Elezioni 2022. Guardare oltre il provincialismo e le logiche anni ’90

Pubblichiamo volentieri un contributo al dibattito sulle prossime elezioni scritto da Francesco Caroli, segretario dell’associazione Upward, che vive e lavora a Milano. Già autore di un blog presso “il Riformista”, editor presso Linkiesta e la Gazzetta del Mezzogiorno. Ha pubblicato il libro “il Buon vivere”. Da alcuni mesi, lavora a tempo pieno presso il Gabinetto del Sindaco di Milano. Non condividiamo tutto, ma speriamo che possa servire ad alimentare il dibattito democratico.

La consueta sbornia quirinalizia, accompagnata dalle infinite maratone di Mentana, dalle trattative segrete consumate ai tavoli delle pizzerie romane e dall’operazione Scoiattolo di Sgarbi, è ormai solo un lontano ricordo. Grazie alla rielezione di Mattarella è stato riconfermato l’attuale assetto istituzionale del paese a garanzia degli impegni presi nei confronti dell’Europa e soprattutto delle future generazioni. Ci si può quindi ora dedicare con la giusta serenità alla politica locale. Ecco alcune idee.

La primavera di Martina Franca sarà contraddistinta dall’elezione della nuova giunta cittadina, la quale dovrà affrontare la grande sfida del Pnrr, che è sicuramente alla portata di una città la cui storia si contraddistingue per dinamismo imprenditoriale, culturale e, almeno fino a 30 anni fa, anche politico. Un modo tutto martinese di far squadra, tra borghesia e politica, tra imprenditori e artigiani, che ha permesso a Martina Franca di crescere (soprattutto tra gli anni ’70 e ’80) e divenire una perla del Sud. Una cittadina che negli ultimi 10 anni ha trovato nel centrosinistra e (salvo una breve parentesi) nella persona del Sindaco Franco Ancona una guida seria e affidabile.

Il sindaco uscente è riuscito a fare della legalità, della buona amministrazione, del rispetto di quella visione progressista insita nel suo mandato e nei cuori dei cittadini che l’hanno votato, un faro attraverso cui affrontare gli anni di ristrettezze economiche e la pandemia, conseguendo così importati risultati. Sono state infatti realizzate e messe in cantiere opere infrastrutturali fondamentali per la vita della città ed ognuna di essa ha comportato delle battaglie e dei sacrifici (ancora tutt’ora evidenti in termini di mobilità cittadina). La loro realizzazione è dovuta sia all’amministrazione cittadina, sia alla spinta produttiva convogliata proprio a Martina Franca dalla Regione, orchestrata dall’unico (e ultimo) riferimento politico dal peso extra cittadino espresso dalla città.

Un’analisi oggettiva, tuttavia, pone l’accento sulla squadra di persone nata 10 anni fa è andata via via riducendosi col tempo. In termini assoluti, il partito che esprimeva più consiglieri ne ha persi quasi la metà, alcune persone della giunta si sono dimesse anzitempo, e tanti, invece di strappare o passare all’opposizione (a proposito dov’erano negli ultimi anni?) hanno preferito semplicemente dedicarsi ad altro. Le cause sono molteplici, sia politiche che personali. Una di questa potrebbe essere l’eccessiva tendenza “all’arrocco”, all’isolamento, all’esclusione degli outsiders. Strategia spesso attuata più per paura che consapevolmente. In questi casi, al netto delle gelosie, dei colpi di testa, degli errori e di tutte quelle vicende che riguardano la sfera personale, è importante saper riconoscere la diversità dei piani, ammettere gli errori che ci possono essere stati e ripartire ponendo al centro la politica, le idee, i progetti che riguardano il presente e il futuro di Martina Franca. Ci sono momenti in cui i personalismi devono essere messi da parte e occorre guardare alle congiunture del momento, seguire i trend del contesto insomma. E questo non vale solo nel campo della moda. Perché è folle fare scelte pensando di vivere su un’isola deserta quando la quotidianità dimostra come qualsiasi iniziativa (politica, amministrativa, imprenditoriale che sia) abbia bisogno del sostegno a livello regionale, statale ed europeo.

Occorre alzare lo sguardo dal provincialismo delle dispute personali e guardarsi attorno.

La regione Puglia, ad esempio, è amministrata da una squadra che si allarga ogni giorno (al punto che la primavera vendoliana è così compressa da essere diventata invisibile), il Governo nazionale stesso, sotto la guida illuminata di Mario Draghi, è oggi composto da anime diverse impegnate però, con senso di responsabilità, a farci cogliere le grandi opportunità del PNRR e aiutare il paese ad uscire dalla sciagura pandemica. L’Europa stessa, infine, è oggi governata da una commissione che continua a reggersi sull’accordo (ormai decennale) tra popolari e socialisti, i quali hanno messo a fuoco i temi che li accomunano piuttosto che quelli che li dividono.

