Silvia Nair, vi racconto le mie “Luci e Ombre”

/ Autore:

Cultura


*di Vincenzo Salamina e Domenico Carriero

Cantante con quattro ottave di estensione, performer, musicista, attrice, autrice e compositrice di canzoni e di colonne sonore per cinema e documentari, molto apprezzata anche all’estero, ha da poco pubblicato il suo ultimo album “Luci e Ombre”. Un’opera di valore per una eccellenza italiana nel mondo.

Silvia, da dove viene il nome d’arte Nair?

Tutta colpa o merito della mamma che, italianissima, si chiama Nair. Il suo è un nome di origine egizia che significa bagliore, luminoso, e io l’ho adottato come nome d’arte. Mi è familiare e congeniale e Nair mi rappresenta perché sono positiva, sognatrice e luminosa.

Il tuo ultimo album, “Luci e Ombre” è uscito alla fine del 2020. Parliamo dell’ultimo singolo estratto, “Sono qui”.

“Sono qui” è il brano più pop sinfonico dell’album, perché c’è sempre la presenza dell’orchestra sinfonica ma ha una melodia cantabile, orecchiabile, che si ricorda. E’ un brano molto potente, ha un ritmo incalzante e travolgente, un inciso che si fa ricordare e apprezzare. La canzone è autobiografica, e l’ho scritta dopo un momento difficile e duro della mia vita in cui ho scoperto delle risorse insospettabile che tutti noi abbiamo. Nei momenti critici, queste risorse mi hanno fatto rialzare, tornare in piedi, guardare in faccia la realtà con tutte le sfide che ci propone. “Sono qui” è quindi una affermazione di vita, di libertà e di esistenza e in questo periodo è perfetta perché abbiamo bisogno di credere in noi stessi per farci trovare pronti quando la pandemia finirà.

Da “Luci e Ombre” sono stati estratti quattro singoli e quattro video. 

Il primo singolo è stato “Ho visto un sogno”, agli inizi di giugno 2020. E’ accompagnato da un video che è un corto cinematografico come tutti, curato dalla regia di Stefano Poletti, un brano pop rock sinfonico, una strofa poetica, con una melodia evocativa e suggestiva che dà spazio a un inciso prepotente, esplosivo, dirompente, con chitarre elettriche incandescenti, bass and drums, cori e la mia voce nella sua potenza ed estensione. E un brano molto importante perché non parlo di “Ho sognato” ma “Ho visto un sogno” e dà l’idea di qualcosa di concreto che intuisci al di là dell’orizzonte. Sono una grande sognatrice da sempre e sono convinta che i sogni cambino le storie di ognuno di noi. Ogni sogno è nobile. Poi ci sono i sogni dei grandi visionari, che intuiscono prima degli altri, vedono oltre le persone comuni e sono quelli che cambiano la storia dell’umanità, che portano evoluzione, progresso. Il sogno dell’uomo è quello che porta progresso e fa fare un salto all’umanità e il videoclip lo rappresenta bene. Il clip è visionario, simbolico, onirico, tratto da un mio racconto. Io sono perduta con un senso di angoscia in mezzo al deserto, cammino da sola come l’ultima sopravvissuta sulla Terra e scorgo un televisore vecchio funzionante che trasmette stranamente dei grandi eventi e dei grandi leader del XX secolo, che sono grandi sognatori. Il video è uscito il 5 giugno, e negli ultimi quindici giorni, sono accadute cose del mondo simili a quelle nel video, ma questo è stato realizzato nel 2018. Molti giornalisti infatti mi hanno chiesto “ma quando l’avete girato quel video? O hai previsioni del futuro o la storia si ripete”. Il primo video dà il battesimo al terzo nuovo album, fa sentire in Italia qualcosa che ancora non c’è, il rock sinfonico, e poi lancia dei messaggi forti.

