Puglia, in cinque anni via 153mila lavoratori: il grande esodo che cambierà il mondo del lavoro

Entro il 2029 la Puglia dovrà sostituire 153.500 lavoratori che lasceranno definitivamente l’occupazione, in gran parte per raggiunti limiti di età. Il dato emerge da un’elaborazione dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, che stima in oltre 3 milioni gli addetti che in tutta Italia abbandoneranno uffici, fabbriche e cantieri nei prossimi cinque anni.

Il quadro nazionale e l’impatto al Sud

A livello nazionale, circa il 12,5% della forza lavoro si appresta a uscire dal mercato: 1,6 milioni di dipendenti privati, 768mila lavoratori pubblici e 665mila autonomi. Le regioni del Nord come Lombardia, Lazio e Veneto guidano la classifica per numero assoluto di sostituzioni, ma anche il Mezzogiorno sarà fortemente interessato.
Nel Sud e nelle Isole saranno quasi 800mila i posti di lavoro da rimpiazzare, e la Puglia da sola ne rappresenterà un quinto.

La situazione pugliese

Secondo i dati, in Puglia i dipendenti privati da sostituire saranno circa 73mila, pari al 47,6% del totale regionale. Una percentuale inferiore a quella di regioni come Veneto ed Emilia Romagna, ma comunque significativa in un territorio già segnato da:

  • alta disoccupazione giovanile,
  • difficoltà di incrocio tra domanda e offerta di lavoro,
  • carenza di competenze specialistiche in settori strategici.

In altre parole, mentre i lavoratori esperti vanno in pensione, le imprese pugliesi rischiano di non trovare sul territorio nuove leve adeguatamente formate per rimpiazzarli.

In tutta Italia oltre 7 rimpiazzi su 10 riguarderanno i servizi, e la Puglia non farà eccezione. Particolarmente coinvolti saranno:

  • commercio,
  • sanità pubblica e privata,
  • Pubblica Amministrazione.
    A questi si aggiunge il settore delle costruzioni, fondamentale anche nella nostra regione, dove si stima una consistente domanda di manodopera.

La CGIA sottolinea che in Italia l’indice di anzianità dei dipendenti privati ha raggiunto quota 65,2: significa che ogni 100 lavoratori under 35 ce ne sono 65 con più di 55 anni. In Puglia, come in altre regioni del Sud, il fenomeno è aggravato da un’emigrazione costante di giovani verso il Nord Italia e l’estero.
Il rischio, per le imprese pugliesi, è di doversi contendere le risorse migliori con salari più alti o di trovarsi senza ricambio, con ricadute sulla produttività e sulla tenuta del sistema economico locale.

Per la Puglia si tratta di una vera e propria emergenza demografica e occupazionale: nei prossimi cinque anni sarà cruciale investire in formazione, orientamento e politiche attive del lavoro. Senza un’azione mirata, l’esodo dei senior rischia di lasciare un vuoto difficile da colmare, soprattutto in un territorio che già fatica a trattenere i propri giovani talenti.

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