“Caro Mercato, ti scrivo così mi sfogo un po’”.

Riceviamo e pubblichiamo una toccante – e ironica – lettera di un cittadino martinese, che abita nel quartiere Sant’Eligio, al Mercato Settimanale.

Perdonami sin da adesso se ti do del tu, anche se so che avresti preferito, quantomeno, il Lei; in alcuni casi, il Voi.

Caro Mercato, sono ormai cinque anni che ci conosciamo di persona, da quando mi sono trasferito nel quartiere Sant’Eligio. Non ti ho sopportato fin da subito e, come dice Furio a Magda, “la cosa è reciproca”.

Mi costringi, il martedì sera, a cercare parcheggio lontano da casa: che tiri un leggero scirocco estivo o infuri una tremenda tramontana invernale, con la pioggia o, talvolta, perfino con la neve.

Mi svegli alle sei del mattino, a volte anche prima, con il montaggio delle bancarelle, tra strilli e risate fragorose. Mi paralizzi in casa. E poi, quando da cartello tutto dovrebbe finire alle 15 in punto, mi ritrovo con qualche bancarella ancora da smontare e con i ragazzi delle pulizie che iniziano il loro — sporco — lavoro: non certo agevolati da te, visto che i tuoi rifiuti invadono strade e marciapiedi della città.

Non hai mai ascoltato le mie lamentele, e io ho cavalcato l’onda, diventando un meme in carne ed ossa e pochissimi capelli. La gente ormai mi ferma per strada: “Il tuo ultimo post sul mercato mi ha fatto morire dal ridere, sappi che io sono con te”. Oppure: “Giovanni, anch’io vivo il tuo disagio e sono disperato”.

Insomma, carissimo Mercato, ci vediamo 52 volte l’anno. Non conto fiere e mercati straordinari: quelli, in qualche modo, fanno folklore; sono ormai storia. Ma tu la tua storia l’hai fatta, ed è giunto il momento di spostarti dove è giusto che tu stia: fuori dal centro abitato, in un luogo che non paralizzi il paese; in un luogo raccolto; in un luogo dove tu possa montare le tue bancarelle mentre i tuoi adepti urlano, cantano, mettono musica dalle casse Bluetooth (sono certo che paghi regolarmente la SIAE, così da rimpinguare le casse di Tony Colombo).

Quindi: lunga vita a te, Mercato del mercoledì; che tu possa trovare la tua strada altrove. Al Tursi, magari, dato che il Martina quest’anno, il mercoledì, non gioca, non essendosi — purtroppo — qualificato alla Champions.

Ora devo andare, le mie sveglie mi ricordano che è martedì, inizio la mia lotta con gli altri abitanti del quartiere per trovare parcheggio. 

P.S. Ti chiedo scusa se ogni tanto, mio caro Mercato, ho sostituito la tua c con una d, ma l’ho fatto solo per litigare (Cit.).

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