DOP e IGP: i numeri della Puglia nel 2020. Exploit dei vini, bene formaggi e pane

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Economia


Il XIX Rapporto Ismea-Qualivita mostra i dati regionali del settore DOP IGP nell’anno della pandemia. Il settore vinicolo vale il 95% del comparto DOP IGP regionale e cresce del +28%. In calo il Cibo per il crollo di Terra di Bari DOP, bene formaggi, ortofrutticoli e pane. Fra le province guida Taranto, seguita da Lecce e Foggia:

Il Rapporto Ismea-Qualivita 2021 sulla Dop economy italiana descrive un settore da 16,6 miliardi di euro e riporta l’impatto che questa ha nei territori italiani, ovvero il ritorno economico delle filiere agroalimentari e vitivinicole dei prodotti DOP IGP nelle regioni e nelle province di tutto il Paese. In Puglia si contano 60 prodotti DOP IGP e il settore nel suo complesso genera un impatto economico pari a 623 milioni di euro nel 2020 (+24,0% sul 2019) grazie al lavoro di 16.074 operatori. Le prime province per impatto economico sono Taranto (199 mln €), Lecce (140 mln €), Foggia (103 mln €) e Brindisi (83 mln €).

Il comparto Vino conta 38 filiere che generano un valore alla produzione di 597 milioni di euro nel 2020, per un +27,6% rispetto al 2019. La regione è 4° in Italia per valore economico generato e il comparto coinvolge 11.509 operatori. Le denominazioni con il maggiore ritorno economico in regione – e con un grande incremento di produzione certificata nel 2020 – sono Puglia IGP, Primitivo di Manduria DOP e Salento IGP.

Il comparto Cibo conta 22 filiere che generano un valore alla produzione di 26 milioni di euro nel 2020, per un -25,2% rispetto al 2019, a causa del crollo di produzione certificata nel 2020 per il Terra di Bari DOP. La regione è 14° in Italia per valore economico generato e il comparto coinvolge 4.565 operatori. Le denominazioni che partecipano maggiormente al valore economico in regione sono il Terra di Bari DOP, il Caciocavallo Silano DOP, la Mozzarella di Bufala Campana DOP e la Burrata di Andria IGP.

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