Parco Terra delle Gravine. CasaImpresa: si passi presto alla fase operativa, Taranto è piena di potenzialità inespresse

Intervento di Liliana Dell’Aquila, coordinatore turistico extralberghiero CasaImpresa Laterza (associazione datoriale aderente a Confesercenti) e guida turistica riconosciuta dalla Regione, in merito al Parco delle Gravine:

Nell’ultimo mese siamo stati testimoni di diversi passaggi importanti proprio al fine di rendere operativo il progetto del “Parco delle Gravine” di cui si parla ormai da tanto, passaggi che hanno visto dapprima insieme il presidente della Provincia, nonché sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci ed i primi cittadini degli altri Comuni del territorio jonico rientranti nell’area, per poi passare ad un prezioso confronto in Regione, tra gli stessi e l’assessore regionale all’Ambiente, Anna Grazia Maraschio. Determinante sin dall’inizio, la volontà manifestata dalla Regione Puglia, attraverso l’assessore al Turismo Gianfranco Lopane che, già da Sindaco di Laterza insieme al collega di Ginosa, Vito Parisi, non ha mai smesso di dimostrare di avere a cuore Ia realizzazione del Parco delle Gravine.

Il Parco Regionale delle Gravine si estende sul territorio di 14 Comuni, 13 della Provincia di Taranto ed uno della Provincia di Brindisi, Villa Castelli, e su una superficie di oltre 25000 ettari. Rappresenta una realtà territoriale di considerevole interesse perché custodisce una porzione significativa del patrimonio naturale, paesaggistico e culturale della Regione Puglia, oltre a rappresentare un unicum a livello nazionale ed europeo.

Il Parco Regionale delle Gravine, istituito nel 2005 – riprende Dell’Aquila – in realtà non è mai partito perché, se da un lato c’era la volontà di valorizzare il patrimonio naturalistico, dall’altro le spinte conservazionistiche di parte della politica e di alcune categorie professionali, e le conseguenti riperimetrazioni che hanno sottratto spazio al Parco (definito “parco a macchia di leopardo”) hanno rappresentato un freno e di fatto rallentato, se non del tutto bloccato, il processo di creazione. Va detto che, senza dubbio, il paesaggio esistente richiede una particolare attenzione in quanto area naturalisticamente ricca di biodiversità, ma al tempo stesso, è necessario chiarire che, guardando a esperienze virtuose, le attività economiche tradizionalmente svolte su questa porzione di territorio, non verrebbero affatto frustrate nella loro vocazione dalla creazione del Parco, al contrario ne trarrebbero vantaggio. Questo in quanto i parchi rappresentano un volano per lo sviluppo, in particolare turistico, quindi aggiungono certamente valore, soprattutto in zone interne come quelle di cui parliamo. Non si presentano esattamente come mete turistiche mainstream, ma di nicchia e che si fondano sul rispetto dei luoghi che non vanno intaccati e sull’organizzazione di iniziative che accrescono la valorizzazione del capitale sociale e culturale esistente.

L’auspicio è senza dubbio quello di partire al più presto in maniera operativa con il Parco Regionale delle Gravine, in una Puglia, che ormai gode di fama come meta turistica grazie alle iniziative della Regione, di Puglia promozione, grazie al marketing territoriale ed al mare, che è sempre e comunque un grande attrattore. Parliamo di turismo sostenibile, di mantenimento degli equilibri naturali e appunto, lo ribadisco, di rispetto dei luoghi, soprattutto dopo la crisi pandemica tutto questo può essere un’ottima occasione di sviluppo. Quando abbiamo davanti agli occhi, in tutta la sua bellezza, questo patrimonio, che per il momento è potenzialità inespressa, non possiamo che rifiutare numeri che danno Taranto come la provincia pugliese che perde terreno, in termini di presenze turistiche. E’ infatti grave ed inaccettabile, perché si allarga il gap rispetto ad altre destinazioni turistiche che crescono grazie agli investimenti pubblici e privati e a politiche integrate sul territorio. Basti pensare alla “Costa dei Trulli”, frutto dell’operazione di branding della Valle d’Itria insieme a Comuni della costa adriatica, in particolare
Polignano e Monopoli.

Si intraprenda dunque, anche dalle nostre parti, un percorso di riappropriazione dell’identità territoriale, che passi anche dalla valorizzazione del Parco. E ancora non si riduca il tutto, come purtroppo spesso accade, in sterili e dannose lotte tra campanili, per accaparrarsi la sede o i ruoli all’interno dell’ente che andrà a gestire il Parco. Via i provincialismi ed i particolarismi, e si individui piuttosto la strada più breve per passare ai fatti. Questo è il migliore augurio che, come Casaimpresa/Confesercenti, ci sentiamo di fare al nostro territorio e a tutti coloro che credono nella necessità di uno sviluppo alternativo e rispettoso delle inclinazioni naturali.

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