Come si spiega la guerra ai bambini. La testimonianza di due maestre

La guerra è, tra tutte le attività umane, quella più disumana. Si fonda sul concetto di trasformare l’uomo in uno strumento anti-umano, di distruzione, di morte. Se per gli adulti è una cosa oscena, immaginiamo cosa può essere per i bambini. Chi insegna alle elementari ha una grande responsabilità, ma le maestre sanno come muoversi, sanno cosa dire.

La maestra Rosangela Bello, dell’IC Grassi, ha una quinta. Insegna italiano, storia, inglese e geografia. Quest’anno ha regalato ai propri alunni un libricino sulla Costituzione. “Avevo acquistato questo libro tempo fa, e non vedevo l’ora che i miei ragazzi avessero l’età giusta per leggerlo”. “Bisogna instillare il seme, fare di tutto per ren-dere i bambini cittadini consapevoli, rispettosi degli altri, dei beni comuni e dell’ambiente”. “Ieri sono venuti in classe dicendo che erano iniziati i negoziati tra Ucraina e Russia. Sapevano cosa è il dialogo. In classe spiego cosa sono i conflitti, come nascono, come si possono evitare. A partire da quello che accade tra compagni. Spiego che i conflitti, come quello in Ucraina, ha di solito motivazioni economiche e geografiche e che bisogna sentire diverse fonti. Ognuno si deve fare una propria opinione, non basandosi su un solo racconto”. Le motivazioni dei conflitti e delle guerre sono le stesse, da sempre. “Ho spiegato dov’è l’Ucraina, quali sono le questioni economiche e geografiche all’interno delle quali si trova e che la Russia è preoccupata che la Nato arrivi sotto il suo naso. Ma soprattutto che la guerra non è mai la soluzione”. Non è la prima volta che la classe ha l’opportunità di affrontare argomenti delicati: “Qualche tempo fa abbiamo letto in inglese la storia di una ragazzina afghana, che non poteva andare a scuola. Abbiamo parlato di cosa accade lì, del fatto che le bambine non possono andare a scuola e fare la vita che facciamo noi. L’importante è che riescano a capire di non fidarsi di una sola versione ma di farsi una loro personale opinione, confrontando le fonti». Come fanno gli storici, come fanno i giornalisti. Come fa chi sa che affidarsi ad un’unica campana rintrona, non sveglia. Anche oggi, come ogni giorno, la maestra Rosangela entrerà in classe consapevole di insegnare alla classe dirigente di domani.

La maestra Grazia Liuzzi, dell’IC Chiarelli, insegna in una quarta. “È evidente il loro bisogno di parlare, di raccontare, di esprimere le proprie emozioni e di essere ascoltati: preoccupazione e paura sono sentimenti forti e presenti a causa di quello che ascoltano in casa o delle diverse informazioni, frammentarie e confuse, che giungono dai media: termini sconosciuti, fatti complessi o poco chiari e non facilmente comprensibili.
Tutto ciò suscita ansia, è per questo che noi educatori non ci possiamo esimere dal trattare l’argomento, sempre tenendo conto della loro giovane età e sensibilità. Partendo dalle loro considerazioni e riflessioni, si è giunti a definire l’importanza della pace, quale principio da perseguire sempre. Abbiamo anche parlato dell’articolo 11 della nostra Costituzione, “L’Italia ripudia la guerra”, e dell’obiettivo 16 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, approvata dall’ONU: “Pace, giustizia e istituzioni solide”. I bambini sono stati poi incoraggiati a realizzare locandine, disegni e slogan contro la guerra o a sostegno della pace per dare loro la possibilità di esprime, anche con un linguaggio diverso dalla parola, le proprie paure e le proprie speranze.
Parlare della guerra non è semplice, è fondamentale partire dalle loro dinamiche emozionali per aiutarli a comprendere e ad affrontare con più consapevolezza quello che accade intorno a noi e soprattutto per sensibilizzarli a tematiche così importanti”.

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