La potenza è nulla senza controllo

Questa è la storia di una fila di paletti, di parcheggi selvaggi e di un claim che tutti abbiamo sentito almeno una volta nella nostra vita.

Correva l’anno 1998, l’anno dei Mondiali di Francia e della traversa centrata da Gigi Di Biagio nei quarti di finale proprio contro i Bleus. Eliminazione scottante e sound del legno rimasto fino ad oggi nelle orecchie di tutti i tifosi della Nazionale. Quello fu anche l’anno di una campagna di advertising entrata nella storia: quella di Pirelli con protagonista Luís Nazário de Lima. Il Fenomeno, il vero Ronaldo, colui che ha scaldato i cuori di tutti gli appassionati di calcio e che per una volta è riuscito a mettere d’accordo le due sponde del Naviglio, milanisti (come il sottoscritto) e interisti.

Quell’anno il presidente della Pirelli (sponsor storico dell’Inter) volle il Fenomeno in una campagna pubblicitaria partita da Milano e sbarcata sulle prime pagine dei quotidiani e nelle strade di tutto il mondo. R9 fu ritratto dal fotografo Ken Griffiths con una posa che mimava la sua esultanza dopo ogni gol e la celeberrima statua del Cristo Redentore di Rio de Janeiro, sua terra natale. Il richiamo al brand era costituito dalla pianta dei piedi del Fenomeno che imitava il battistrada degli pneumatici, il tutto sovrastato da un claim celebre:

“La potenza è nulla senza il controllo”.

Riprendendo il motto e declinandolo nel linguaggio della Pubblica Amministrazione, dell’attività di controllo attivata dalla stessa e della vita quotidiana di ciascuno di noi potremmo dire che “I dispositivi – di qualsiasi tipo essi siano – sono nulli senza controllo”. 

Chiunque sia di passaggio da Via Nazario Sauro in orario di ingresso o uscita degli alunni dal plesso Marconi non può non essere d’accordo col nostro assunto preso in prestito dal brand meneghino (speriamo non se la prendano e anzi, facciamo gli auguri per i 150 anni di attività) e modificato per l’occasione. 

Facciamo un passo indietro. Nel febbraio 2021 un esponente dell’Amministrazione Ancona postò tutto contento due fotografie del marciapiedi sul lato destro della via, in una sorta di “prima” e “dopo”. Nel prima si vedeva una fila di auto parcheggiate selvaggiamente per il solito minutino per andare a prendere i figli da scuola o le sigarette dal tabacchino. Il dopo invece era costituito da una splendida fila di paletti metallici, che secondo il politico avrebbe annullato il fenomeno dei parcheggi selvaggi.

Basterebbe già questo per attivare una serie di constatazioni, la prima delle quali è che dover sforacchiare un marciapiede per apporre una serie di paletti è di per sè una sconfitta del senso civico di tutti noi, una sorta di pezza/pilatesca lavata di mani attuata per coprire l’atavico menefreghismo del martinese medio, quello che di fronte alle campagne di sensibilizzazione contro il parcheggio selvaggio ti risponde “Fatti i fatti tuoi, ci sono mille argomenti più seri di cui parlare”. Ogni riferimento a fatti reali (non) è casuale.

La seconda constatazione parte dopo aver osservato la fotografia a contorno di questo pezzo e che già basterebbe a spiegare perché “I dispositivi sono nulli senza controllo”, visto che una serie di paletti che avrebbero dovuto fermare i parcheggi selvaggi ha invece ristretto ulteriormente una strada già molto trafficata e che il mercoledì vive il suo momento più caotico fra doppie file per andare al mercato, mezzi commerciali e corrieri che faticano a svoltare, cantieri che giustamente occupano spazio sulla carreggiata e quant’altro. 

“Mi hai tolto lo spazio per mettere due ruote sul marciapiede per il canonico minutino? E io ti parcheggio direttamente sulla carreggiata”, pensa l’automobilista medio e chi se ne frega se l’ambulanza non ce la fa a passare per prestare soccorso al malcapitato di turno nel minor tempo possibile. 

Lo sappiamo tutti, l’educazione civica è quella materia di cui tutti hanno il libro ancora incellofanato in cantina, il ricordo di una cosa che sappiamo che esiste(va) ma che non si sa cosa sia di preciso ma non meno colpe ha chi partorisce certe idee nella penombra di un ufficio per poi non essere sul campo per verificarne l’efficacia o l’inutilità, il tutto mentre chi deve controllare non lo fa o lo fa male.

“Tra l’altro le zone critiche sono sempre le stesse da sempre. Manco abitassimo a Milano poi…” mi ha scritto un amico ed è così: mettere decine di paletti, postare una foto scelta artatamente e non esercitare attività di controllo in zone e in situazioni che tutti conoscono sono una duplice sconfitta.

0-2 e palla al centro, ma senza Ronaldo. Ahimè.

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.