Pug. Pentassuglia frena e in Consiglio addio maggioranza

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Politica


Per Donato Pentassuglia il Pug si discute a Martina Franca, e non a Bari, come ha comunicato recentemente Palazzo Ducale, rispondendo alla proposta dell’Assessore regionale di istituire un tavolo permanente con gli stakeholder. Al centro dello scontro c’è il lotto minimo per costruire: un ettaro, per la legge e per il Pug, ma troppo per il nostro territorio, secondo tanti proprietari e secondo lo stesso Pentassuglia.

La discussione di questa norma va fatta a Martina Franca e quindi portare a Bari la posizione della città. Questa è la strada che andrebbe seguita secondo Pentassuglia, esattamente al contrario di quella proposta dal sindaco Franco Ancona, che con una nota inviata alla stampa ci informa che lo stesso Assessore regionale era presente in Regione quando si discutevano gli indici urbanistici.

In Consiglio non ci sono i voti

Comunque è scontro, aperto, ormai, sul Pug. Da un lato Ancona che prova a far finta di nulla, spiegando il Pug nelle scuole (perché, ci chiediamo, questo passaggio è stato fatto dopo averlo scritto e non prima?), ma è di fatto rimasto coi fedelissimi a difendere il fortino, mentre intorno si moltiplicano i contrari. Se politicamente sia Lafornara che Cervellera hanno espresso il loro dissenso verso il documento urbanistico, con l’altolà di Pentassuglia in Consiglio si perderanno sicuramente i voti di Bufano e Castronuovo, riducendo all’osso i favorevoli. Al momento in cui scriviamo i possibili favorevoli sono nove, compreso il possibile voto favorevole di Giuseppe Chiarelli. Ne servono almeno tredici.

Il sindaco, come ci ha insegnato in questi dieci anni di amministrazione, proverà ad andare dritto per la sua strada, resistendo un minuto in più dei suoi avversari, ma in palio non c’è un provvedimento amministrativo qualunque, c’è il nuovo piano di sviluppo della città. Non aver dato a nessuno la fiducia della delega all’Urbanistica ha contribuito a produrre questa situazione. Certo non hanno aiutato i consiglieri comunali, e in primis i suoi fedelissimi, che in questi anni si sono completamente disinteressati all’argomento (troppo complicato? difficile? chissenefrega? ci farebbe piacere rispondessero pubblicamente). L’ex segretario del Pd cittadino, Maurizio Saiu, ha rassegnato le sue dimissioni proprio per questo.

Eppure la maggioranza, il Pd in particolare, avrebbe potuto spalancare le finestre sull’argomento e pretendere la cessione della delega all’Urbanistica nell’estate del 2019, quando scoppiò la crisi determinata dalle contestazioni fatte da Lacorte all’allora progettista del Pug Dinale, che si conclusero, politicamente, con l’ingresso in giunta con la delega di vicesindaco di Nunzia Convertini, in ticket con Cramarossa che la sostituì in Consiglio e raccogliendo la volontaria (?) cessione della delega da parte di Gianfranco Palmisano.

Il Pug di Ancona e Lacorte mette tutti d’accordo, contro.

Al momento in cui scriviamo, comunque, la gestione del Pug da parte del sindaco ha prodotto una straordinaria alleanza trasversale, che vede tutti contrari: gli ambientalisti per la zona industriale a Gorgofreddo, gli industriali perché non è stato scelto il terreno di Artemoda per l’espansione di Cicerone, i sanpaolini perché sono state disattese le speranze sul piano particolareggiato, l’opposizione per ovvi motivi e infine Pentassuglia, il quale sicuramente dovrà rispondere delle scelte di Ancona nella sua roccaforte di campagna. Senza contare i professionisti, in primis gli urbanisti, che in un documento lungo trentaquattro pagine elencano una serie di mancanze nei contenuti, a cominciare dall’assenza di ogni tipo di relazione coi comuni limitrofi.

Il sindaco in questi giorni è impegnato in un tour di spiegazione del Pug, dove sta raccogliendo suggerimenti per le modifiche. Un tour che sarebbe stato meglio fare prima di scrivere il documento, raccogliendo le istanze della città, e non dopo. Uno sforzo che, alla luce delle ultime notizie politiche, potrebbe risultare inutile.

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