Scuola primaria: ritorno al passato. Stop al giudizio descrittivo, si a quelli sintetici

Dopo solo tre anni dall’ultima riforma il Governo ha deciso di reintrodurre il giudizio sintetico nelle scuole primarie. Quindi non voti in decimi, come fu per la riforma Gelmini del 2008, ma ai cosiddetti «giudizi sintetici»: insufficiente, sufficiente, discreto, buono e ottimo, con la possibilità che venga aggiunto anche “gravemente insufficiente”. Questo tipo di valutazione aveva fatto la sua comparsa nelle pagelle alla fine degli anni Settanta per essere poi sostituita dai voti, dalle lettere e dai nuovi livelli di giudizio attualmente validi: in via di apprendimento, base, intermedio, avanzato.

Abbiamo deciso di tornare, dal prossimo anno scolastico, a formule comprensibili al posto di quelle astruse introdotte di recente – spiega il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara -. Come fa un genitore o un bambino a capire che ‘in via di prima acquisizione’ vuol dire insufficiente? È una questione di chiarezza“.

Dall’anno scolastico 2020/2021 per ciascuna delle discipline previste dalle Indicazioni nazionali gli studenti della primaria ricevono un giudizio espresso dalla loro maestra. Per ciascun alunno le insegnanti e gli insegnanti valutano il livello di raggiungimento dei singoli obiettivi di apprendimento individuati nella progettazione annuale.

Giudizio questo che per il Governo risulta essere di difficile comprensione da parte dei genitori. Più facile quindi capire “gravemente insufficiente”, senza entrare troppo nel dettaglio.

Scelta questa fortemente criticata non soltanto da chi in questi anni, all’interno degli istituti, ha avviato percorsi con i i genitori di comprensione dei nuovi livelli di giudizio voluti dal governo Conte, spendendo anche molte risorse, ma anche dal mondo della pedagogia che si interroga se è più importante la comprensione del giudizio da parte del bambino o evitare di tramortirlo con un giudizio netto e secco come “gravemente insufficiente”?

Il 15 gennaio scorso, un gruppo di associazioni di docenti ha pubblicato un documento interassociativo intitolato “Tornare ai voti? No, grazie.”, con annessa lettera alle famiglie, in cui si chiede esplicitamente al Ministero di non voler dismettere l’esperienza valutativa compiuta in questi tre anni dalle scuole primarie. Il documento lega la valutazione formativa al compito costituzionale di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e attribuisce invece al voto il limite di “fotografare la situazione in un dato momento senza cogliere le fasi del processo di insegnamento-apprendimento per intervenire sulla sua regolazione”.

Si tratta di un argomento che ritorna nella lettera ai genitori, invitati calorosamente a riconsiderare il compito della scuola pubblica, che non può abdicare alla sua funzione democratica ed emancipatrice ed indulgere invece alla competizione e al raffronto tra risultati.

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