La Puglia è entrata ufficialmente in stato di emergenza idrica. Con l’approvazione del Piano di emergenza per il superamento della crisi idrica 2025-2026, la Giunta regionale e Acquedotto Pugliese (AQP) riconoscono una situazione ormai critica: le sorgenti e gli invasi che alimentano la rete idrica regionale sono al di sotto del 50% della media dell’ultimo decennio.
Secondo l’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici (OPUI) dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, la Puglia registra un livello di severità “elevato” sia per il comparto potabile sia per quello irriguo, insieme a Basilicata, Calabria e Lazio. I dati diffusi a settembre mostrano una riduzione consistente delle risorse in tutti i principali schemi idrici:
- gli invasi lucani di Monte Cotugno e Pertusillo, che alimentano in parte la rete pugliese, presentano un deficit complessivo di 37 milioni di metri cubi rispetto al 2024;
- nello schema Ofanto la disponibilità è scesa a 43,6 milioni di metri cubi, inferiore del 25% rispetto al volume utile autorizzato;
- nello schema del Fortore (Occhito), principale serbatoio pugliese, il deficit rispetto al periodo omologo del 2024 è di oltre 13 milioni di metri cubi;
- nello schema Sele-Calore, che garantisce parte dell’approvvigionamento campano-pugliese, la portata delle sorgenti di Cassano Irpino e Caposele è inferiore alla media storica di oltre 1.500 litri al secondo.
Di fronte a questo quadro, AQP ha già ridotto la pressione dell’acqua in rete dal 20 ottobre, per contenere i consumi e compensare la diminuzione delle fonti di approvvigionamento. Il sistema è monitorato h24 dalla control room di Bari, un centro tecnologico che segue in tempo reale oltre 33mila chilometri di condotte e regola portate, pressioni e flussi. Ogni anomalia genera un alert, gestito da squadre tecniche in campo o da remoto.
Il Piano di emergenza regionale punta su due livelli d’intervento:
- Misure immediate, come priorità all’uso potabile, manutenzione straordinaria delle reti, controllo potenziato dei consumi e campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini.
- Azioni strutturali, tra cui nuovi collegamenti tra invasi, potenziamento degli impianti di potabilizzazione, riuso delle acque reflue depurate e sistemi digitali predittivi per la gestione delle reti.
Con la dichiarazione di emergenza, la Regione potrà accedere a fondi straordinari e procedure accelerate per opere urgenti. L’obiettivo è evitare il collasso idrico nel 2026 e garantire la continuità dell’approvvigionamento.
La crisi, però, ha radici profonde. In Capitanata gli invasi sono sotto la metà della media decennale e si teme il razionamento, mentre 200 milioni di metri cubi d’acqua del Liscione continuano a finire in mare. Basterebbero a riempire quasi completamente il bacino di Occhito, ma la condotta di collegamento tra Liscione e Occhito, progettata decenni fa e mai completata, è rimasta incompiuta. Servirebbero 158 milioni di euro per ultimarla.
Accanto al piano emergenziale, la Giunta ha approvato anche:
- la modifica del Piano di Tutela delle Acque con la fusione degli agglomerati urbani di Locorotondo e Fasano e la futura dismissione del depuratore di Locorotondo, i cui reflui saranno convogliati verso Fasano Forcatella;
- il secondo Programma d’Azione del Contratto di Fiume del Canale Reale (2024-2027), che coordina interventi ambientali e di riqualificazione idrica tra enti locali e consorzi.
Il quadro delineato dall’OPUI conferma che la siccità non è più un evento eccezionale ma una condizione strutturale, destinata a caratterizzare i prossimi anni. Mentre la rete tecnologica di AQP controlla ogni litro che scorre nelle condotte, la sfida è recuperare il tempo perduto e trasformare l’emergenza in un’occasione per modernizzare il sistema idrico pugliese.

Lascia un commento