Pug e elezioni. Isolare chi fomenta, per non perdere la città

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Elezioni Amministrative 2022, Politica


È possibile che esista un complotto che unisca i geometri, gli ingegneri, gli architetti, gli agronomi, i geologi di Martina Franca, le associazioni ambientaliste, la stampa locale, i pentassugliani, il centrodestra, e forse anche funzionari statali, tutti uniti contro il Pug di Franco Ancona? Un piano coordinato per attaccare senza esclusione di colpi il lavoro fatto dal sindaco e dal dirigente Lorenzo Lacorte? È difficile anche solo immaginarlo, a meno ché non si è completamente immersi in una melassa acida che legittimi una divisione del mondo in buoni (noi) e cattivi (tutti gli altri, senza distinzione).

Durante i comizi del 2012, l’allora candidato sindaco Ancona urlava dal palco sullo Stradone che la sua elezione sarebbe servita a rendere più “decente” il centrodestra. Chissà se intendeva il fatto che una certa impostazione tattica sull’approvazione del Pug avrebbe compattato uno schieramento diviso in mille rivoli, in gruppi di interesse politico-economici contrapposti. Eppure è quello che è accaduto ieri e di questo si parla in questo articolo.

Mentre il gruppo stretto di Franco Ancona, composto dagli assessori Bruno Maggi, Pasquale Lasorsa e Valentina Lenoci e dai consiglieri Alba Lupoli, Vito Cramarossa, Paolo Vinci e Anna Lasorte, da tempo hanno assunto una formazione a testuggine per provare a far adottare il Pug in questa legislatura, il centrosinistra in senso ampio è impegnato per la costruzione della coalizione della prossima campagna elettorale. A giugno si vota e non si sa chi fa parte della coalizione e chi sarà il candidato sindaco. Un rallentamento fatto ad arte, si apprende leggendo alcune conversazioni di cui siamo in possesso, perché tutto dipende dall’adozione del Pug. Cosa che, almeno stando a quanto accaduto ieri, è una possibilità sempre più lontana.

Partiamo da questo. Qualora il Prefetto non ammonisca Donato Bufano e qualora si convochi in seconda convocazione la seduta di Consiglio, mancano i numeri. Dodici a dodici, compreso il sindaco, con Peppino Chiarelli che si chiama fuori, per conflitto di interessi. Il sindaco premeva per una convocazione per l’11 aprile, per approfittare dell’assenza della consigliera leghista D’Ignazio, a casa col covid, ma i tempi non ci sono. Politicamente, inoltre, si sarebbe adottato un Pug con uno scarto di voti, nonostante lo stesso Ancona dichiarava in conferenza stampa una più larga approvazione.

Come si è arrivati a questi numeri risicati?

Il Pd è il partito che ha perso più consiglieri, ben sei, dal 2017. Nel 2019, a seguito della mancata elezione di Vinceno Angelini nel Consiglio provinciale, si è aperta una spaccatura tra il suo gruppo, composto da lui e le consigliere Maggi e Salamina, che ormai siedono stabilmente tra i banchi dell’opposizione. La rottura definitiva si è registrata con la mancata decadenza di Pino Pulito, a dicembre 2020, quando fu lo stesso Pd a salvare il consigliere leghista. A nulla è valso il tentativo di pacificazione tentato con il sostegno di Angelini alle ultime elezioni provinciali, dove comunque non è stato eletto. Secondo quanto si apprende da fonti interne, uno dei motivi reali per la frattura con il gruppo di Angelini è da ricercarsi nella mancata rappresentanza in giunta, nonostante Visione Comune, con tre consiglieri, esprima due assessori (Maggi e Scialpi) e addirittura Pasquale Lasorsa non ha alcun puntello in Consiglio. Secondo le geometrie politiche da manuale Cencelli, sarebbe toccato al Pd cedere uno dei suoi (Convertini, Palmisano, Schiavone e Lenoci). Con i tre voti persi, il Pug sarebbe stato agilmente adottato.

Anche Antonio Lafornara è uscito fuori dal Pd, nonostante in questi anni sia stato tra i più fedeli ad Ancona, e recentemente ha ammesso di non votare il Pug, tanto da far parte stabilmente, ormai, del pacchetto di mischia del centrodestra che sta lavorando per impedirne l’adozione. Era così vicino ad Ancona che gli è stata affidata la presidenza della Commissione Urbanistica, un ruolo dal quale ha il potere di incidere sull’iter del procedimento. Dal Partito Democratico è venuto meno anche Vittorio Donnici, che ha aderito al gruppo di Lafornara, ma sul Pug non si è ancora espresso pubblicamente.

Pd e Visione Comune sono senza segretari

Il 3 maggio 2020 si dimette il primo e ultimo segretario di Visione Comune, Claudio Cavaliere. A lui si deve la mediazione che ha portato a superare la crisi aperta proprio per la gestione del Pug da parte di Ancona, quando il procedimento era ancora affidato a professionisti esterni. Cavaliere si dimise per divergenze tra lui e quella parte di partito che era invece – e lo è tuttora – completamente schiacciato sulle posizioni del sindaco. Cavaliere non è mai stato sostituito e di fatto Visione Comune non ha una identità specifica.

