca, accoglie i clienti, e un po’ sbuffa quando deve pagare tasse e contributi. Ma portano avanti intere famiglie, partecipano alla vita pubblica e offrono un servizio importante di cura della persona.

La gestione politica della crisi sanitaria sembra che metta le categorie contro le altre. I dipendenti con lo stipendio assicurato contro i piccoli artigiani, gli insegnanti contro gli operai che devono trovare il modo di assicurare la DAD ai figli. Nel piccolo ci si aiuta come si può, lontano dai riflettori dello Stato, approfittando anche dell’assenza quasi totale di controlli. Eppure proprio questo provoca ancora più rabbia per chi prova a resistere campando del proprio lavoro: l’assenza di controlli ha fatto proliferare artigiani a nero, come chi va a tagliare i capelli nelle case private, senza controlli, senza obblighi di dpi, sfidando la sorte, i quali sono diventati i primi avversari di chi ha ancora la bottega, i quali a loro volta guardano con diffidenza chi ha lo stipendio. Ma grazie a questi ultimi e alle tasse che pagano i dipendenti, sono ancora possibili i servizi pubblici essenziali.

È un cane che si morde la coda, ma è proprio qui, per strada, tra un negozio di barbiere e un panificio, mentre vedi la gente che entra nelle chiese aperte mentre sono chiusi i teatri, che si capisce quanto non ci sia davvero nulla di razionale, ma sembra che tutto dipenda da quanto sono capaci le lobby e le corporazioni. Scansando il virus, subendo le leggi, sperando nella fine della pandemia.

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