Il secondo è “L’ombra sul cammino”, uscito a settembre 2020, con un videoclip girato nel parco della Reggia di Caserta, anche questo ispirato a un mio breve racconto dall’omonimo titolo, in cui racconto di un incontro con un personaggio misterioso che, alla fine del testo e del racconto, si capisce essere il mio alter ego, la parte oscura, nascosta, sepolta, ripudiata di me stessa, che ognuno di noi ha. Tanti hanno paura di scoprirlo, ma il conflitto tra il male e il bene assoluto è una parte fondamentale di noi e lo dico nella canzone perché è il resto dell’iceberg: noi vediamo la punta ma il resto è dato da questa parte che dobbiamo conoscere, sviscerare, toccare e amare perché fa parte di noi.

Il terzo video è per “Mi troverai sempre qui”, dove andiamo sull’appassionato, sentimentale, romantico con due special guest internazionali: Vittorio Grigolo, grande tenore a livello mondiale, ma anche giudice ad Amici assieme a Ricky Martin, e quel diavolo di violinista di David Garrett, due grandi personalità, carismatiche sul palco e nella vita. I due mi hanno dato il loro animo intimo, intenso, e poi abbiamo girato questo video a novembre in una Venezia malinconica, nostalgica, in un palazzo rinascimentale bellissimo. Anche il video è un corto cinematografico, un racconto autobiografico, una grande storia d’amore che per qualche motivo è finita, però, quando c’è stato un amore che è fusione, complicità, intimità, intesa, tu sai che qualunque cosa accada con quella persona ci sarà sempre un filo indissolubile. Per questo dico “Mi troverai sempre qui” con occhi nuovi e a mani piene, e non è banale la cosa.

Il quarto video è per “Sono qui”, dove ho interpretato la parte di una bond lady in quel di Praga, città misteriosa, affascinante, ricca di leggende, girato tra Praga e il paesaggio della Boemia e il castello di Lubanska. Nella spy story, un boss della mafia russa mi ha messo alle calcagna una bellissima modella ceca che è una spia perché tutti vogliono una certa chiave, che è il senso della vita.

Quali sono le luci e ombre di cui tu vuoi parlare in questo disco

Deve lo spunto dall’incipit di “Sono qui”: “luci e ombre mi han bagnato, su erba e vetri ho camminato per arrivare qui”. Sono le luci e le ombre della nostra vita, della quotidianità, del cuore e dell’animo umano. Noi siamo fatti di momenti brillanti, radiosi, rappresentati da amore, sentimento, emozioni, successo, gratificazioni, gioia, ma anche dalle ombre, lutti, dolore, solitudine, fallimenti, sofferenza. Sono quindi due parole che rappresentano bene il viaggio della vita.

Nel libretto del disco c’è anche un photoshoot che accompagna l’opera, proprio per darne una visione ancora più olistica?

In ogni mia opera musicale cerco di raccontare tutta me stessa, coi testi, con la musica, con le fotografie e attraverso i corti cinematografici video. La foto è importante perché fa parte del lavoro di un artista con un appeal internazionale. Oggi l’artista cura tutto, anche la grafica, l’impaginazione: non abbiamo lasciato nulla al caso. Le foto raccontano tanto di me perché mi piace usare la fisicità, gli sguardi, interpretare con il volto, e la foto può raccontare il mio mondo interiore alla stessa stregua del videoclip. Sono una persona autentica, profondamente vera e sincera, ma non sono semplice come tutte le donne. Ho una parte spirituale molto importante, però al tempo stesso mi sento una donna contemporanea che vive il suo tempo, attenta, aggiornata, perché io voglio essere qui ora e capire dove vivo, con chi vivo e magari intuire qualcosa. Al tempo stesso la musica mi aiuta ad esternare e comunicare il mio mondo interiore, la mia visione di vita, i miei sentimenti e il mio vissuto, ma serve anche per isolarmi dal mondo e per tenere distanti le cose che non mi piacciono, che detesto, la parte brutta della vita. Sono molto orgogliosa perché ogni album è stato partorito con tanto lavoro e creatività e questo ha un grande appeal internazionale, in quanto è stato pensato per il mondo. E’ stato fatto in due lingue, in italiano, per il mercato italiano, e in inglese, per il mercato internazionale: è uscito già in Corea del Sud, mercato importante per tutta l’Asia ed uscirà anche a breve in Benelux, pandemia permettendo. Il disco vanta la prestigiosa produzione olandese di Franck Van Der Heijden, arrangiatore tra gli altri di Michael Jackson, John Legend, David Guetta, David Garrett, Celine Dion, e di Michael La Grouw.

