Immigrazione e sicurezza. C’è un post che imbarazza Palazzo Ducale

Ha fatto la sua comparsa e poi saggiamente è stato tolto, un post su Facebook da parte di un noto esponente della maggioranza di Palazzo Ducale, che raccontava di come fosse ormai pericoloso viaggiare sui mezzi pubblici a causa delle cittadinanze facili che si danno agli immigrati, ubriachi e spacciatori, che dalle 18.00 in poi di fatto rendono impossibile la vita alle persone per bene.

Il post, i cui screenshot hanno fatto il giro delle chat anche della maggioranza, tanto che il politico ha deciso saggiamente di rimuoverlo, al di là del contenuto molto più coerente con la destra (e non il centrodestra) e non con il centrosinistra che l’ha accolto, contiene una serie di affermazioni che è bene verificare se siano o meno vere, al di là di un approccio da campagna elettorale. Queste affermazioni sono:

  • Nessuno usa mezzi pubblici dopo una certa ora per paura
  • Extracomunitari ubriachi e spacciatori
  • Le statistiche dicono che è gente pericolosa
  • La statistiche delle carceri italiane dicono che sono piene di immigrati
  • Ci sono cittadinanze facili: l’indicazione ministeriale è concedere a tutti la cittadinanza

Ora proviamo a fare un po’ di debunking su ognuna di esse, ma prima di tutto è bene puntualizzare (ancora, nel 2024…) che “extracomunitario” (si scrive con la X e non csx) non è sinonimo di “straniero” o di “migrante”, perché se è vero che tutti gli extracomunitari sono stranieri, non è vero che tutti gli stranieri sono extracomunitari. Ma soprattutto la presenza sul territorio italiano non è sinonimo di “permesso di soggiorno” o di “cittadinanza”, anzi, proprio l’assenza di queste condizioni espone le persone a situazioni di disagio e marginalità. Come è bene ribadire in questi casi, è meglio concentrarsi su “Prima l’italiano” che “Prima gli italiani”, soprattutto se si ha velleità letterarie. Ma andiamo col debunking.

Nessuno usa i mezzi pubblici dopo una certa ora per paura

È una storia vecchia. Quando chi scrive viveva a Napoli, metteva in conto che l’utilizzo dei mezzi pubblici di notte era comunque una scelta che richiedeva un certo coraggio. Il fenomeno con gli anni è peggiorato. Basti vedere cosa accade a Taranto, con la sistematica aggressione degli autisti di Kyma Mobilità, ma ad opera di indigeni e non da parte di “immigrati ubriachi e spacciatori”. Non c’è alcuna statistica che metta in relazione l’immigrazione con l’aumento delle aggressioni sui mezzi pubblici. Probabilmente il prodigo esponente della maggioranza fa riferimento alla presenza di persone ubriache, ma questo non riguarda la sicurezza ma l’area del disagio. Secondo uno studio dell’Ausl di Bologna non c’è una particolare differenza tra le dipendenze da sostanze tra italiani e stranieri, ma questi ultimi, proprio per una condizione di partenza, accedono più difficilmente ai Sert.

Al prodigo amministratore martinese suggeriamo magari di concentrarsi sul fatto che a Martina Franca, invece, i mezzi pubblici, sempre più grandi, girano quasi sempre vuoti, a prescindere dagli orari

Extracomunitari ubriachi e spacciatori

Non è chiarissimo quale sia il nesso logico tra essere ubriachi e spacciare, come se, per rimanere nel racconto dell’autore del post, qualcuno salisse sull’autobus, ubriaco marcio, costringendo i passeggeri ad acquistare dosi di sostanze. Evidentemente però non è questo il caso.

Secondo una ricerca pubblicata sul sito di FederSerd, ovvero la federazione italiana degli operatori che lavorano nel mondo delle dipendenze patologiche, la percentuale di abuso di sostanze tra i migranti è minore rispetto ai nativi, ma sono più alte le occasioni di marginalizzazione. Tradotto per chi ha difficoltà con l’italiano: se sei a casa tua e diventi tossico, la rete sociale non ti esclude subito, ma ti offre occasioni. Se invece sei migrante, straniero, è più facile essere marginalizzato dalla propria comunità di appartenenza:

