Mirko Casadei e il quasi centenario viaggio della celebre Orchestra Casadei

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Cultura


*di Vincenzo Salamina e Domenico Carriero

Una lunga storia quella dei Casadei, che Mirko, figlio di Raoul recentemente scomparso, ha ereditato e che porta avanti con tanta energia. L’esperienza pugliese di Raoul come insegnante elementare.

Mirko, in cosa consiste l’Orchestra Spettacolo?

E’ una invenzione di mio babbo Raoul, perché prima le orchestre servivano solo a far ballare la gente. Il mio prozio Secondo Casadei andava suonando nelle case dei contadini a festeggiare, ad esempio, la raccolta del grano: un’occasione di incontro per le persone della famiglia, del casato. Bastava una fisarmonica, un sax, con il clarinetto in do, simbolo della Romagna, per fare festa. Raoul ha poi inventato l’Orchestra Spettacolo unendo il ballo allo spettacolo. Lui veniva dall’insegnamento e ha cominciato a raccontare le canzoni, ha cominciato a coinvolgere il pubblico, a fare gag sul palco, una sorta di liscio cabaret. Si scherzava sulla canzone che sarebbe arrivata dopo; un vero e proprio spettacolo, corredato da luci e scenografie, con un’orchestra di quattordici persone che coinvolgeva il pubblico. Il ballo era una componente importante. E’ stato il primo ad aver messo assieme un nome a un sostantivo, come è poi avvenuto più tardi ad esempio con il calcio spettacolo.

Andiamo attraverso la storia quasi centenaria dell’Orchestra ripercorrendo le date principali. Iniziamo con il periodo del Maestro Secondo Casadei.

Nel 1928 nacque l’Orchestra da una intuizione del mio prozio, il Maestro Secondo Casadei. Era figlio di sarti e aveva inventato le divise per l’orchestra, sfruttando questa sua abilità dato che inizialmente era sarto. Il 15 agosto 1937 nasce poi mio padre Raoul, nel giorno più importante dell’estate, il Ferragosto, anche lui del segno del Leone come me. Nel 1954 Secondo scrisse “Romagna Mia”, una canzone che diventò più avanti inno della Romagna, del popolo del ballo e della musica popolare. Oggi è una delle canzoni nazional popolari tra le più famosi al mondo, assieme a “Nel blu dipinto di blu”, “O sole mio” e “Quando quando quando”. Essa ha avuto il suo vero successo negli anni ‘70 quando Raoul aveva preso il testimone dallo zio Secondo e, grazie a “Ciao mare”, che debuttava al Festivalbar, lanciò “Romagna mia” in tutto il mondo. Nel 1967 l’Orchestra si chiamò “Orchestra Secondo e Raoul Casadei”, in quanto il prozio aveva capito che Raoul era il suo delfino e lo aveva già investito del futuro. All’epoca Raoul faceva ancora il maestro elementare, andava a suonare il sabato e domenica o quando lo zio Secondo era stanco. Nel 1971 avvenne la scomparsa dello zio Secondo, portando Raoul a prendere una decisione importante: se continuare nel solco della storia tracciata da Secondo o continuare con la carriera da maestro, al diciassettesimo anno di insegnamento; consideriamo che all’epoca a diciotto anni di insegnamento si andava in pensione con la minima. Era indeciso ma ci fu un grande abbraccio del popolo del ballo, che non si chiamava liscio ma folklore romagnolo. Decise di mollare insegnamento e pensione e puntare sull’orchestra. Io sono nato esattamente nove mesi dopo la morte dello zio Secondo, scomparso il 19 novembre 1971. Mio papà era in Puglia e quel giorno ricevette la chiamata da mia mamma che annunciava la morte dello zio. Raoul arrivò spedito e, dato che non vedeva mia madre da un mese, quella notte fui concepito, per nascere il 19 agosto 1972.

Da quel momento l’esplosione dell’Orchestra Casadei con Raoul.