Da dove nasce la passione per la musica?

Nasce da bambina grazie a una famiglia non di musicisti, ma di notai e avvocati, tutti appassionati di musica, e devo ringraziare loro perché sono cresciuta molto curiosa musicalmente. Ho ascoltato l’opera e le grandi voci americane con mia madre, la musica classica e sinfonica con mio padre, tanto pop rock inglese e americano con i miei fratelloni. Poi mi sono iscritta al Conservatorio e ho studiato pianoforte alle medie e liceo, poi mi sono interessata alla canzone d’autore francese e italiana, per cui sono una persona musicalmente onnivora e questo mi ha aiutato molto e mi dichiaro uno spirito libero, perché non ho vincoli, non ho pregiudizi, non ho preconcetti, non giudico mai a priori; mi piace vedere, ascoltare, pulita, scevra da preconcetti, e poi formare il mio giudizio. Quindi ascolto tutto anche trap, rap, hip hop.

Silvia, vanti collaborazioni con i più grandi della musica italiana, in particolare con Franco Battiato. Cosa ti ha lasciato e quanto ha influenzato lo stesso la stesura dei testi? 

Devo ringraziare il maestro Giusto Pio, primo violinista della Fenice di Venezia e coproduttore degli album di grandi successi di Battiato. Assieme hanno prodotto Milva, Giuni Russo, Alice. Abitava a Castelfranco Veneto, ha sentito la mia voce, se ne è innamorato e mi ha presentato Tony Verona, Presidente di Ala Bianca, mia casa discografica, al quale devo la mia carriera discografica e artistica, e Franco Battiato: anche lui si è innamorato della mia voce, e mi ha voluto per l’apertura della tournée del 2004. Battiato mi ha lasciato il gusto per la ricerca per esplorare territori musicali, non avere pregiudizi quindi, e una certa spiritualità e ricerca etica l’ho probabilmente attinta da lì. Però l’insegnamento è stato quello della ricerca di guardare sempre avanti e oltre. 

Ti sei esibita anche di fronte ai papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Indimenticabile il mio debutto come cantante perché è avvenuto in Vaticano. Io non ho debuttato alla festa paesana, ma in Sala Nervi in Vaticano di fronte a diecimila persone con Bocelli in prima fila e quel santo vestito di bianco, Giovanni Paolo II, di fronte. Mi ero laureata da poco ed è stata una esperienza indimenticabile. E’ rimasto coinvolto dalla mia voce che ho cantato per lui altre volte, anche nell’opera musicale a lui dedicata “Dal basso della terra”, i cui testi erano scritti da Ernesto Olivero e le musiche da Mauro Tabasso. Poi mi sono ritrovata a cantare in Piazza San Pietro, in una diretta TV Rai, il “Magnificat” di Marco Frisina, davanti a Benedetto XVI. Mi manca Papa Francesco a questo punto [ride].

Il tuo album di esordio, “Sunrise” (2004), ha avuto un successo particolare: prima all’estero e poi in Italia, per un brano, “Shine on now”, usato in un famoso uno spot televisivo.

“Sunrise” è la mia vera alba discografica, un album che è una fotografia mia di quel periodo perché avevo appena debuttato in Vaticano, fatto dei concerti con orchestre sinfoniche, e all’estero ho fatto tournée in Olanda, Germania, Francia, dove portavo un progetto che era il viaggio nella storia del musical. Infatti in quell’album ci sono alcuni brani di Weber, “La vie en rose”, o “Take my heart”, e poi ci sono i primi brani scritti e composti, era una transizione da interprete ad autrice, dato che ero già molto appassionata alla scrittura. In “Shine on now” c’erano quei trenta secondi perfetti per la sonorizzazione di questo spot, che è diventata canzone numero uno come musica da spot. Il disco nel 2004 era uscito in Giappone, nel 2005 a Taiwan, Hong Kong, Cina.