Se è vero che gli immigrati presentano livelli più bassi nell’abuso di alcol e sostanze, è altrettanto vero che, all’interno di questa sotto-popolazione, chi è dedito al consumo delle medesime sostanze risulta esposto a maggiori rischi di abuso e di comorbilità relative alla salute mentale.  Ciò sarebbe connesso alle specificità culturali dei migranti, che spesso stigmatizzano pesantemente l’uso di sostanze, al punto da indurre la marginalizzazione sociale degli abusatori, con conseguente scarso  accesso al trattamento.  Interessanti in proposito le evidenze emerse dal lavoro di un gruppo di ricercatori italiani (Pavarin et al., 2016) che, con l’obiettivo di descrivere la relazione tra status migratorio, uso di sostanze psicoattive legali e illegali e disordini psicologici percepiti in un campione di minori, hanno condotto interviste tra studenti (13-16 anni) reclutati nelle scuole medie inferiori e superiori. (fonte)

Per quanto riguarda invece il binomio extracomunitario=spacciatore, o comunque criminale, le statistiche mettono in evidenza che le percentuali sono pressoché identiche tra italiani e stranieri regolarmente presenti, ma tendono ad aumentare tra chi non è regolare (leggi qui). Il motivo è presto detto:

Come riporta Idos, il ministero dell’interno nel 2017 ha stimato che il 67,5% dei casi coinvolgono persone presenti irregolarmente sul territorio italiano – più di due su tre. In merito a questo dato è importante sottolineare che le persone irregolari sono molto più esposte alla criminalità, perché vivendo nell’illegalità sono impossibilitate a trovare un impiego regolare o ad accedere a misure di assistenza – una serie di fattori che fanno sì che la delittuosità sia più diffusa.

Questo significa che più una persona è costretta ai margini più rischia di essere reclutata dalla delinquenza.

Le statistiche dicono che è gente pericolosa

Mordendo il freno dell’ironia, ci limitiamo a citare una ricerca pubblicata sul sito carabinieri.it (e quindi non dell’Internazionale comunista), che riporta:

Davanti al fenomeno migratorio la società civile appare consapevole di trovarsi di fronte ad una trasformazione sociale inevitabile.
Le adesioni a giudizi totalmente negativi o positivi, con una forte polarizzazione delle opinioni si riscontra ragionevolmente laddove vi sia una esperienza ancora limitata del fenomeno, mentre la presenza protratta nel tempo di un numero importante di stranieri induce tendenzialmente una valutazione più pragmatica.
La difficile convivenza con l’immigrazione clandestina ha influenzato anche il giudizio sulla politica ufficiale nei confronti dell’immigrazione, talvolta incapace di risposte rapide, in termini di programmazione dei flussi e lotta alla clandestinità, a fronte dell’escalation dei problemi, per es. in relazione ai movimenti di rivolta connessi alla cd. primavera araba.
L’aumento della criminalità viene percepito in modo netto dalla società civile e posto in diretta relazione ai fenomeni migratori, generando una forte domanda di sicurezza.

Quindi è evidente che chi teme l’immigrazione come fonte di insicurezza è colui il quale non ne ha mai direttamente fatto l’esperienza, e che magari abbocca alla ricostruzione strumentale fatta da alcuni media per motivi politici.

La statistiche delle carceri italiane dicono che sono piene di immigrati

Finalmente un’affermazione che corrisponde alla realtà: le carceri sono piene di migranti perché in Italia essere straniero è di per sé reato. In Italia il 35% della popolazione carceraria è di origine straniera e se pensiamo che i migranti sul territorio nazionale sono quasi il 10% della popolazione, possiamo affermare che sono tanti. Ma la questione è meglio sviscerata da chi da anni studia il fenomeno:

La percentuale italiana della componente reclusa immigrata è superiore alla media europea di oltre 11 punti percentuali essendo pari al 32% (dato 2015). Circa 4 punti percentuale in più rispetto alla Germania, che per l’appunto ha uno dei tassi di affollamento più bassi nell’area della Unione Europea ben inferiore ai 100 detenuti per 100 posti letto.

In Italia gli stranieri regolarmente soggiornanti sono circa l’8% della popolazione. I detenuti il 32% della popolazione reclusa. I soggiornanti regolari, secondo stime a campione effettuate su singoli istituti, sono una quota inferiore al 10% del totale dei detenuti stranieri, ovvero circa il 3% del totale della popolazione detenuta nel nostro Paese. Una percentuale dunque più bassa rispetto agli italiani che vanno a finire in carcere.

Lo stesso autore poi specifica meglio la questione della detenzione preventiva, ovvero la presenza in carcere in attesa di giudizio definitivo. Per i migranti sono uno su tre, a differenza degli italiani, che sono uno su quattro. Se sei straniero è più probabile che rimani in carcere prima della pronuncia di primo grado.