Il 1973 fu l’anno più importante della carriera di Raoul e dell’Orchestra. Il patron del Festivalbar, Vittorio Salvetti, volle Raoul a quella famosa manifestazione estiva. Raoul rischiò qualcosa perché l’orchestra era un po’ campagnola, con un ballo un po’ ruspante. Pensate che lo volle al Festivalbar assieme a Gloria Gaynor, Elton John, Lucio Battisti. “Ciao mare” si piazzò nei primi posti, e da lì ci fu l’esplosione del liscio. In quell’anno in un locale alle Rotonde di Garlasco, Raoul lanciò il termine “liscio”. Il locale era pieno, tutti ballavano, e Raoul disse “vai col liscio”. Il giorno dopo su “TV Sorrisi e Canzoni” intitolarono “Raoul lancia il liscio”: aveva coniato una nuova parola che univa inizialmente valzer, polka e mazurka, e dopo anche il tango. Col tempo il liscio ha aperto a tutti i ritmi; liscio vuol dire musica popolare, tradizione, argomenti genuini come amicizia e amore. Nel 1974 il debutto al Festival di Sanremo con “La canta”, pezzo un po’ troppo impegnato, perché da Raoul volevano solo canzoni allegre che parlassero di mare, sole, amore, ma Raoul scrisse un testo molto bello sui migranti che lasciavano la propria terra col sogno di tornare a casa. Nel 1975 poi il live fatto dall’Arena di Verona fu una grandissima novità: uno dei primi live, se non il primo proprio, da quel luogo. Come non ricordare poi nel 1978 il Giro d’Italia su una nave a quattro ruote: era un tir travestito da nave, sponsorizzato da “TV Sorrisi e Canzoni” che seguiva il Giro d’Italia di quell’anno. L’Orchestra seguiva l’ultimo chilometro suonando dal vivo con un generatore. La sera si fermavano lì e arrivavano gli artisti da tutte le regioni: Mia Martini, Albano, e andavano a cantare con l’Orchestra su questo palco a quattro ruote con tutto il pubblico. Sempre nello stesso anno la realizzazione di un sogno di Raoul, la Ca’ del Liscio, un mega locale da cinquemila posti a Ravenna in mezzo alla campagna, una grande balera diventata la Mecca del liscio dove arrivavano da tutta Italia con i pullman. Lì hanno suonato i più grandi artisti: Lucio Dalla, Vasco Rossi, Claudio Baglioni, Ray Charles, Ella Fitzgerald, i Platters, i Kiss. Raoul sognava che poi intorno a questo grande locale spuntassero hotel, ristoranti, centri sportivi, piscine ma lì si fermò tutto. Mio padre diceva che si era speso tutti i soldi guadagnati negli anni ‘70. Sempre nel 1978 la sigla della “Domenica In” di Corrado: giravano per l’Italia con un ditone, un indice gigante. E poi partecipazioni al Festivalbar, al Cantagiro, al Disco per l’Estate.

Negli ultimi venticinque anni l’Orchestra si apre a nuove esperienze.

Nel 1996 un featuring con “Elio e le storie tese” che incontrammo a casa nostra. Elio, innamoratissimo di Raoul, ebbe l’idea di fare la versione folk de “La terra dei cachi”, che fu prima in classifica per un paio di mesi. Il videoclip lo fece mia sorella Mirna, proprio come lo voleva Elio: un video alla Casadei! Nel 1998 inizia il grande festival “Balamondo” di Riccione: 23 giorni in Piazzale Roma, in fondo a Viale Ceccarini, con ospiti internazionali. Gloria Gaynor ha cantato “Romagna mia” con l’Orchestra Casadei in versione soul. Un bell’evento che ancora oggi vive e rivive nell’ottica della contaminazione musicale, della sperimentazione con grandi artisti.

L’esperienza pugliese di Raoul, legata all’insegnamento, cosa ha lasciato nella sua vita?

La comunicazione che ha adottato sul palco con la gente, riuscendo a parlare con i bambini delle elementari, a catturare la loro attenzione. Raoul diceva: ”Se una canzone funziona coi bambini, funziona con tutti”. Tanto è vero che “Ciao mare” e “Simpatia” le ha poi testate con i ragazzi della scuola. In Puglia Raoul insegnava a ragazzi non molto interessati alla scuola e lui, con un metodo innovativo, cercava di conquistarli con la chitarra, imparando ad entrare nelle loro teste. Fece anche un inizio di educazione sessuale tanto che volevano buttarlo fuori dalla scuola, ma lui voleva parlare di argomenti che interessavano i ragazzi per poi insegnare le cose classiche. Quando Raoul saliva sul palco e parlava, incantava tutti con i suoi racconti. In Puglia conobbe mia madre, napoletana, anche lei maestra elementare. Sposati, si trasferirono in Romagna. I Casadei mettono quindi assieme il Sud e il Nord italia: è un po’ la famiglia italiana.

