Assemblea sull’omofobia. Una opportunità per l’ora di educazione civica?

Il caso dell’assemblea sull’omofobia al Tito Livio di Martina Franca, è arrivata agli onori (si fa per dire) della cronaca nazionale (qui un articolo di Concita De Gregorio). Fa discutere in città e mentre si attende di conoscere come andrà a finire e se questa discussione potrà portare a una crescita per tutti (a cominciare dalla burocrazia scolastica), pubblichiamo un intervento di Claudio Bello, insegnante martinese in una scuola superiore di Varese.

di Claudio Bello

Il caso della richiesta di autorizzazione per discutere di omotransfobia e del dramma familiare di Malika Chalhy durante un’assemblea di istituto del Tito Livio è balzata agli onori e agli oneri della cronaca nazionale.

La scelta da parte del Dirigente scolastico, prof. Giuseppe Semeraro, di richiedere il consenso dei genitori per trattare qualsiasi argomento sensibile e inerente i diritti tutelati dall’articolo 3 della nostra Costituzione potrebbe risultare burocraticamente legittima (per salvaguardare il patto formativo siglato tra scuola e famiglia) ma inopportuna sul piano etico e didattico.

La scuola non è il risultato di un decisionismo verticale ma è frutto di una condivisione orizzontale. L’istituzione scolastica rappresenta una comunità formata non solo dal Dirigente scolastico, ma in particolar modo da docenti e alunni. Ho frequentato il Tito Livio da studente e conservo la preziosità del suo messaggio educativo nelle mie attuali vesti di docente esterno. Il Tito Livio di Martina Franca non è un agglomerato di ottusità e di chiusura ma tradizionalmente rappresenta molto più di una semplice scuola superiore per l’intera provincia di Taranto. Una vera e propria palestra di vita in cui si sono formati prestigiosi esponenti della cultura nazionale ed internazionale (es. Mario Desiati e Donato Carrisi).

Per queste ragioni, spetta ai singoli docenti andare oltre questo spiacevole episodio dell’assemblea della discordia. Il Ministero dell’Istruzione ha introdotto nel corrente anno scolastico uno strumento per fuoriuscire da questa impasse: l’ora di Educazione civica. Un insegnamento trasversale attraverso il quale il docente può sensibilizzare il gruppo classe e stimolare la partecipazione al dibattito pubblico. Suggerirei quindi ai coordinatori di Educazione civica del Tito Livio di sfruttare la propria ora di lezione per parlare e discutere apertamente di bullismo, cyber-bullismo e omotransfobia. Il disegno di Legge firmato Zan, infatti, ha lo scopo di contrastare le discriminazioni fondate su orientamento sessuale, identità di genere e disabilità. Non si tratta quindi di educazione sessuale ma di una semplice lezione di educazione civica.

L’atteso ritorno tra i banchi di scuola – in seguito ai mesi di pandemia e l’incubo Dad – non deve ridursi in una corsa per la conclusione del programma e per effettuare verifiche a raffica. La nuova didattica in presenza dovrà rivelarsi un momento di ascolto e di riflessione tra docenti e alunni anche attraverso laboratori e attività di gruppo. Insegnare significa infatti «lasciare un segno» nella vita di uno studente. Caro Tito Livio, se non ora quando? 

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.