Bidello molesto. Le dirigenti non intervengono. Il Ministero condannato a risarcire

Nonostante le denunce dei genitori di alcune ragazzine delle elementari di una scuola in provincia di Taranto, la dirigente scolastica e la dirigente amministrativa non solo non sarebbero intervenute per difendere le bimbe, ma avrebbero minacciato i genitori di una denuncia per calunnia. Il Tribunale di Lecce, per questo motivo, ha condannato il Ministero dell’Istruzione.

La sentenza, emessa dal Tribunale di Lecce, mette un punto definitivo ad una vicenda iniziata in quella scuola nel 2013, quando undici bimbe, secondo sentenze passate in giudicato, sono state abusate da un collaboratore scolastico. Avendo notato qualche strano cambiamento, le famiglie di queste hanno provato a rivolgersi alla dirigenza scolastica che però, incomprensibilmente, ha suggerito loro di firmare una lettera redatta dalla dirigente scolastica che però avrebbero dovuto firmare loro, assumendosi il rischio di essere indagate anche per calunnia. La scuola, attraverso l’operato della dirigente scolastica e della dirigente amministrativa, direttamente responsabile della condotta del bidello, invece di tutelare l’incolumità delle piccole alunne, hanno in qualche maniera protetto il bidello, scegliendo di spostarlo dal secondo piano al piano terra.

Le indagini però sono state avviate lo stesso, fortunatamente, grazie alla denuncia anonima scritta su un pizzino e lasciato sul parabrezza dell’auto di un carabiniere della cittadina, che ha risposto alla richiesta d’aiuto. A maggio del 2013, dopo sei mesi dal primo episodio, si è trovato sulla propria auto un bigliettino con su scritto: «Basta Maresciallo siamo stanche di quello che succede alle nostre bambine al secondo piano della scuola il bidello *** deve finirla di molestare le nostre bambine. Vi prego di intervenire visto che i docenti non hanno figli». Dopo quel biglietto i carabinieri della locale stazione hanno avviato le indagini, facendo emergere una serie di abusi ma anche una certa copertura da parte dei responsabili dell’istituto.

La giustizia, invece, ha dimostrato esattamente l’opposto: con la sentenza della Cassazione del 25 gennaio 2018, si è messo definitivamente fine alla vicenda penale aprendo il percorso per quello civile, con la richiesta di risarcimento per i danni fisici e morali subite dalle bimbe e dalle loro famiglie.

Il giudice di Lecce ha accolto la richiesta della famiglia di una delle vittime, seguita dagli avvocati Giuseppe Serio, Francesco Zaccaria e da Francesco Terruli, condannando il Ministero dell’Istruzione in solido con il bidello a risarcire la vittima con la somma di 145mila euro, il padre con 5mila euro e la madre con 25mila euro, oltre alle spese processuali. Nel 2022 il Tribunale di Lecce aveva condannato gli stessi imputati al pagamento di 55mila euro per i danni subiti da un’altra bimba, seguita dagli stessi avvocati.

Le dirigenti sarebbero ancora in servizio.

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