Tremila euro per corsi da OSS ma attestati falsi. Blitz della Guardia di Finanza

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Cronaca


Corsi per operatori socio-sanitari e socio-sanitari specializzati che rilasciavano falsi attestati, a costi che variavano dai 2.500 ai 3.000 euro. Falsi attestazioni, falsi loghi delle Regioni Puglia, Abruzzo e Campania, nonché del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, del ministero dello Sviluppo Economico ed anche dell’Unione Europea. . Almeno ventidue vittime accertate, diciassette indagati, di cui cinque posti agli arresti domiciliari. È la presunta truffa scoperchiata dalla Guardia di Finanza di Lecce, nell’ambito di un’indagine guidata dal pm Donatina Buffelli e dal tenente colonnello Antonio Martina.

Si legge dal sito della Gazzetta del Mezzogiorno: L’attività investigativa ha consentito di ricostruire ipotesi delittuose nei confronti di 17 soggetti, 5 dei quali agli arresti domiciliari, che potrebbero essere parte di un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa per la realizzazione di corsi ‘fittizi’ eseguiti anche in modalità on-line. Sono ai domiciliari Elsa Occhilupo, di 36 anni, di Brindisi, prima rappresentante legale e poi, secondo gli investigatori, amministratore di fatto della Fondazione “Forma Italia» al centro dell’inchiesta; Fabio Di Maggio (32), di Lecce, rappresentante legale di numerose società; Claudio Rusciano (47), di Fragagnano (Taranto), attuale rappresentante legale della Fondazione; Michelangelo Sirsi (53), di Fragagnano, rappresentante legale di numerose società, e Cosimo Digiacomo (55), di Manduria (Taranto), rappresentante legale di numerose società. 

La contestazione riguarda il rilascio di attestati ritenuti falsi, con loghi, immagini e timbri contraffatti dell’Unione Europea, delle Regioni Puglia, Abruzzo e Campania, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero dello Sviluppo Economico, a favore di ignari dislocati su tutto il territorio nazionale, convinti di poterli utilizzare per attività lavorative in strutture sanitarie pubbliche e private.

Tantissimi giovani si sono, quindi, affidati ai percorsi formativi in questione, pagando fino a 3.000 euro a corso, con la speranza di un impiego lavorativo che potrebbe essere precluso in quanto il titolo posto alla base dell’assunzione sarebbe, appunto, manchevole e viziato degli elementi fondamentali stabiliti per legge.

La Fondazione sarebbe risultata, infatti, non iscritta nel prescritto Registro Prefettizio delle Persone Giuridiche e, pertanto, non in possesso dei requisiti legali per essere accreditata presso la Regione, tra cui la Puglia. I proventi delle attività delittuose sarebbero stati poi riciclati attraverso la creazione di numerose società che a loro volta avrebbero realizzato operazioni di compravendita di azioni societarie/immobili e cessione per contanti per circa 1.400.000 €. Il Tribunale di Lecce ha emesso anche il sequestro preventivo nei confronti della fondazione e del dominus per somme complessivamente superiori ad 1 milione di euro.

I corsi da OSS erano una speranza per molti giovani alla ricerca di lavoro stabile

Molti hanno contattato la Guardia di Finanza, denunciando di aver partecipato ai corsi organizzati dalla Fondazione «Forma Italia» e dalle 45 società ad essa collegate e operanti su tutto il territorio nazionale con 250 sedi. E nel corso delle indagini – partite nel 2018 – è inoltre emerso che alcune persone che avevano partecipato ai corsi sono stati espulsi da concorsi pubblici dopo la scoperta, da parte delle commissioni esaminatrici, dei falsi attestati. Nel corso della giornata sono andate avanti le operazioni di oscuramento e di blocco di centinaia di siti internet e profili social della Fondazione e delle altre società al centro dell’operazione denominata «Attestati sterili»

Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lecce, la fondazione «Forma Italia», con sede prima nel capoluogo salentino e poi a Roma, e due coniugi, lsa Occhilupo, di 36 anni, prima rappresentante legale e poi, secondo gli investigatori, amministratore di fatto della stessa Fondazione e il marito Fabio Di Maggio (32). Tra i 17 indagati, vi è anche Antonio Di Maggio, di 60 anni, padre di Fabio, ed ex titolare di una tipografia a Fragagnano (Taranto), dove sono stati stampati gli attestati e le locandine pubblicitarie della fondazione.

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