Con il sindacato. Fermiamo l’odio nelle piazze e in rete

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Società


(di Claudio Bello)

Questa mattina in diverse classi del quinto anno di scuola superiore una semplice lezione di Storia si è trasformata in una vera e propria analisi del nostro presente e del nostro futuro. Nel 1906, sull’onda dello sciopero generale e dinanzi alle proteste di piazza contro il governo Giolitti, nacque la CGL (Confederazione generale del Lavoro) sciolta durante il regime fascista e dalle cui ceneri sarebbero sorte le tre principali sigle sindacali del nostro Paese: CGIL, CISL e UIL.

Se tra i banchi di scuola la reazione dei ragazzi è stata di indignazione per quanto accaduto lo scorso weekend a Roma (l’Educazione Civica genera i suoi frutti), di ben altra matrice si sono rivelate le sortite dei loro ‘padri’ sui social network. Martina Franca non vive i clamori delle grandi metropoli di Roma e Milano, eppure risulta triste constatare come il racconto di un semplice e simbolico presidio di solidarietà dinanzi la sede della locale CGIL generi così tanto odio, rabbia, livore rivolti non contro i carnefici neofascisti ma contro la vittima sindacale. Insulti proferiti digitalmente da una intera generazione – ormai attempata – che ha potuto godere di diritti e tutele proprio grazie alle conquiste sindacali portate avanti dalla CGIL negli anni ’70 e ’80. Una generazione incapace di distinguere i fatti dalle opinioni, le critiche dalle offese. Una generazione che afferma di non volersi uniformare al pensiero dominante, di lottare per le libertà soppresse, salvo poi giustificare e assecondare metodi squadristi.

Nessuno mette in dubbio la crisi di rappresentanza, di consenso e di iscritti che vivono i partiti e i sindacati. Persino Luciano Lama, storico segretario generale della CGIL, fu contestato e fischiato dagli studenti e cacciato dall’Università La Sapienza di Roma nel 1977. Mediare non vuol dire per forza svendere i propri ideali o firmare un compromesso al ribasso. Il cambiamento passa attraverso le riforme e non attraverso la distruzione violenta dei simboli democratici e l’insulto nei confronti delle istituzioni e delle autorità cittadine. «Sindaco» e «sindacato» hanno la stessa etimologia: «syn» (insieme) e «dike» (giustizia). Ed è proprio questo il momento di stare insieme, senza dividerci. Il fascismo non è un cimelio da archiviare ma un problema odierno da affrontare. Il Consiglio comunale di Locorotondo non ha revocato la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Nostalgici fascisti e nazisti contaminano senza imbarazzo i due principali partiti di centro-destra. Il sindaco di Nardò, Pippi Mellone (vicino a CasaPound), ottiene la rielezione anche grazie al sostegno del Presidente di Regione.

La speranza non muore proprio perché il futuro appartiene alle nuove generazioni. Oggi risultano ancor più attuali le parole di Umberto Eco: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». Chiudete i social e tornate al bar, provvisti di Green Pass.

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