E arriviamo a te, Mirko. Quando e in che maniera hai fatto parte dell’Orchestra Casadei?

Io facevo l’animatore, il marinaio, il deejay sulla motonave trasporto passeggeri dei Casadei, la “Nave del Sole”. Nel 1998 mi son messo a seguire l’Orchestra Casadei dietro le quinte: seguivo lo spettacolo, il service tecnico, la vendita degli spettacoli, il management, e, avvicinandomi all’Orchestra mi rendevo conto di una mancanza in quanto Raoul nel 1980 ha smesso di suonare, e mandava l’Orchestra senza di lui. Un secondo successo! Raoul decise di occuparsi della famiglia, scriveva canzoni e fino al 2000 non ha più seguito i concerti. Io, andando con l’Orchestra, mi resi conto che mancava un Casadei sul palco. Avevo già scritto “Romagna Capitale” con Raoul. A quel punto mi sono appassionato e, senza dire niente a nessuno, decisi di stravolgere l’Orchestra, salire sul palco, ringiovanirla, cosa che fece Raoul dopo la morte di zio Secondo. E’ partita quindi la mia carriera. Sono riuscito a portare l’Orchestra in giro per il mondo, con tour interazionali, in Brasile, Argentina, Canada, Russia, Australia, Europa: una esperienza bellissima. L’Orchestra è così longeva perché si è trasformata nel tempo, mantenendo le tradizioni e guardando al futuro.

Il tuo primo singolo è stato “No me moleste mosquito” del 2002.

Era un pezzo dei Doors che ho scoperto essere un canto popolare che già esisteva. I Doors ne avevano fatto una versione bislacca, con la chitarra, molto lenta; io ne ho fatto una versione mambo, ballabile, prodotta da una etichetta romana, con la quale ho partecipato al TIM Tour, dove ho conosciuto tanti artisti, tra i quali Elisa. Nel 2003 esce il primo album “Doccia Fredda”, in cui c’è una collaborazione con Bengi dei Ridillo e lui con me è stato coautore delle canzoni del disco. In quegli anni, ad una edizione del Balamondo del 2003, ho conosciuto Kid Creole, amico personale, con cui ho condiviso il palco e lavorato in studio. Un personaggio fantastico, di cui sono sempre stato innamorato: era molto scenografico, amavo il suo modo di vestirsi e di ballare sul palco, con le spaccate, i pantaloni a vita alta. Abbiamo inciso una versione di “Doccia Fredda”, ”Cold Shower”. 

Nel 2010 un featuring con Mario Reyes dei Gipsy Kings in “Poesia y Melodia”.

Altro grande amico Mario. Al soundcheck strimpellava questa canzone, cantandone il ritornello, ed è diventato il testo di una canzone meravigliosa che abbiamo registrato nel mio studio. Sembra una canzone suonata da un’orchestra. Ci sono dieci tracce di chitarre registrate tutte da lui, poi il mio bassista ha suonato la linea di basso e abbiamo cantato sopra. Una canzone sognante che parla della poesia e della melodia, che mette al centro la bellezza e la purezza della musica.

Nel 2010 esce una raccolta di canzoni che prende tutte le canzoni dei Casadei, “Casadei Social Club. 

Io sono stato a Cuba a fare un videoclip e un concerto alla Casa de la Amistad a L’Avana. Da lì mi è venuta l’idea di prendere il nome dai Buena Vista Social Club, per dare il senso del collettivo del ballo sociale, che comprende artisti di tante provenienze che ho invitato in questo progetto. Durante questo lockdown abbiamo registrato a distanza una versione di “Simpatici italiani” firmata come Casadei Social Club: c’erano Kid Creole, i Modena City Ramblers, Paolo Fresu, Simone Cristicchi, Frankie Hi-NRG, Silvia Mezzanotte, Quintorigo, contribuendo a raccogliere fondi contro il corona virus per la regione Emilia Romagna, arrivando a più di diecimilioni di euro assieme ad altre iniziative.

