Nell’inchiesta sulle firme false per le liste elettorali di Massafra finiscono al centro due nomi di spicco della politica pugliese: Giacomo Conserva (Lega) e Renato Perrini (Fratelli d’Italia), accusati di aver autenticato sottoscrizioni mai apposte dai cittadini. Con loro indagato anche il consigliere provinciale Angelo Laterza (FI), tre avvocati e 14 cittadini “pluri-firmatari”. Tra i casi emersi, firme duplicate, sottoscrizioni fatte all’insaputa dei cittadini e persino quella di un non vedente. Ora gli indagati hanno 20 giorni per difendersi, prima che la procura di Taranto decida sul rinvio a giudizio.
Secondo quanto riporta la Gazzetta del Mezzogiorno di oggi, “avrebbero autenticato quelle firme dichiarando di averle acquisite in presenza, ma per i diretti interessati in realtà non è mai successo”.
Commenta così Giacomo Conserva: “Prendo atto, con amarezza ma senza sorpresa, dell’ennesimo tentativo di screditarmi proprio alla vigilia della campagna elettorale. Dopo appena 5 mesi di indagini e oltre cinquanta persone ascoltate, improvvisamente esplode la notizia: una coincidenza che non inganna nessuno e che rivela la vera natura di questa operazione. Mi si contesta di aver attestato falsamente sei firme su 250 firme autenticate. È bene chiarire che, se davvero vi è stato un errore, esso è consistito in una mera leggerezza: la negligenza nel non aver verificato con la dovuta attenzione la corrispondenza tra firma e documento. Una leggerezza verificatasi nel caos di quella giornata, con decine di persone che firmavano e io chiamato ad autenticare tutte le sottoscrizioni. Parliamo dunque di una colpa materiale, non certo di dolo.
L’art. 90 del D.P.R. 570/1960 punisce infatti il falso ideologico doloso, che richiede la coscienza e la volontà di attestare il falso. Elementi che nel mio caso non sono mai esistiti. Chi mi conosce, sia come avvocato che come uomo politico, sa bene che non avrei mai potuto autenticare consapevolmente firme false. Quello che più mi amareggia è che questa vicenda sia stata resa pubblica proprio adesso. I fatti risalgono ad aprile e, in appena cinque mesi di indagini, nonostante la pausa estiva, sono state ascoltate oltre cinquanta persone ed è già arrivato l’avviso di conclusione delle indagini. Eppure la notizia scoppia oggi, alla vigilia delle elezioni. Una tempistica che non può essere casuale.
Ribadisco la mia piena fiducia nella magistratura, certo che emergerà con chiarezza la mia totale estraneità a qualsiasi condotta dolosa.
Il mio impegno politico e istituzionale non si ferma e non si fermerà. Andrò avanti a testa alta e a mani pulite, con la coscienza tranquilla e la forza della verità.
Chi pensa di fermarmi con attacchi costruiti ad arte resterà deluso: saranno i cittadini pugliesi, e non i processi mediatici, a decidere chi merita la loro fiducia.
Io vado avanti, più determinato di prima”.
Renato Perrini, invece, commenta: “Sono parte offesa, chiarirò”.

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