Per mediare la crisi del 2019 sul Pug, Cavaliere difese la posizione di Ancona dal Pd di Maurizio Saiu. La crisi si risolse partorendo un topolino: l’ingresso in giunta di Nunzia Convertini. Ad un anno dalle dimissioni di Cavaliere arrivarono quelle di Saiu, guarda caso proprio a causa della gestione del Pug. L’ex segretario dem lamentava l’eccessiva segretezza del procedimento, paragonandolo ad un “documento CIA”.

Da allora anche il Pd è rimasto senza segretario, guidato da un direttivo. Di fatto però le dimissioni di Cavaliere e di Saiu hanno indebolito la forza dei partiti, resi meri contenitori di voti. Appena le formazioni hanno provato ad avviare un percorso di autonomia politica, sono stati decapitati. Nonostante, aggiungiamo, il sindaco abbia sempre cercato di responsabilizzare i consiglieri. Ma gli obiettivi politici e quelli amministrativi non sempre combaciano, e quanto si sta verificando in queste ore ne è la dimostrazione.

Pug e elezioni comunali 2022

Il Pug è stato presentato alla città ad ottobre 2021. Nel frattempo sono stati avviati alcune interlocuzioni con la città, anche se chi ha praticamente egemonizzato il dibattito sono stati i tecnici e le vicende della contrada di San Paolo. A pochi giorni dalla presentazione ufficiale, il documento aveva preoccupato anche gli ambientalisti. Il consenso da parte di questi stakeholder ha occupato tutti i mesi passati Palazzo Ducale e le trattative per le prossime elezioni sono andate a rilento, fino a scoprire, complice un messaggio diffuso in un gruppo whatsapp, che sono state rallentate proprio per permettere a tutti di concentrarsi sul Piano Urbanistico. Qui si mostra con tutta la sua forza il cortocircuito politico che la città, e il centrosinistra, sta vivendo.

La città e le sue rappresentanze sono corpi fluidi, complessi, la cui apparente compattezza si scioglie in mille rivoli, se si guarda da vicino. Considerare tutti i corpi intermedi come massi monolitici non solo svela una visione anacronistica della società, ma favorisce una polarizzazione che non fa bene a nessuno. La polarizzazione, la cui accezione è divenuta comune grazie all’utilizzo di Facebook, è quella cosa che trasforma una normale discussione in una rissa da stadio, dove ci sono due schieramenti contrapposti, che non potranno mai trovare una mediazione. Nell’entourage di Ancona è presente, evidentemente, chi preferisce gestire la complessità delle discussioni in questo modo, dividendo il mondo in buoni e cattivi, e questo forse è stato il pessimo consiglio che ha portato ad aprile 2022, a due mesi dalle prossime elezioni, Martina Franca ad essere spaccata, e anche il centrosinistra. Non si fa riferimento, ovviamente, ad una sola persona, ma ad un atteggiamento, una postura, che accetta l’assioma di “tutti i buoni con noi”, “tutti i cattivi con loro”. Chiunque abbia più di dieci anni sa che non esistono divisioni del genere, e che il mondo è fatto di chiaroscuri. Ogni generalizzazione genera fascismi, e questo atteggiamento, questa formalità, non è proprio di uno schieramento progressista, di sinistra che dovrebbe fondarsi sul meticciamento e sulla valorizzazione delle diversità. Se ci si impegna a togliere la voce al dissenso si spiana la strada all’autoritarismo. Inoltre è proprio della comunicazione di destra fomentare la divisione, cercare il nemico, fomentare la rabbia e il rancore. Chi ci guadagna può essere solo chi sa che non ha nulla da perdere.

Questo atteggiamento ha minato la discussione sul prossimo candidato sindaco del centrosinistra e ottenendo l’unità del centrodestra. Non solo, ma se il timore del Sindaco sono le ingerenze poco limpide di una serie di potentati (che ancora ci sono, nonostante puzzino di vecchio e di marcio), l’unico antidoto efficace è esplodere il procedimento in città, renderlo trasparente, mettendo così i possibili inquinatori alla mercé del pubblico.

Ci chiediamo, a questo punto, se non si poteva intraprendere una strada diversa, che avrebbe portato il Pug ad essere argomento di campagna elettorale, esploso, condiviso, commentato, sul quale è evidente che l’egemonia l’avrebbe avuto il centrosinistra, nei cui ranghi milita chi l’ha scritto e pensato. Lo scontro polarizzato, la testuggine, ha come unico effetto la creazione di solitudine. Forse dalle parti di Palazzo Ducale sono ancora in tempo a ragionare sul fatto che è meglio cercare la via del dialogo, allontanando chi fomenta lo scontro, perché in palio non c’è solo il Pug, ma il futuro dei martinesi. D’altronde, così come stanno le cose ore, si rischia che, qualora davvero si riuscisse ad adottarlo in Consiglio, la prossima amministrazione che potrebbe essere di opposta fazione, si cimenti per smontarlo. Ci chiediamo, e chiediamo al Sindaco: ha davvero senso?

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