Nel 2014 “Romagna mia” compie sessant’anni. Quante versioni esistono? E come è cambiata la Romagna nel tempo?

E’ una canzone di tutti, ne esistono tantissime versioni. Anche noi come Casadei l’abbiamo rifatta in versioni diverse; ne esiste anche una con i Gipsy King, con Gloria Gaynor in versione soul. La Romagna è cambiata come un po’ tutta Italia. Diciamo che noi teniamo ancora duro, abbiamo delle belle caratteristiche, dell’accoglienza, buonumore, ottimismo. Io dico con grande orgoglio che noi siamo i “terroni del Nord”: abbiamo la parte bella della gente del Sud, l’accoglienza, l’allegria, il buon cibo, la simpatia, e abbiamo l’organizzazione del Nord. E’ comunque un po’ figlia dei tempi, non è proprio come una volta. Noi contribuiamo a spronare gli addetti ai lavori, chi comanda, dicendo “non dimentichiamoci delle nostre caratteristiche, particolarità ed eccellenze, altrimenti rischiamo di essere come Formentera, come altri posti d’Italia e del mondo”. La musica è una di quelle caratteristiche. In Romagna c’è il liscio, come in America il country e in Brasile il samba. Serve per avere quella connotazione che piace a tutti. Tutta la musica in generale va verso le nicchie, perché è cambiato il modo di comunicare le cose: si è spezzettato il modo di andare ad ascoltare la musica, un po’ in tutte le cose. Il liscio potrebbe tornare ad invadere le piattaforme più generaliste. Il liscio è una di quelle musiche popolari che ciclicamente ritornano e sento che nell’aria c’è un certo riavvicinamento alle musiche folk. Basti pensare alla Notte della Taranta, ormai diventato fenomeno internazionale. Noi abbiamo inventato il Balamondo nel 1998 e la Notte della Taranta è nata dopo. In Puglia sono stati molto più bravi perché la Regione Puglia ha investito soldi portando artisti internazionali, ed è quindi scoppiato il turismo e l’indotto. Noi abbiamo invitato gli amici della Notte della Taranta a suonare con me a Cesenatico in una notte del liscio, assieme a Paolo Fresu, ed è stata una serata fantastica fondendo la loro musica alla nostra. La contaminazione e la sperimentazione fanno parte del futuro. Viviamo nel mondo globalizzato dove ognuno tira fuori le sue caratteristiche e le mette affianco a quelle di altri, fondendole. Bello il mondo globalizzato ma bisogna esaltare le proprie radici, valorizzandole.

Ci sono delle idee per ricordare Raoul?

Quest’anno faremo grande celebrazioni per Raoul con un tour dedicato. Sarà un grande tour del Balamondo che si allargherà sull’estate emiliano-romagnola, poi il tour dell’Orchestra in tutta italia. Abbiamo istituito un premio under trentacinque “Raoul Casadei” per la musica popolare. Ci sono tanti eventi: il 15 agosto ci sarà una grande festa qua a Cesenatico per festeggiare e ricordare con una festa il Re del liscio. Faremo in tempo a pensare al centenario dell’Orchestra. Inoltre un film sui Casadei è un progetto in essere: ora ci vogliono almeno un paio di anni per scriverlo, produrlo, girarlo. E’ un film sulla storia di Secondo e di Raoul e in qualche modo anche la mia. C’è l’idea di partire dalla Puglia. Per il futuro mi impegnerò tanto a portare avanti la grande verità di Raoul costituita dalle sue canzoni e dal suo modo di vedere la vita con grande ottimismo e allegria. 

Mirko ti ringraziamo tantissimo per questa bella chiacchierata che ci ha fatto conoscere di più questa quasi centenaria realtà musicale italiana.

Grazie a voi e un saluto ai lettori di Valle d’Itria News.

*Vincenzo Salamina e Domenico Carriero sono appassionati di musica e hanno un canale su Youtube chiamato Music Challenge (che potete seguire qui). Inoltre hanno una pagina Facebook sulla quale trasmettono in diretta le loro interviste (raggiungibile da qui). Con ValleditriaNews condividono amichevolmente le interviste a musicisti e artisti noti o meno della scena musicale italiana.

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