Nel 2024 le famiglie pugliesi hanno speso in media 1.999 euro al mese, un valore sostanzialmente invariato rispetto al 2023 (2.060 euro) e tra i più bassi d’Italia. Lo rivela il più recente rapporto Istat sulle spese per consumi delle famiglie, che mostra come la Puglia resti stabilmente tra le regioni con minore capacità di spesa insieme a Calabria e Basilicata.
Negli ultimi cinque anni la crescita dei consumi è stata molto più lenta rispetto al resto del Paese: tra il 2019 e il 2024 la spesa media pugliese è aumentata di appena il 2%, contro un +7,6% nazionale, a fronte di un’inflazione del 18,5%. In termini reali, le famiglie pugliesi oggi spendono meno di quanto potevano permettersi prima del Covid.
A livello di composizione, i dati Istat mostrano che:
- quasi un quarto della spesa (22,7%) è destinato a prodotti alimentari e bevande analcoliche (455 euro al mese);
- oltre il 36% va a spese per abitazione, acqua, elettricità e gas (735 euro);
- appena il 3,9% riguarda i servizi di ristorazione e alloggio, segno di una ridotta propensione alla spesa non essenziale;
- le spese per trasporti (181 euro) e salute (87 euro) restano stabili ma contenute rispetto alla media nazionale.
In provincia di Taranto, dove la struttura dei redditi è più fragile e l’incidenza del caro-energia più forte, la situazione è analoga: la spesa è concentrata su alimentari, bollette e carburanti, mentre la quota per cultura, sport e tempo libero rimane minima.
Nel confronto con le regioni del Nord, il divario resta netto: una famiglia pugliese spende in media 1.000 euro in meno rispetto a una lombarda e 1.500 euro in meno rispetto a una del Trentino-Alto Adige.
Nonostante una lieve ripresa post-pandemia, il potere d’acquisto in Puglia non ha ancora recuperato i livelli pre-2019. La stagnazione dei redditi e l’aumento dei prezzi dei beni essenziali hanno costretto molte famiglie a limitare la qualità o la quantità dei consumi alimentari, come dichiara circa un terzo dei nuclei familiari meridionali.

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