Daniele Barsanti, “Fuori dai locali” il nuovo singolo

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Cultura


*di Vincenzo Salamina e Domenico Carriero

Dopo “Le commesse”, la nuova uscita del cantautore toscano. Scoperto da Saturnino, una lunga amicizia e collaborazione con Francesco Gabbani.

Il 16 dicembre scorso è uscito “Fuori dai locali”. Come è nato questo brano?

Il pezzo l’ho scritto in una nottata, in una di quelle “vialate” notturne: sono partito in macchina ed erano le 3:40. In quella notte, fatta forse di tanto vino e di tanto amore, ho visto una luce accesa dietro ad una finestra, in un viale totalmente buio e lì mi sono chiesto quale vita ci fosse dietro. 

E’ una canzone accompagnata da un video girato in una località di mare.

Sì, in un hotel di Marina di Pietrasanta che è stato dedicato completamente a noi per le riprese. Mi diverte fare l’attore e penso che un artista possa provare a fare tutto altrimenti non si potrebbe chiamare artista. Il pezzo è triste e drammatico e quindi nel video mi vedete serioso; poi però nella vita sono un “bischero” [ride]. I video sono importanti ma la canzone è già un video. Ci sono delle scene girate alle 5:40 di mattina: avevo una magliettina di cotone sotto e il cappotto, un freddo tremendo! Ma per la musica si fa tutto. 

Anche le sonorità delle canzoni sono particolari: ricordano gli anni ’80.

Le sonorità nascono dallo studio perché per me il pezzo, quando ha una forza nella scrittura, lo puoi vestire come vuoi. Se la canzone ha la “ciccia”, già chitarra e voce o pianoforte e voce, la canzone c’è. Gli anni ‘80 mi piacciono e sono funzionali alla canzone, però non conta fare la cosa più bella ma la cosa più funzionale per il pezzo. E quella sonorità era funzionale.

Con Apollo Record avevi già registrato un altro brano l’estate scorso, “Le commesse”. 

Il pezzo è un racconto inedito, non solo delle commesse, ma delle donne in generale, in quanto canto di cose tipiche del mondo femminile. Questa canzone è nata guardando una commessa durante il periodo estivo: piegava e ripiegava una maglietta usata, facendolo come in un loop, come in una catena di montaggio. E da lì è scattato qualcosa nella mia mente e la frase “è una vita che ripiego una vita in uno scaffale”. 

 I due brani hanno in comune l’approccio a vedere le cose da un altro punto di vista?

Il mio punto di vista sulle cose è personale, è bene che ciò emerga. Nella vita è impossibile copiare: se uno è sincero con se stesso, scrive cose vere che hanno un valore. Io cerco la sincerità nelle canzoni: non deve essere vera nel senso di reale, ma sincera nelle emozioni che provo.

Pure Tommaso Paradiso si è accorto di “Le commesse”.

Che casualità! Lui l’ha ascoltata per caso mentre la trasmettevano ad una radio romana. Tommaso era in macchina, ha attivato Shazam ed è risalito a me. Mi ha scritto che il pezzo era fortissimo! Mai avrei pensato di arrivare a lui. La vita è sorprendente.

In una recente storia su Instagram avevi il dubbio su quale canzone andare a mettere nel prossimo disco.

Ho tanti pezzi tra le mani, da poter far uscire tre dischi; e non so scegliere. Ogni settimana cambio la lista di queste canzoni perché tutti i figli son belli per la propria mamma [ride]. Tutte le canzoni sono belle e raccontano un po’ tutte uno spazio e tempo preciso per me: esse devono essere perfette, in una vita non perfetta, e devono essere un posto dove stare bene. Questa è la musica: portare la gente in uno spazio perfetto. La volontà è tirare fuori un disco e portarlo in giro, nei concerti che spero di rifare. Io sono nato negli anni ‘90 e anni fa feci per gioco, per l’uscita di “Tu che ne sai”, delle musicassette che non funzionavano ma avevano il QR code che potevi scansionare per poter accedere ai formati file da portare in giro. Dare la musicassetta fisica per me era importante.

Tornando agli esordi, la tua carriera artistica inizia con Saturnino Celani, bassista di Jovanotti.