Tutto intorno, insomma, è primavera: un fiorire di campi larghi. E a tal proposito, stonano le ultime notizie circa la riproposizione, anche per questo 2022, di vecchi schemi risalenti agli anni ’90 e sostenuti persino dai protagonisti di quella stagione.

Il primo effetto di un anacronistico ritorno al modello bipolare duro e puro, infatti, avrebbe come immediata conseguenza proprio il ritorno sulla scena, sia da una parte che dall’altra, di troppi di quei personaggi resisi protagonisti di un periodo di immobilismo per la città. Ma non solo. La polarizzazione avrebbe come conseguenza quella di dare peso e voce al peggio degli istinti ideologici che solleticano la pancia dei rispettivi sostenitori, ma che nulla c’entrano con il bisogno di buon senso e pragmaticità che occorre in quest’epoca.

Per questo, invito chi legge a fermarsi e riflettere. Chissà che, con lucidità e responsabilità, anche a Martina non si arrivi a formulare una proposta per la città che tenga insieme anime e sensibilità tra loro diverse, ma che si rispettano. Magari discutendo di come stare insieme, di quali priorità scegliere e su quali intervenire. Un accordo che metta al centro il modello di città che si vuole realizzare, attraverso progetti e idee concrete definite a monte e racchiuse in un perimetro di ideali e valori di buon senso democratico. Ecco, fino ad ora, è un peccato che le prime discussioni non siano partite da qui ma da nomi e cognomi, amicizie e rancori, vendette e riconoscenze.

L’idea della Martina del futuro è fondamentale e non può definirsi solo tra chi la pensa allo stesso modo e si chiude sulle proprie posizioni. È invece dal dibattito, dal confronto e dallo scontro che emerge il Compromesso e si traduce in una proposta completa e bilanciata. Dopo le politiche del 2018 e quello che abbiamo vissuto negli ultimi anni sappiamo che cosa vuol dire affidarsi all’improvvisazione, a simpatici populisti, a mitomani sovranisti. Una proposta seria deve quindi escludere queste categorie dell’antipolitica e sostituirle con l’entusiasmo di giovani, di persone competenti, di professionisti innamorati della città.

Tutti ma proprio tutti sono chiamati a fare la propria parte.

Chi, negli anni, si è guadagnato sul campo un ruolo di responsabilità dovrebbe farsi concavo e convesso per accogliere le varie sensibilità. Mettersi al centro, unire, cucire le anime della città. Usare il suo ascendente, la sua forza per evitare che si arrivi al “conflitto ideologico” che stona in questa fase storica e che non porterebbe niente di buono alla città, al di là di chi vinca. Ideologie riesumate dal secolo scorso e che nulla hanno a che fare con il contesto attuale globale.

Chi è in campo, o chi vorrebbe starci, dovrebbe riconoscere le ragioni altrui e rispettarle, porsi al pari, al di là di quello che è successo o si è fatto in passato. In campo ci si va tutti allo stesso modo e l’umiltà è ancora una dote, anche in politica.

In tutto questo chi per ora è fuori dalle vicende è chiamato a fare la sua parte. Deve mettersi in gioco chi ha smesso di interessarsi alla politica e accetta passivamente che siano gli altri a decidere per lui, perché lo sport della “lamentela del giorno dopo” ha già dimostrato la sua totale insignificanza nel cambiare l’andamento delle cose. Quello che ha fatto grande Martina Franca alcuni decenni fa è stato invece il protagonismo dei suoi professionisti, dei suoi studenti, dei suoi sapienti artigiani. Chi vive la città, deve caricarsi sulle spalle la responsabilità di incidere nella cosa pubblica. Vale per tutte le tornate elettorali, ma a maggior ragione, vale quando si decide di quello che è il luogo dove si vedono invecchiare i propri cari e crescere i propri figli. Abbiamo visto in questi anni che si può delegare ad altri il proprio futuro. E a prendere parte, dovrebbero essere anche i tanti che, come me, hanno deciso di lasciarla Martina Franca. Lo devono fare perché il Sindaco di una città, nell’epoca iconografica e globalizzata che viviamo, la rappresenta. I suoi modi, le sue azioni, le sue uscite pubbliche fanno il giro del mondo in pochi istanti e devono rendere fieri tutti noi di poter affermare di essere martinesi.

Definire un’idea chiara di città al passo con i tempi e con quello che la circonda, una persona perbene e preparata che si faccia garante di questa proposta. Prima però una doccia fredda per tutti. Mettete fiori nei cannoni, a primavera Martina ha bisogno di pace e buone idee.

Buona campagna elettorale.

PS: ValleditriaNews ospita volentieri contributi al dibattito politico. I contributi possono essere inviati alla mail direttore@valleditrianews.it.

PPS: la fonte della foto è questa

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