Martina Franca, dove stiamo andando?

Tre cose sono successe, politicamente rilevante, nella settimana trascorsa. Almeno per Martina Franca. La prima riguarda la mancata elezione di Vincenzo Angelini al Consiglio provinciale, a causa di un solo voto che è venuto meno. La seconda è la proposta di candidare ufficialmente Berlusconi a Presidente della Repubblica. La terza è il risultato del sondaggio che abbiamo avviato su questo sito una settimana fa.

La mancata elezione di Vincenzo Angelini

A Taranto si è formata una coalizione che raggruppa il centrosinistra con il M5S, sulla scia dell’esperienza del Conte II. Terra Jonica 2050, questo il suo nome, che ha affrontato l’appuntamento elettorale delle provinciali come primo banco di prova per testare la propria tenuta. A Martina Franca è stato candidato Vincenzo Angelini, su richiesta di quattro consiglieri vicini al sindaco Franco Ancona, che hanno chiesto alla coalizione di candidare il consigliere provinciale uscente, nonostante questi fosse seduto tra i banchi dell’opposizione, proprio per strascichi inerenti alla propria mancata elezione del 2019. Con questa scelta, giustificata ufficialmente per dare continuità al lavoro in Provincia (Angelini ha raccolto la proposta di Cervellera e Chiarelli che avevano fatto approvare tempo fa un atto di indirizzo per l’allargamento di via Mottola per permettere ai tir di raggiungere più facilmente l’autostrada), si è provato a riportare il gruppo consiliare Città Nuova (Angelini, Maggi, Salamina) a casa, in vista della votazione del bilancio ma soprattutto per l’adozione del Pug, il provvedimento per il quale Ancona si gioca tutti e dieci gli anni di sindacato.

Sappiamo come è andata: Angelini non è stato eletto, per un solo voto. Tanti sono i consiglieri comunali che non l’hanno votato. A cominciare proprio da Cervellera e da Chiarelli. Solo Elena Convertini, consigliera di Sinistra Italiana, ha dichiarato le proprie motivazioni. In politica le fusioni a freddo non funzionano quasi mai.

Non si sa se esiste un patto per il quale comunque Angelini e il suo gruppo torneranno in maggioranza, nonostante la mancata elezione, considerando però che i voti promessi ci sono stati tutti, e se questo salverà gli ultimi mesi dell’Amministrazione Ancona. Altrimenti si andrà già a casa alla prossima votazione, a causa dell’annuncio di Cervellera di aver abbandonato la casa, proprio in contrasto col sindaco per la candidatura alle provinciali. Angelini rappresenta Italia Viva, Cervellera CON, il partito (?) di Michele Emiliano.

Berlusconi al Quirinale?

Possiamo dire che candidare Silvio Berlusconi come Presidente della Repubblica è una bellissima, ma scontata, mossa Kansas City. Questo però significa che i tempi della discussione potranno essere lunghi, e qualora la soluzione ricada su Mario Draghi, questo potrebbe significare che si tornerà a votare per il Parlamento, e le elezioni amministrative potrebbero slittare di qualche mese. Se Martina Franca, senza maggioranza, dovesse essere commissariata, vorrebbe dire vivere una campagna elettorale estiva. Ma cambierebbero anche gli equilibri, a cominciare dall’atteggiamento di Donato Pentassuglia, uno dei leader del centrosinistra bicefalo locale, che ambirebbe, giustamente, a passare a Roma. Le amministrative martinesi rischiano quindi, se già non lo sono, di diventare merce di scambio per garantire appoggi, alleanze e accordi per altri obiettivi, anche personali.

Il nome del sindaco

Domenica scorsa abbiamo lanciato sul nostro sito un sondaggio per chiedere ai nostri lettori quale sindaco preferirebbero nella prossima legislatura. Abbiamo inserito solo i nomi degli attuali eletti in Consiglio comunale più qualche nome quasi sicuro. Il sondaggio dava la possibilità ai lettori di inserire un nome a piacere, qualora non fosse presente un preferito nell’elenco. In poco tempo il sondaggio ha preso una piega satirica e i lettori hanno inserito molti altri nomi, che a loro volta potevano essere votati. In una settimana stati dati 6.523 voti, da 4.825 votanti. La classifica finale vede come primo Martino Abbracciavento, un giovane martinese che da diversi anni entra e esce dal mondo della politica locale, poi Donato Pentassuglia e terzo Domenico (detto Mimmo) Speciale, un ingegnere ambientale. In totale i candidati votati erano 139, più di un centinaio inseriti dai lettori, come Abbracciavento e Speciale, che sono riusciti a ottenere centinaia di voti col passaparola, o sfruttando l’effetto satira del sondaggio.

