La Porsche ha annunciato che non farà più l’investimento da 450 milioni di euro per l’ampliamento del Nardò Technical Center. Le motivazioni sono scritte nella nota stampa inviata il 27 marzo scorso, che recita:
The current decision by Porsche is the result of comprehensive reflection and intensive discussions with various stakeholders over the past months. This consideration included social, environmental, and economic perspectives. Especially the currently challenging environment and the changed circumstances for the global automotive industry played a significant role in this decision. NTC remains an important part of the integrated development and testing capabilities of Porsche as well as an important partner for the international automotive industry. Vehicle testing will continue to be conducted at the site, accelerating innovative mobility technologies.
Da quando la notizia è stata diffusa, c’è chi esulta e chi invece sostiene che sia un’occasione mancata. Entrambe le posizioni sono giustificate dai fatti: da un lato ci sono le imprese tradizionali legate all’agricoltura e gli ambientalisti, che vedevano le progetto di ampliamento un attacco al territorio, dall’altro chi invece non vedeva l’ora (per far cosa?) che piovessero sul territorio i 450 milioni di euro di investimenti.
Per giustificare l’impattante investimento, all’inizio voluto anche dalla Regione Puglia, tanto da aver sottoscritto un accordo di programma, sono state inserite anche le cosiddette opere compensative. Ecco cosa si legge dal sito del Parlamento Europeo, a seguito di una interrogazione della ex parlamentare Rosa D’Amato:
Tali misure sono giudicate pertinenti e proporzionate tenuto conto dell’impatto previsto del progetto. Comprendono l’ampliamento dell’habitat 6220* (percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea), il ripristino dell’habitat 9340 (foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia) e di altri habitat forestali, per una superficie totale di 507,4 ettari. Inoltre è previsto l’ampliamento della zona speciale di conservazione al fine di includere tutte le zone soggette a compensazione all’interno del sito protetto.
Tuttavia, dato che nella notifica di cui sopra permangono alcune questioni in sospeso riguardanti tra l’altro i motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, la Commissione contatterà le autorità italiane per chiedere ulteriori chiarimenti.
Nel 2024, la Commissione Europea esprime parere negativo:
Se lo scopo preminente del progetto – il parere di Bruxelles – fosse stato legato a queste esigenze di salute pubblica, le opzioni alternative da valutare avrebbero dovuto riguardare direttamente questi obiettivi, tenendo conto di queste esigenze. Invece, le alternative che sono state prese in considerazione si riferiscono chiaramente alle necessità di sviluppo del Nardò Technical Center e in particolare alle esigenze di ammodernare e ampliare le piste del centro prove. Dall’esame di tutta la documentazione disponibile non si ritiene appropriata la giustificazione del progetto per motivi connessi alla salute e alla sicurezza pubblica. In effetti – conclude la Commissione Europea – il progetto sembra avere un preminente interesse economico
Si sfila la Regione, annunciando la sospensione dell’accordo di programma.
Tutto noto, quindi, fino a quando tre giorni fa la Porsche non comunica di aver definitivamente abbandonato (anche se è da quasi un anno che tutte le istituzioni si erano sfilate – qui un resoconto).
Il punto cruciale però non è tanto cosa è accaduto, ma perché, e bisogna andare a guardare altrove, più che nelle proteste – o meglio, non solo – degli ambientalisti, occorre volgere lo sguardo verso lo scenario globale, con i risultati non troppo brillanti del gruppo Volkswagen a cui la Porsche appartiene. Si legge sul loro sito, in una nota del 12 marzo 2025:
Inoltre, Porsche ha avviato un ampio programma di ridimensionamento aziendale. Entro il 2029 è prevista una riduzione di circa 1.900 posti di lavoro. Per raggiungere questo obiettivo, Porsche sta facendo leva sull’evoluzione demografica, sul ricambio naturale e su una politica di assunzioni restrittiva. In aggiunta, si stanno attuando misure socialmente condivisibili su base volontaria, tra cui uno speciale programma di pensionamento parziale e, in singoli casi, accordi di cessazione del rapporto di lavoro con indennità di fine rapporto.
Inoltre, La Casa taglierà altri 2.000 posti di lavoro per effetto della scadenza di contratti di lavoro a tempo determinato. Oltre a queste misure immediate, la Direzione e il Comitato Aziendale stanno negoziando un ulteriore pacchetto di misure strutturali da realizzare nella seconda metà dell’anno, che renderà Porsche ancora più efficiente nel medio e lungo periodo.
In questo scenario, quindi, con una ricalibrazione dell’industria automobilistica tedesca che punta più alla guerra che alle autostrade, come è possibile pensare un investimento del genere in Puglia, in Salento? Ma chi difende il territorio anche in questo caso può tornare utile: può divenire l’utile idiota su cui far ricadere le responsabilità della crisi dell’industria.

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