Il secondo album, “Ithaca”, è stato di nuovo un successo all’estero e poi in italia. Il titolo si riferiva al mito di Ulisse?

C’è anche il mito di Ulisse la continua ricerca, estenuante, e quindi al non fermarsi mai, ma io mi riferivo a Costantino Kavafis e alla poesia “Ithaca”, che è una metafora del viaggio della vita. L’importante è il viaggio, il percorso e quindi tutto quello che tu impari, assimili durante quel viaggio, conoscenze, incontri, passioni. Non è importante la meta quanto il viaggio. Kavafis dice che se la meta è deludente non ha poi così importanza perché è lo stimolo ad aver preso il viaggio. E’ un album meno internazionale perché più cantautorale, si inserisce in una zona franca del cantautorato: c’è grande cura della musica e dei testi, con soluzioni audaci nella musica e ha ricevuto il premio Lunezia, menzione speciale per l’alto valore letterario e musicale, e il premio Montecarlo come rivelazione artistica internazionale. Quell’album l’ho portato in giro come One Woman Show, voce e pianoforte. Nelle mie canzoni c’è il vissuto, la gioia, la speranza, la positività di una donna, ma anche la solitudine e sofferenza che questo lavoro ti dà. “Stati d’animo” indica questi up e down, “fra cieli e abissi su e giù”, e nel suo video interpreto quattro donne diverse, quella di tutti i giorni, che diventa la donna delicata, sognante, più principessa, poi la donna sofferente, drammatica, che vive a tinte accese, e poi la regina che sfida, che provoca e che sorride alle sfide.

Hai lavorato anche per il cinema.

Son sempre stata amante del cinema fin da bambina. Mi sono appassionata della musica di Morricone, grande genio, e della musica di Hans Zimmer, John Williams: dalla grande melodia struggente malinconica di Morricone all’epicità, alla sontuosità, molto wagneriana, di Hans Zimmer. Mi è capitata l’occasione di comporre musica per documentari prima, poi mi è stato proposto il primo film, “La direzione del tempo”, di Vincenzo Stango, coprodotto da RAI Cinema, come “Questo è mio fratello”, e poi sono arrivati altri film, come “El numero Nueve”, docufilm sul grande calciatore argentino Gabriele Batistuta, curandone tutta la colonna sonora e scrivendo la title track “Freedom”. Mi sono identificata in Batistuta perché ha fatto molta fatica, non aveva la preparazione calcistica degli altri, ma aveva il talento; ha lavorato tanto, fatto tanti sacrifici, tanta volontà, ed è diventata una persona libera perché è stata osannata. C’è un altro film, presentato in Russia, intitolato “Ania”, thriller psicologico noir, con la regia di Pablo Benedetti e Paolo Martini, ed è un film che ha richiesto grande lavoro di musica elettronica e sono poi passata alla musica da camera con violino e pianoforte: anche qui tinte molto scure e fosche e inquietanti. Sto lavorando ora sulla nuova colonna sonora di un film, canzoni nuove e spero di andare presto su uno stage.

Grazie Silvia per questa bella chiacchierata.

Grazie a voi e un saluto ai lettori di Valle d’Itria News.

*Vincenzo Salamina e Domenico Carriero sono appassionati di musica e hanno un canale su Youtube chiamato Music Challenge (che potete seguire qui). Inoltre hanno una pagina Facebook sulla quale trasmettono in diretta le loro interviste (raggiungibile da qui). Con ValleditriaNews condividono amichevolmente le interviste a musicisti e artisti noti o meno della scena musicale italiana.

Resta aggiornato sulle notizie in Valle d'Itria


E tu cosa ne pensi?