I magistrati contro il nuovo Tribunale per minori e famiglie: a rischio le fasce deboli

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Società


Riceviamo e pubblichiamo l’appello dei Procuratori della Repubblica di 25 Tribunali per i minorenni italiani, a proposito del nuovo Tribunale per le persone, i minorenni e le famiglie:

La legge n. 206/2021 ha rivoluzionato la giurisdizione minorile e di famiglia, istituendo il “Tribunale per le persone, i minorenni e le famiglie”: a fronte dell’iniziale valutazione positiva in ordine all’istituzione di un Tribunale unico competente a trattare l’intera materia riguardate la famiglia ed i minori – comprese le attuali competenze ora spettanti ai Tribunali Ordinari – in quanto rispondente alla necessità di concentrazione delle tutele, e di evitare sovrapposizioni e contrasti, dobbiamo constatare che tale riforma andrà, di fatto, a snaturare il sistema della Giustizia Minorile a favore di un organismo sulla cui efficacia non possiamo che nutrire serissime preoccupazioni.

L’impostazione complessiva della riforma ha risentito della mancata effettiva conoscenza del sistema minorile vigente, riducendone la portata sociale e di attenzione alle persone più vulnerabili ad un passaggio di esclusiva natura giuridica e processuale, senza peraltro affrontare i molti nodi organizzativi concreti concernenti la ricognizione dei carichi di lavoro, la mancata previsione del processo telematico, l’assenza di un sistema informatico adeguato e dialogante con gli altri sistemi del mondo giustizia, aspetti che concorreranno a rendere la riforma del tutto inattuabile, e dunque inidonea a raggiungere obiettivi di efficienza e di maggior tutela dei minorenni e delle persone vulnerabili.

La rigidità della legge delega, peraltro, non sembra consentire significative modifiche all’impianto originario in sede di decreti attuativi, che pare siano in fase di avanzata redazione.

Il rischio concreto che intravediamo è un ritorno ad una giustizia “a misura di adulto”.

Permangono inalterate le criticità già all’epoca evidenziate, in quanto si è voluto incidere fortemente sulla specializzazione del nuovo tribunale, rinunciando ai due fondamentali principi cardine della giustizia minorile: la collegialità di ogni decisione e la multidisciplinarietà dell’organo giudicante, in ragione della delicatezza della materia trattata. Ma accanto a tali esigenze, ormai irreversibilmente compromesse, le preoccupazioni che ci premono evidenziare riguardano l’assetto della nuova Procura e le sue modalità di azione.

Già oggi operiamo con organici ampiamente sottodimensionati, con carichi di lavoro molto consistenti (a Milano, ad esempio, oltre 8.000 nuove segnalazione civili e 4.000 penali all’anno) ed in progressivo aumento a cui non riusciamo a far fronte sempre adeguatamente. Con la riforma aumenteranno le nostre competenze attraverso il trasferimento alle Procure minorili delle funzioni civili già spettanti alle Procure Ordinarie, ma ciò non può avvenire “a costo zero”, senza un consistente ampliamento degli organici (e ci riferiamo al personale di magistratura ed a quello amministrativo, ma anche e soprattutto al personale della sezione di polizia giudiziaria, rispetto a cui la legge di riforma non fa cenno alcuno), e una previsione di adeguate risorse (a cominciare da una diffusa e reale informatizzazione delle procedure, visto che ad oggi “viaggiamo ancora con la carta”).

La devoluzione alle sezioni circondariali dell’intera materia della limitazione, e perfino della decadenza dalla responsabilità genitoriale – procedure, queste, che almeno nel 90% dei casi sono avviate dal Pubblico Ministero – e insieme il nostro intervento nelle procedure di separazione, divorzio, e affidamento dei figli, oltre che in quelle di tutela, senza dimenticare la delicatissima attività di vigilanza sulle comunità di accoglienza dei minori, impongono una accurata rivisitazione dei nostri organici, e dei nostri mezzi, ove si voglia davvero continuare ad assicurare effettività di tutela.

Riteniamo, inoltre, fondamentale prevedere anche per l’ufficio di Procura la presenza di “esperti”, quali componenti dell’Ufficio per il Processo (da cui finora siamo rimasti inspiegabilmente esclusi), che darebbero un ausilio fondamentale nell’esame e valutazione dei procedimenti civili, come pure nell’attività di vigilanza sulle comunità che accolgono bambini e ragazzi.

Alla luce delle considerazioni che precedono, noi sottoscritti Procuratori della Repubblica per i minorenni

FACCIAMO APPELLO

al senso di responsabilità di tutte le Istituzioni, politici, avvocati, magistrati, professionisti della tutela e della cura nei confronti dei minori e delle loro relazioni familiari, insegnanti, giornalisti e di tutti gli adulti che abbiano a cuore il benessere delle giovani generazioni affinché si impedisca una affrettata riforma processuale e ordinamentale che in mancanza di una preventiva risoluzione delle molteplici criticità organizzative esistenti ed in particolare ad organici invariati, possa influire negativamente sulla funzionalità di un intero sistema minorile e familiare e sull’effettivo riconoscimento dei diritti dei soggetti minorenni e delle loro famiglie.

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