Bepi Povia, originario di Martina Franca, ha ricevuto l’“Iron A’ Design Award 2025” per il restauro della Masseria AuraTerrae a Polignano a Mare. Il riconoscimento, parte di una competizione internazionale focalizzata su progetti innovativi e sostenibili, ha premiato l’intervento conservativo che ha ridato valore alla struttura, mantenendone l’identità storica e limitando l’impatto ambientale.
Designer dell’ospitalità, paesaggista e viticoltore, Povia è attivo in Italia e all’estero nel recupero di edifici rurali e giardini storici. Il progetto ha previsto l’impiego di materiali del territorio e tecniche edilizie tradizionali, affiancati da soluzioni moderne come il riuso delle acque piovane, l’uso di fonti rinnovabili e la gestione dei rifiuti organici.
“Quando si parla di progetti per l’ospitalità di lusso, la sfida odierna è proprio quella di offrire un’esperienza immersiva, trasformando gli spazi in luoghi che raccontano una storia e coinvolgono i sensi. Ed è quello che ho cercato di trasferire in “AuraTerrae”, con l’opportunità di vivere appieno la cultura pugliese attraverso il design e l’ambiente che li accoglie, in modo autentico e coinvolgente”, ha raccontato Povia.
Parallelamente al design, porta avanti anche un’attività agricola nella Masseria Croce Piccola, tra le vigne di Martina Franca, coltivate in biologico.
“Tra le mie più grandi passioni, c’è l’agricoltura e, in particolare, la viticoltura, dove il design è indissolubilmente presente. In questo contesto, infatti, prendono forma i progetti di recupero di antichi trulli e masserie, perché sono luoghi nati e costruiti per esserne il supporto. Queste architetture semplici e funzionali si trasformano in luoghi di esperienza per il viaggiatore, spazi autentici, testimonianza del passato agricolo e del contesto storico. L’agricoltura non può prescindere dalla mano dell’uomo e dai suoi progetti; ecco perché il rapporto tra agricoltura e design è intimo, inestinguibile, anche se, a prima vista, non facile da cogliere”, ha aggiunto.
“I nostri vitigni – ha spiegato il paesaggista – sono quelli tipici della Valle d’Itria, come il Susumaniello, il Maresco e il Minutolo, in etichetta con il nome di “Mareminu”. Ogni anno celebriamo il rito della vendemmia, fatta rigorosamente a mano, con lo spirito dei nostri padri che ci hanno tramandato conoscenza e passione. Coltiviamo la terra rispettando il paesaggio, la biodiversità e l’uomo. Da questo connubio deriva un vino indigeno, sano ed organico”, ha concluso il designer di Martina Franca.

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