La piega giocosa che ha preso il sondaggio, a nostro avviso, dimostra tre cose: in città si sente l’urgenza di discutere sui nomi dei prossimi rappresentanti politici; la discussione sui nomi non è seria; l’establishment politico può essere messo in discussione rapidamente.

La politica non è più una cosa seria, o meglio, la sua autorevolezza si è affievolita. Niente di nuovo, da che mondo è mondo alla fine di un’era il Potere inizia a essere dileggiato senza pudore. Il regime democratico così come lo conosciamo è il retaggio della società di un secolo fa. Da un lato la fine decretata della grandi narrazioni (il socialismo da un lato, sconfitto, nella sua versione sovietica, dalla storia; dall’altro il liberismo che si è confuso tra la folla, tanto da rendere più plausibile la fine del mondo che la fine del capitalismo) e dall’altro la crisi delle strutture sociali storiche e l’avvento dei nuovi strumenti di comunicazione che hanno disintermediato le relazioni, slegando il consenso personale dalla rappresentanza collettiva. Di conseguenza i rappresentanti politici non si candidano più a rappresentare un’idea, una visione di mondo o meglio una classe sociale (questa ultima affermazione non è del tutto vera, perché per quanto si tenti di rappresentare tutti, non si può prescindere dal proprio status sociale), ma sé stessi e la propria capacità di essere incisivi come policy maker. Se questa mutazione era più o meno sottintesa negli scorsi anni, ora invece è palese, si è svelata. Pensate alla notizia dei rapporti più o meno legittimi dell’ex premier Matteo Renzi con l’Arabia Saudita: cosa non è se un modo diverso di fare lobbying?.

Generalizzando, (cioè, non è detto che tutti si muovano alla stessa maniera), il rappresentante politico, quindi, non è più una persona preparata talmente tanto da sentirsi in grado di guidare la comunità, ma è un consulente, che si propone di rappresentare gli interessi di una clientela varia. Questa clientela, di conseguenza, non è schierata su una idea, ma su un bisogno particolare, individuale. Per questo non è difficile comprendere il motivo per il quale ogni politico è in competizione con l’altro e in particolare con chi gli è più vicino. Limitare la discussione sui nomi e non sulle visioni è segno di questa mutazione. È come lo scontro tra gladiatori al Colosseo.

Di conseguenza, assunta come verità la condizione di consulente, l’ascesa di un rappresentante politico è molto più rapida, ma ancora di più lo è la sua caduta. Da soli si viaggia più veloci, ma il tragitto è più pericoloso.

Martina Franca, dove stiamo andando?

Il futuro di Martina Franca, come di qualunque altro posto al mondo, è una questione complessa, che deve tenere conto di fattori endogeni (il risultato delle elezioni provinciali e la percezione della politica locale che traspare dal sondaggio) e esogeni (l’elezione del Presidente della Repubblica, ma anche la crisi energetica che la pandemia ha fatto passare un po’ in secondo piano). Perché la città, guidata da consulenti, non sia in balia di scelte fatte altrove, è necessario come mai, avere un progetto serio e semplice da portare avanti e alcune persone la cui autorevolezza è risaputa, proprio perché dovranno navigare nella tempesta che le mura della nostra comunità dovranno fronteggiare. Serve sì un capitano a cui affidare la flotta, ma uno di quei tipi che si imbarca solo se conosce la meta. Noi tutti, come equipaggio, dovremmo impegnarci a svolgere i nostri compiti al meglio. Solo su queste condizioni potrà fondarsi un nuovo patto politico per la città. Ma prima di tutto occorre sapere dove stiamo andando.

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