Controlli di frontiera con la Spagna. L’esperienza di un manager di Noci e il timore della Brexit

Da sedici anni Lorenzo Ritella va e viene dalla Spagna, dove ha trovato lavoro ed è diventato country manager di una importante società europea. Ogni anno, almeno due volte all’anno, prende il solito volo da Barcellona a Bari, fino al 2 agosto scorso, quando ha provato cosa significa il ripristino della frontiera con un Paese che ospita oltre trecentomila italiani (e sempre più emigrano). L’intervista completa è stata pubblicata qualche giorno fa sulla Gazzetta del Mezzogiorno, e questa è una versione rivista, per ValleditriaNews.

I fatti sono accaduti la sera del 2 agosto, all’aeroporto di Bari. Un’ora e mezza di fila per uscire dall’aeroporto. Trattati come stranieri che provengono da una terra straniera. Alla frontiera le forze dell’ordine fermano solo chi non ha i tratti italiani (e come si fa a definirlo?). Già in Spagna si vociferava che fosse una manovra della Meloni per attaccare politicamente il premier socialista Sanchez. Ma quale che sia la motivazione, il risultato è che decine di migliaia di italiani stanno subendo le ritorsioni della scelta del governo di destra.

“Quando l’aereo è atterrato” spiega Ritella, “invece di uscire tramite il braccio meccanico, abbiamo atteso un’autobus al centro della pista. Una volta sull’autobus era chiaro che ci stavamo dirigendo verso gli ingressi “No Ue”, per capire, lo stesso di chi arriva da Londra. Siamo arrivati lì e si è creata un po’ di fila. Non c’è stato un controllo vero e proprio, ma occorreva passare davanti ad alcuni agenti che controllavano i passaporti, non a tutti. A me non l’hanno controllato. Ho visto che controllavano i documenti a coloro che non avevano i tratti somatici specificatamente italiani”.

Da Ceuta a Bari? A mangiare friselle?

Ritella, che ha vissuto la vicenda di Ceuta da Barcellona, commenta con una battuta: “Mi chiedo: anche ammesso che qualcuno di quei ragazzi marocchini fosse riuscito, una volta entrato a Ceuta — che è territorio spagnolo, ma si trova in Africa — a superare controlli, frontiere e burocrazia, avrebbe comunque dovuto attraversare il mare per raggiungere la Spagna peninsulare. E poi quale sarebbe stato il piano? Arrivare fino a Barcellona, non si sa con quali documenti, prendere un comodo volo per Bari e venire in Puglia a farsi una vacanza tra mare e friselle?”. E quindi: “Prendo quel volo da sedici anni. Per la prima volta mi sono sentito non nell’Unione Europea. Ci ho messo un’ora e mezza per uscire dall’aeroporto, quando di solito è molto più rapido. Avevo preso una macchina a noleggio, che andava ritirata entro una certa ora. Ho rischiato di perderla. Ma mi chiedo» conclude il manager, «questo inasprimento dei controlli, quanto è costato?”.

Il timore che possa succedere la stessa cosa della Brexit

“A Barcellona ho la mia vita e ho fatto i miei investimenti. Ma ho sempre mantenuto il passaporto italiano, perché per me Spagna e Italia sono Paesi fratelli. Tutti gli italiani a Barcellona con cui ho parlato, erano concordi a definire una follia la decisione di sospendere Schengen. Innanzitutto perché sappiamo che Ceuta è in Africa, non in Europa, e poi l’Italia non confina per nulla con la Spagna. Il mio timore è che dopo aver progettato e realizzato la mia vita a Barcellona, possa succedere tra Italia e Spagna, solo per distanze politiche, quanto è accaduto con gli inglesi della Brexit, che ora per viaggiare in Europa hanno bisogno di visti speciali”. Le prime evidenti crepe dell’Europa della generazione Erasmus.

L’accordo di Schengen è stato firmato dall’Italia nel 1990 e prevede la libera circolazione all’interno dei 29 Paesi europei che l’hanno sottoscritto, senza alcun controllo alle frontiere. L’accordo è stato formalmente rinnovato lo scorso anno e rappresenta probabilmente il provvedimento più simbolico dell’integrazione europea.

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