Avevo 22 anni e scrivevo canzoni e cercavo di capire quale fosse la cosa che potesse far diventare lo scrivere un lavoro. Anche nelle biografie degli artisti manca questo passaggio. Come si arriva ai produttori? Mi piace raccontare ciò perché magari ci sono ragazzi che vogliono far musica e vogliono capire come si fa. Scelsi di mandare un brano a Saturnino via Facebook: era un provino di “Lucia”, un pezzo chitarra e voce registrato malissimo. Lui ci ha sentito qualcosa di forte anche in quel diamante grezzo. Mi disse “lo pubblico e vediamo che succede”. Ricordo che era vicino il mio compleanno e fu uno dei regali più belli della mia vita. Da quella pubblicazione ho trovato una produzione che mi ha seguito e ho firmato il primo contratto con Universal a ventitré anni. Una bella soddisfazione.

Nel 2018 l’esperienza di andare a suonare con Gabbani nel Gabba Live ’18.

Siamo entrambi toscani e lo conoscevo già prima della sua popolarità estrema. Frequentavamo i soliti studi e locali, di vista ci eravamo già ”annusati”. Qualche tempo prima gli ho scritto: “noi due quando la facciamo una hit assieme?”. E lui: “intanto conosciamoci dal vivo e vediamo come va”. Ci siamo trovati a livello empatico, a pelle, ci siamo raccontati tutto come se ci conoscessimo da trent’anni. Dopo un anno lui è diventato Gabbani, e io ero felicissimo per lui. Quando ha vinto Sanremo l’ho chiamato al telefono e gli ho gridato per un minuto “AAAAAH”. Dopo l’uscita del mio disco mi chiese: “che fai questa estate? Vuoi aprire il mio tour? Sento il booking se gli piace il tuo prodotto”. Gli piacque ed è stata una esperienza bellissima, soprattutto i momenti prima e dopo il palco. Eravamo due amici in un contesto di divertimento. 

Eri membro di una band: cosa rimane del Daniele Barsanti di quella esperienza?

Tanta gavetta, con i Manderly Noize, tanti concerti e date, tante improvvisate. E ringrazio Angelo Musetti, sassofonista del tempo e ancora mio amico fraterno: abbiamo condiviso tanto palco assieme e tante esperienze live e ciò ha contribuito a sviluppare una sicurezza “dal vivo”. Sono cose che ti formano. Là dovevi far ballare le persone, e dovevi inventarti tutto: quella era la strada, la palestra, e mi è rimasta addosso, contribuendo ad essere quello che sono. Ci sono stati artisti che sono stati fonte di ispirazione per me: da tutti riesci a togliere un pezzettino da metterti addosso. Il primo disco che ho comprato è stato quello di Samuele Bersani, ma anche gli Oasis, i Beatles, e poi Venditti, Carboni, Vasco, Modugno. Le canzoni per me sono più importanti degli artisti; per me un genio è stato Bigazzi, abitava non lontano da me e non averlo conosciuto mi è dispiaciuto tanto, ma anni dopo ho conosciuto la famiglia e fare un pranzo a Villa Bigazzi con loro. Anche Rino Gaetano è stato uno dei primi che ho iniziato a suonare. 

Siamo in periodo sanremese, parte della cultura italiana. Che rapporto hai con questo appuntamento?

Sanremo è un palco che fa tremare tutti, il posto dove si va a raccontare i pezzi dell’anno. Poi si riesce o meno, o ti va bene o ti va malissimo, o lanci una carriera o la affossi del tutto. Speriamo che sempre di più l’aspettativa sia pari all’offerta. Non è facile quest’anno, sono curioso di questa kermesse indie.

Grazie Daniele per questa bella chiacchierata. Ti aspettiamo per le prossime novità.

Va benissimo! Un saluto ai lettori di Valle d’Itria News.


*Vincenzo Salamina e Domenico Carriero sono appassionati di musica e conducono un programma su Youtube chiamato Music Challenge (che potete seguire qui). Con ValleditriaNews condividono amichevolmente le interviste a musicisti e artisti noti o meno della scena musicale italiana.

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