Assemblea al Tito Livio. Parla Scialpi: “Si è dato peso ad una minoranza di genitori”

“Forse è stato dato più peso ad una minoranza di genitori”, commenta così Antonio Scialpi, assessore alle Attività Culturali, autore del libro “Il Tito Livio nella scuola di Martina Franca”, dove ha insegnato per trentacinque anni storia e filosofia. L’assessore ed ex docente racconta che il liceo si è sempre contraddistinto per offrire una formazione plurale e in questa chiave commenta la vicenda che portato la scuola superiore martinese alla ribalta nazionale, prima suggerendo di cambiare argomento e poi chiedendo l’autorizzazione dei genitori per trattare il tema dell’omofobia, di strettissima attualità.

Come si spiega la vicenda, quindi?

“La vicenda va spiegata nell’intento di trovare un equilibrio politically correct, ma è un tema molto particolare su cui ci sono pregiudizi di varia natura. In una scuola che forma la classe dirigente, è fondamentale affrontare tutte le questioni. Se non l’affronta la scuola, in quale luogo si vanno a formare le visioni di questo problema? Affrontare le questioni difficili rientra nel patto di corresponsabilità educativa».

Ma è proprio in nome di quel patto che il preside Semeraro sostiene di aver preso quella decisione.

“Probabilmente è stato dato più peso a una minoranza di genitori, ma sull’omofobia bisogna rompere ogni ipocrisia, strappare il velo di Maya di Schopenhauer. Credo che questi temi potrebbero essere affrontati dai docenti anche nell’ora di educazione civica”.

Un’occasione mancata.

“Dobbiamo garantire un luogo dove lo scambio di opinioni possa avvenire in maniera protetta, che non siano i social”.

E infine: “Sugli argomenti io credo che non si debba intervenire. Anche se ci sono ragazzi minorenni. Quando vengono affrontati questi temi con metodo, con lettura e documentazione, non c’è nessun pericolo, anzi, bisogna evitare che si crei una tensione pregiudiziale su questi temi. Perché la lotta al pregiudizio è una lotta di civiltà, fondamentale. Molti errori della società che abbiamo vissuto nel passato, si sono determinati del prevalere del pregiudizio. Bisogna studiare e trovare una unità. Evitare la discussione non paga, dal punto di vista educativo, perché crea un sospetto e una lacerazione. Abbiamo bisogno di dare conoscenze, formative e utili”.

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