Regolamento del commercio. Il dirigente dà parere contrario alla revisione. Comunque scade a dicembre

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Economia, Politica


Non c’è bisogno di mettere mani al Regolamento del commercio per le motivazioni che portano avanti Città Nuova e Giuseppe Cervellera, né di revocarlo, come ha auspicato Fratelli d’Italia. Le motivazioni sono tutte ampiamente spiegate nel parere che Giuseppe Mandina, dirigente dello Sportello Unico per le Attività Produttive, ha rilasciato ieri, inviandolo ai consiglieri comunali, con il quale, di fatto, si dà parere negativo alle proposte di delibera di modifica.

Due sono i motivi principali. Il primo è che la famosa nota all’articolo 5 non farebbe riferimento specificatamente alle medie strutture, ma ai centri commerciali. Scrive Mandina: “la fattispecie della limitazione che si intende abrogare nelle proposte di modifica al regolamento pervenute non attenebbe alle Medie Strutture di Vendita (fattispecie B) dell’art.5) ma ai Centri Commerciali (fattispecie C) dell’art. 5), per i quali ad oggi non risultano presentate istanze“. Ovvero, si è discusso per tanto tempo di una nota che si pensava facesse riferimento alle medie strutture, ma in realtà fa riferimento ad un altro comma. Di fatto non ci sono impedimenti rispetto alla possibilità di investimenti, come tanto paventava animosamente Giuseppe Cervellera, anche perché, ricordiamo, al momento al SUAP esiste una sola richiesta di apertura di struttura commerciale M2 ma non fa riferimento all’investimento di cui lui stesso dà notizia in un comunicato stampa, quello, per precisione, di Viale Stazione. L’unica istanza presentata riguarda un’apertura, o un adeguamento, di un struttura commerciale in Via Del Tocco.

Il secondo motivo riguarda la naturale scadenza del Regolamento. A dicembre bisognerà votarne uno nuovo. Questa volta i consiglieri saranno sicuramente più attenti a quello che voteranno, anche perché, lo fa notare lo stesso Mandina nella relazione, l’attuale relazione impedirebbe l’apertura di nuove strutture commerciali di medie dimensioni per un numero non superiore al 10% di quelle già esistenti. E siccome sono presenti a Martina Franca 12 strutture M2, ovvero con superfici da 601 mq a 1500 mq, in questi tre anni se ne sarebbe potuta aprire solo una. Ma questa considerazione non viene poi inserita nel regolamento.

Infine Mandina spiega che ha già dato mandato all’Università del Salento, già impegnata con la redazione degli Stati Generali dell’Economia, di contribuire alla redazione del nuovo regolamento.

L’errore di interpretazione della nota all’articolo 5 da dove si genera, quindi? Facciamo un po’ di cronistoria:

Nel 2018 il Comune approva un regolamento per il commercio. Ad aprile 2020 il proprietario di un terreno con fabbricato nel centro di Martina Franca chiede al Comune una spiegazione sulla norma del regolamento, che impedirebbe l’apertura di una struttura commerciale di media grandezza, come quella che è in progetto di insediarsi proprio nel suo nuovo fabbricato. A ottobre invia un’altra pec. A novembre l’avvocato Sciscioli deposita una consulenza secondo la quale la nota all’articolo 5 dovrebbe essere abrogata. A marzo 2021 Mandina e Soleti (funzionari comunali), rispondono al proprietario, dando notizia di aver già inviato una nota al Consiglio comunale. Il 14 maggio 2021 Città Nuova presenta un ordine del giorno e il 28 maggio Giuseppe Cervellera presenta una proposta di delibera. Il 16 giugno 2021 il dirigente Mandina spiega che la nota non fa riferimento al comma b.

È passato più di un anno dalla richiesta formale del proprietario del terreno con fabbricato. Considerando le conclusioni della storia, non sarebbe bastato rispondere con più esattezza all’istanza?

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