In Italia la percentuale dei detenuti stranieri in custodia cautelare è più o meno in linea con il dato europeo. Ma l’Italia è anche il Paese dove in generale il peso della custodia cautelare è tradizionalmente ben più alto rispetto alla media europea, essendo oggi di circa il 31,3% ma solo pochi anni fa raggiungeva quasi il 50%.

Gli immigrati subiscono maggiormente i provvedimenti cautelari detentivi rispetto ai cosiddetti detenuti nazionali. La sovra-rappresentazione degli immigrati fra coloro che sono dentro in attesa della condanna è in più il segno di un sistema giudiziario discriminante su base etnica. Nei confronti di un immigrato irregolare è certamente più difficile trovare soluzioni cautelari diverse dalla carcerazione. I giudici di sovente motivano i provvedimenti di carcerazione sostenendo la tesi che gli immigrati privi di permesso di soggiorno non hanno un domicilio stabile ove poter andare agli arresti domiciliari. In realtà molto spesso gli irregolari una casa o una stanza dove vivere ce l’hanno ma non possono essere indicate quale domicilio regolare essendo loro stessi in una generale condizione di irregolarità.

Ci sono cittadinanze facili: l’indicazione ministeriale è concedere a tutti la cittadinanza

Chi conosce appena appena il mondo dell’immigrazione potrebbe rotolarsi a terra dalle risate, leggendo questa affermazione. Certo, forse l’autore confonde “cittadinanza”, quindi l’acquisizione anche del diritto di voto, con “presenza” e quindi siamo di fronte ad un problema di analfabetismo, più che di ricerca di consenso, ma dando per buono che si riferisca alla questione della cittadinanza, spieghiamo qui brevemente quali sono i requisiti di partenza:

La cittadinanza italiana si può richiedere quando si è residenti in Italia per almeno 10 anni consecutivi, senza cancellazioni anagrafiche, o 4 anni se si è cittadini comunitari, o per il differente periodo previsto all’art. 9, legge n. 91 del 5 febbraio 1992, oppure se si è coniugi di cittadini italiani: in tal caso occorrono 2 anni di residenza dopo il matrimonio, oppure 3 anni dal matrimonio se il richiedente risiede all’estero: termini dimezzati in presenza di figli. Anche i discendenti di avi italiani possono richiedere la cittadinanza italiana, in via amministrativa o giudiziale a seconda dei casi, dimostrando la discendenza continua e ininterrotta da un avo nato in Italia e mai naturalizzato straniero.

Quindi innanzitutto occorre essere residente in maniera regolare da almeno dieci anni, in Italia, se non si è sposati con un nativo. Se poi con “cittadinanza” si intende “permesso di soggiorno”, allora la cosa cambia (qui c’è una spiegazione del complicato iter).

Conclusione

Il post imbarazzante conteneva una serie di falsità innanzitutto linguistiche, confondendo con leggerezza termini e nomi. Effettivamente tra gli stranieri irregolari, secondo le statistiche, sembra ci sia una maggiore propensione a delinquere, ma la spiegazione, condivisa in tutti i luoghi e in tutti i laghi è la condizione di partenza: più si vive ai margini, più è facile inciampare. Chi non ha permesso di soggiorno non può avere un contratto di lavoro regolare e quindi affittare una casa. Sembra quindi che la stretta nei confronti dei migranti, chiesta anche dall’autore del post, vada proprio nella direzione opposta: se si vuole incrementare la sicurezza e la sua percezione occorre favorire la regolarizzazione degli stranieri, in modo da allontanarli da situazioni, luoghi e persone contigui alla criminalità. Ovviamente la presenza di clandestini è una comoda scusa per coloro che basano sulla paura la propria campagna elettorale, perché è scientificamente dimostrato il contrario. Se poi il problema è la presunta competizione tra italiani e stranieri per i diritti o l’accesso ai servizi, è bene sottolineare come il problema delle liste d’attesa in sanità, della mancanza di lavoro, di accesso alla casa, non dipende dagli stranieri, ma dalle politiche che negli ultimi anni hanno tagliato un po’ alla volta tutto il sistema di welfare pubblico. Il problema, quindi, potrebbe essere più legato alle condizioni di marginalità e povertà che di provenienza geografica, considerando che non abbiamo notizia che il solerte politico locale si sia mai opposto all’acquisto delle nostre belle masserie da parte di magnati stranieri.

Il problema del post, però, riguarda l’imbarazzo che ha creato a Palazzo Ducale, governato dal centrosinistra. Ci chiediamo quanto la ragion di stato giustifichi la convivenza con chi esprime posizioni così profondamente diverse. Ma è una domanda che sappiamo rimarrà senza risposta.

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